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Se i medici non parlano la lingua dei ragazzi
Corriere della Sera, Lombardia
Inchiesta adolescenti - 15/05/2007
I problemi dei ragazzi in gran parte si possono risolvere, ma bisogna conoscerli bene e ci vuole
qualcuno che se ne occupi, servizi di salute e consultori – per esempio – a cui i ragazzi possono
rivolgersi senza troppe difficoltà.
Ma fra i servizi di salute e i giovani c'è un muro.
Perché? Da cosa dipende?
L'Organizzazione Mondiale della Sanità in un documento del 2002 parte dal presupposto che un
po' dipenda da chi fa i piani sanitari (nei vari paesi del mondo) e un po' anche dai giovani.
Chi governa la sanità, in genere, vede i giovani come gente sana. Così si pensa che non ci sia
niente di speciale da fare per loro. I ragazzi considerano i servizi di salute non adatti a loro e,
in generale, li evitano. Se si rivolgono ad un centro di consulenza o di cura è perché sono
disperati.
E cosa vogliono i giovani? L'hanno detto in diverse occasioni. Servizi che li accolgano, dove si
va senza dover chiedere il permesso ai genitori e si trova in fretta qualcuno che si occupi di
te.
Vogliono discrezione, rispetto e non essere giudicati. Certo, chi fa le leggi non è detto che
debba fare quello che vogliono i ragazzi.
L'importante è dare buoni servizi e che funzionino e che non costino troppo. Ma se non si
conoscono le esigenze dei ragazzi e non ci si avvicina a quello di cui hanno bisogno, loro là non
ci andranno.
Bisogna prendere atto che per i giovani accedere ai servizi che ci sono adesso, è difficile. Chi
ne ha più bisogno di fatto non ci va (costi troppo alti, per esempio, e tante volte questi servizi
sono lontani da dove i ragazzi vivono), tanti semplicemente non sanno. E non c'è abbastanza
riservatezza (pensiamo a una ragazza di 15 anni che si rivolge a una struttura - di quelle che ci
sono - perché si accorge di essere gravida, e deve aspettare nella sala di un Ospedale o di un
consultorio con l'idea che qualcuno la possa riconoscere).
Ma c'è di più, assistenti sociali, infermieri, medici hanno difficoltà a parlare con i ragazzi,
qualcuno proprio non è capace. Servono servizi che gli esperti del Lancet definiscono “
youth-friendly”, fatti per loro, per i ragazzi, in certe parti del mondo ce ne sono nelle farmacie
e persino nei supermercati.
Come funzionano? Gli esperti del Lancet hanno preso in esame tutto quello che c'è. Molti, più
che studi, sono serie di osservazioni, senza gruppi di controllo, quasi nessuno è fatto abbastanza
bene da poter trarre delle conclusioni.
Per la verità, qualche esperienza ben fatta c'è: in particolare due, una in Inghilterra ed
una in Bolivia. Quest'ultima è basata sulle farmacie. Si insegna ai farmacisti a parlare con i
ragazzi e a mettergli a disposizione farmaci quando ce n'è bisogno e mezzi di contraccezione.
Uno studio del 2005 pubblicato sul giornale dell'associazione dei medici americani, fa vedere
come interventi mirati e fatti apposta per i ragazzi riescono a ridurre i casi di depressione.
Un altro studio un po' meno recente, ma fatto bene, dimostra che alcune di queste iniziative
riducono la possibilità che i ragazzi contraggano malattie, di quelle che si trasmettono col sesso.
E c'è la questione dei costi. Vale la pena di farli questi interventi? O costano troppo
rispetto al ritorno che ci si può aspettare? Gli studi che affrontano questo tema sono pochissimi,
ma qualcuno c'è. Quel poco che si sa suggerisce che vale la pena di fare questo sforzo anche sul
piano del ritorno economico. “I ragazzi di oggi - scrivono gli esperti del Lancet - sono i genitori
di domani, gli insegnanti, i leader della politica”.
Quello che imparano oggi, e in generale imparano in fretta (l'adolescenza è un periodo di grande
curiosità), lo insegneranno ai loro figli.
È nell'adolescenza che i ragazzi cominciano a prendere decisioni. Li si dovrebbe mettere in
condizione di prendere quelle giuste, per loro. E non è solo una questione di servizi di salute
accessibili, efficienti e discreti, bisogna che la società cominci ad avere a cuore i problemi
degli adolescenti e che chi ci governa decida che proteggerli da alcol, droghe, malattie e violenza
è una priorità.
Giuseppe Remuzzi
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