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I danni da farmaci
Corriere della Sera, Lombardia
22/05/2007
Quattro segnalazioni al giorno solo in Lombardia di guai da farmaci. E sarebbero di più se li si
segnalasse tutti.
Negli Stati Uniti ogni anno arrivano a qualche pronto soccorso 700.000 persone per problemi di
farmaci. Sono soprattutto anziani, e non è per farmaci nuovi, molti sono in commercio da 20
anni.
Warfarina per esempio, un anticoagulante, e poi l'insulina, e i farmaci che si utilizzano per il
ritmo del cuore. Ma anche antibiotici e persino l'aspirina. Senza warfarina chi ha avuto una
trombosi o ha sostituito una valvola del cuore rischia l'embolia. Senza insulina tanti ammalati di
diabete, morirebbero.
L'aspirina ha salvato dall'infarto del cuore, milioni di ammalati in tutto il mondo.
Resta il fatto che i farmaci, anche quelli più necessari, possono avere effetti negativi.
Bisogna vedere se il gioco vale la candela.
La vaccinazione per il morbillo va fatta anche se qualche bambino, su milioni che vengono
vaccinati, ha guai anche gravi. Cosa fare? Una nota di Nature di questi giorni affronta il problema
degli effetti negativi di farmaci che non è un problema di Milano o dell'Italia, ma è un problema
del mondo.
Dicono che si dovrebbero mettere insieme medici, farmacisti e infermieri in un grande sforzo
globale cui dovrebbero far parte le agenzie che registrano i farmaci e l'Organizzazione Mondiale
della Sanità.
Costerà moltissimo, si capisce ma costa molto di più curare i danni da farmaci (da 40 a 50
miliardi di dollari all'anno, al mondo) e un'industria sola può perdere fino a 1 miliardo di
dollari quando succede di dover togliere un farmaco dal commercio perché fa male.
Si deve fare e si farà, ma non sarà domani.
C'è qualcosa però che ciascuno di noi può fare subito:
1. prendere i farmaci solo se servono davvero e quando i vantaggi che uno si aspetta
giustificano i rischi
2. non prendere più farmaci insieme salvo che siano prescritti dal medico
3. non prendere un farmaco perché ha fatto bene a qualcun altro.
Per i danni da farmaci la responsabilità è di tanti.
L'industria che qualche volta mette in commercio farmaci che non sono stati abbastanza studiati.
I medici che qualche volta prescrivono farmaci invece che impiegare un po' più di tempo a parlare
con gli ammalati.
I farmacisti, capita che anche loro non sempre consiglino l'ammalato per il meglio. Ma un
po' di responsabilità ce l'hanno anche gli ammalati per lo meno quelli che vorrebbero sempre un
farmaco, per qualunque disturbo, meglio se quello più nuovo, e l'ultimo esame, l'ultimo ritrovato,
e perché no?… l'immortalità.
Giuseppe Remuzzi
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