Mario Negri - Istituto di Ricerche Farmacologiche

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PSICHIATRIA: NEUROSCIENZE, CONTESTI DI VITA E METODO SCIENTIFICO

24 Ottobre 2011


Due anime e due filoni fondamentali hanno caratterizzato il contributo dell’Istituto Mario Negri alla ricerca in ambito psichiatrico. Da un parte, a partire dalla metà degli anni ’50, con lo sviluppo e l’impiego degli psicofarmaci, si è imposta ed è cresciuta la psichiatria biologica, coinvolgendo diversi ambiti di ricerca, dalla biochimica, alla neurofisiologia, alla genetica, e, negli ultimi lustri, alle tecniche di imaging. Dall’altra, le trasformazioni dei luoghi dell’assistenza e la nascita della psichiatria di comunità hanno posto nuove domande alla ricerca, sollevando ad esempio interrogativi sull’utilità e sull’uso dei farmaci. L’epidemiologia ha rivelato l’arretratezza della psichiatria, in confronto a molti ambiti della medicina, nella produzione di evidenze sulla validità degli strumenti diagnostici, sull’efficacia e sulla sicurezza dei trattamenti, e ha messo in luce l’importanza di osservare e studiare su più forte base empirica il decorso e l’esito delle malattie nella popolazione, nonché il sistema dei servizi di salute mentale in quanto declinazione reale della psichiatria.
Nell’evoluzione e nell’allargamento degli orizzonti e degli interessi della ricerca di base e della ricerca epidemiologico-clinica in psichiatria, i due ambiti continuano a soffrire di un relativa difficoltà di comunicazione e integrazione, rispecchiando, d’altra parte, la distanza che si osserva nell’intero mondo della ricerca. A questo ha contribuito, se guardiamo al mondo degli psichiatri, la consapevolezza crescente di un’efficacia solo parziale degli psicofarmaci sui sintomi sia depressivi che psicotici, e la rilevanza degli effetti collaterali che interferiscono gravemente con la qualità della vita delle persone: tutto ciò ha da una parte stimolato la ricerca sugli interventi psicosociali, non solo come integrazione di quelli farmacologici, ma come dotati di una loro specifica autonomia, dall’altra ha contribuito alla sfiducia e al disinteresse da parte di molti clinici per la ricerca farmacologica. Vi è qualcosa di paradossale nell’osservare che alla riduzione di aspettative verso la ricerca non ha corrisposto una riduzione delle prescrizioni: gli psicofarmaci rappresentano uno dei più grandi successi di marketing industriale degli ultimi anni.

Un primo livello del problema translazionale si esprime nel passaggio dalla ricerca sugli animali alla ricerca sull’uomo, a cui la ricerca di base ha cercato di dare risposta soprattutto migliorando la qualità dei modelli animali, mentre un secondo livello si configura nel passaggio dall’efficacia testata nella ricerca clinica a quella testata nella pratica del sistema dei servizi. Il termine translazionale assume così diversi significati, che mettono in evidenza livelli crescenti di complessità della realtà in cui si collocano i quesiti della ricerca e gli interventi sanitari. Tra tali livelli esiste una discontinuità rispetto alla quale la ricerca non è sempre attrezzata. Più in generale, l’uso di modelli esplicativi biologici per comportamenti complessi in relazione all’ambiente e al contesto interpersonale, considerandoli espressione di substrati neurologici, presenta difficoltà intrinseche.
Nel corso dei suoi cinquanta anni di attività, l’Istituto è stato uno dei promotori della ricerca sulle malattie mentali. Alcune domande ricorrono nel tempo e sono ancora in attesa di risposte convincenti e condivise: quali difficoltà e quali prospettive concrete caratterizzano oggi le ricadute nella pratica delle conoscenze acquisite in laboratorio, nella clinica e nel contesto sociale? Quali esperienze hanno aiutato a gettare un ponte? Come rivedere, criticamente, il lavoro svolto nelle singole aree e lo sviluppo di un’integrazione utile ad affrontare la malattia mentale e la disabilità sociale che vi è connessa? Come incoraggiare la ricerca sui farmaci in modo che questa risponda a esigenze di cura ancora senza risposta? Qual è il contributo che gli studi su popolazioni non cliniche possono dare a chi lavora nei servizi?

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Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2012 16.35.24 CEST