Approfondimento
Che cosa si intende per interazioni tra farmaci
Un'interazione tra farmaci si verifica quando la risposta farmacologica o clinica alla
somministrazione contemporanea di due o più farmaci è diversa da quella attesa sulla base degli
effetti noti dei due o più farmaci somministrati singolarmente, o più semplicemente quando gli
effetti di un farmaco vengono modificati dalla presenza di un altro farmaco.
In ogni caso, l'azione di due o più farmaci somministrati contemporaneamente o in tempi
ravvicinati può avvenire in modo indipendente o può portare ad un potenziamento (solo uno dei due
farmaci esercita l'effetto, il secondo lo potenzia), ad un effetto sinergico (i due farmaci
esercitano lo stesso effetto ma con meccanismi diversi e l'effetto finale è superiore alla somma
algebrica delle risposte individuali) o alla diminuzione (effetto antagonista) dell'effetto di uno
o più di essi, o provocare una reazione nuova e inaspettata.
Quale è l'incidenza nella pratica clinica
L'incidenza delle interazioni clinicamente rilevanti è molto difficile da valutare e i pochi
studi disponibili danno risultati spesso contrastanti o difficilmente confrontabili. La maggior
parte fa riferimento più che alle interazioni che hanno provocato un problema clinicamente
rilevante, a quelle "potenziali" ovvero prevedibili a priori, a partire dalle proprietà
farmacologiche dei farmaci implicati, ma che non necessariamente hanno poi determinato un problema
clinico per i pazienti esposti ai farmaci in questione.
Perché un’interazione tra farmaci si verifichi, oltre alla contemporanea somministrazione di
due farmaci entrano in gioco altri fattori legati:
- ai singoli farmaci: dosi impiegate, modalità di somministrazione, proprietà
farmacocinetiche e farmacodinamiche, intervallo con cui i diversi farmaci vengono somministrati,
durata della terapia,
- alle caratteristiche del paziente: età, stato di salute, presenza di polipatologie,
assunzione di altre terapie non note o non segnalate dal malato al medico (per esempio assunzione
di farmaci da banco, prodotti a base di erbe, etc.), compliance, predisposizione individuale,
- al setting in cui i farmaci sono prescritti (ambulatori, ospedali, case di riposo),
- alla capacità del medico di riconoscere e diagnosticare una interazione tra farmaci.
I dati disponibili riportano stime di incidenza che variano tra il 4 e il 5% dei pazienti
ospedalizzati, anche se la maggior parte di queste interazioni sono “potenziali”. In un articolo di
revisione di Jankel e Fitterman del 1993 l'incidenza di ricoveri in ospedale in seguito ad
interazioni tra farmaci era compresa tra lo 0 e il 2.8%. In un altro studio,
Linnarsson (1993) valutando l'incidenza delle interazioni tra farmaci nel contesto della
medicina di base, su un totale di circa 55.000 prescrizioni farmacologiche, aveva identificato
1.074 casi di potenziali interazioni tra farmaci, pari al 2% di tutte le prescrizioni, ad una
incidenza del 12% tra tutti i pazienti a rischio (ovvero coloro che assumevano almeno 2 o più
farmaci) e al 22% dei soggetti di 65 o più anni.
Quali sono gli effetti delle interazioni tra farmaci
Gli effetti di una interazione tra farmaci possono comportare da un lato la perdita di
efficacia di uno dei due farmaci oppure la comparsa di effetti collaterali in alcuni casi anche
gravi.
Entrambi gli effetti possono avere conseguenze dirette sulla salute del paziente o perché può
venire meno l'effetto terapeutico di un farmaco su una patologia (si pensi per esempio al rischio a
cui si espone un cardiopatico o un iperteso se in seguito ad una interazione vengono meno gli
effetti della digitale o dell'antipertensivo, oppure alla mancata risposta terapeutica ad alcuni
antibiotici la cui azione viene inibita o ridotta dall'interazione per esempio con un antiacido, o
con il ferro), o perché venendo potenziato l'effetto di un farmaco aumenta il rischio di effetti
collaterali (si pensi al rischio di emorragie provocato dalla contemporanea assunzione di un
anitcoagulante orale e di un anti-infiammatorio non steroideo per il trattamento di una sindrome
artrosica, oppure al rischio di gravi aritmie cardiache in seguito all'assunzione di un
antistaminico - astemizolo, terfenadina - contemporaneamente all'assunzione di un calcioantagonista
o un antimicotico).
Quali sono i meccanismi alla base delle interazioni
Per comprendere i meccanismi che sono responsabili delle interazioni tra farmaci è
fondamentale avere ben chiaro che un farmaco, una volta che viene introdotto nel nostro organismo
deve passare attraverso una serie di tappe obbligate prima di raggiungere gli organi bersaglio e i
rispettivi siti d'azione (vedi figure allegate).
In particolare, un farmaco somministrato per bocca, deve essere assorbito a livello
gastroenterico, passa quindi nel sangue e attraverso il sistema dei vasi portali arriva al fegato.
Quest'organo funziona come una grossa centrale chimica che, attraverso diversi sistemi enzimatici
(i citocromi) provoca una serie di trasformazioni, che possono portare alla produzione di nuove
molecole (i cosiddetti metaboliti). Il farmaco così modificato viene liberato nella circolazione
sistemica e può raggiungere gli organi bersaglio. Una certa quota di farmaco infine viene eliminata
dall'organismo o per via renale o per altre vie (biliare, fecale). Tutti questi passaggi possono
essere sede di interazioni tra farmaci, più o meno gravi sul piano clinico.
Alcuni esempi serviranno a rendere più chiari questi concetti:
- per quanto riguarda le interazioni a livello dell'assorbimento dei farmaci gli antiacidi
possono ridurre l'assorbimento intestinale delle tetracicline, di altri antibiotici e dei
bifosfonati (farmaci utilizzati per il trattamento dell’osteoporosi).
- Molte delle interazioni sono sostenute dall'effetto di un farmaco sull'attività degli
enzimi che a livello epatico sono responsabili del metabolismo dei farmaci. I meccanismi più
conosciuti sono quelli di induzione (aumento dell'attività) e di inibizione (riduzione dell’a
ttività) di questi sistemi enzimatici. Un aumento dell'attività enzimatica indotto da farmaci come
alcuni antiepilettici, ipnotico-sedativi, antidiabetici orali può portare ad una riduzione degli
effetti di farmaci come gli anticoagulanti orali, alcuni antidepressivi, i calcioantagonisti, i
contracccetivi orali e i corticosteroidi. Una riduzione dell'attività degli enzimi epatici da parte
di farmaci quali, l'amiodarone (un antiaritmico), alcuni antimicotici (fluconazolo, miconazolo,
ketoconazolo), alcuni antibiotici (eritromicina, claritromicina, ciprofloxacina) e la cimetidina
(un noto antiulcera), può comportare un aumento dell'effetto di farmaci quali gli antidepressivi
triciclici, la carbamazepina (un antiepilettico), della terfenadina, di alcune benzodiazepine
(lorazepam, alprazolam, midazolam, triazolam) con un aumento del rischio degli effetti avversi di
questi farmaci.
- Un altro meccanismo responsabile di interazioni tra farmaci riguarda i meccanismi di
eliminazione soprattutto per via renale dei farmaci. Anche in questo caso un aumento o una
riduzione dell'escrezione di un certo farmaco può determinare una minore o maggiore disponibilità
di farmaco in circolo e quindi dei suoi effetti; è il caso per esempio dell'interazione tra alcuni
diuretici e il litio o di alcuni antiaritmici (chinidina, verapamil e amiodarone) e la digitale.
- Infine molte interazioni possono avvenire a livello dei siti d’azione specifici dei farmaci
con un meccanismo di sinergia, che porta al potenziamento dell’effetto di uno dei due farmaci (per
esempio l'aumento dell’azione sedativa in seguito a somministrazione di benzodiazepine e
antistaminici), o di antagonismo tra i due farmaci (per esempio alcuni diuretici e gli
ipoglicemizzanti orali), conriduzione/annullamento dell'effetto di uno dei due farmaci.
Studi recenti hanno inoltre permesso di identificare nuovi meccanismi alla base delle
interazioni, come il caso della glicoproteina P e del ruolo della diversità e variabilità genetica
interindividuale. Lo sviluppo di questi studi consentirà di approfondire i meccanismi responsabili
delle interazioni e di definire i soggetti che da un punto di vista genetico sono più a rischio di
interazioni tra farmaci, attraverso la determinazione dei fenotipi dei diversi sistemi enzimatici a
livello epatico.
Quali sono i farmaci più a rischio
Il rischio di interazioni tra farmaci è direttamente proporzionale al numero di farmaci
assunti e le interazioni più frequenti riguardano in particolare i farmaci il cui uso è più comune
(per esempio i farmaci per le malattie cardiovascolari o per i disturbi dell'apparato muscolo
scheletrico come artrosi, artrite, o per disturbi neuro-psichici quali depressione, ansia e
insonnia), o quelli che vengono assunti cronicamente (per esempio i contraccettivi orali, gli
anticoagulanti, alcuni anti-infiammatori e antidolorifici, gli antidepressivi, gli ansiolitici, gli
antipertensivi e i farmaci che riducono il colesterolo).
Il rischio di interazioni aumenta inoltre quando vengono utilizzati farmaci che agiscono
sullo stesso sito d'azione o sullo stretto distretto anatomico. In questi casi si può provocare un
potenziamento o una riduzione dell’effetto di uno dei farmaci o lo sviluppo di reazioni
avverse. È il caso per esempio di alcuni ansiolitici il cui effetto sedativo può essere
aumentato dalla contemporanea somministrazione di farmaci antistaminici, o dalla combinazione di
più farmaci attivi sul sistema nervoso centrale (per esempio benzodiazepine, antipsicotici,
antidepressivi).
Infine è utile ricordare i farmaci il cui indice terapeutico (ovvero il rapporto tra effetti
terapeutici ed effetti tossici) è particolarmente piccolo (per esempio la digitale, alcuni
immunosoppressori, alcuni anticoagulanti, alcuni analgesici che agiscono sul sistema nervoso
centrale e la maggior parte dei farmaci antitumorali) e quindi estremamente sensibili ad
interferenze con altri farmaci che ne possono alterare le concentrazioni plasmatiche. Un esempio è
l'aumento degli effetti tossici della digitale, in particolare aritmie cardiache quando
somministrata contemporaneamente ad alcuni diuretici o antiaritmici, e il rischio di emorragie in
seguito a contemporanea somministrazione della warfarina, un anticoagulante orale e alcuni
antibiotici, antimicotici e anti-infiammatori non steroidei.
Quali sono i soggetti più a rischio
I pazienti con patologie croniche (scompenso cardiaco, depressione, psicosi, epatopatie e
nefropatie croniche, osteoartrosi) che necessitano di pluriterapie prolungate nel tempo, i pazienti
con insufficienza epatica o renale e di conseguenza i farmaci utilizzati per il loro trattamento
rappresentano alcune delle categorie più a rischio di interazioni. In questi casi particolare
attenzione deve essere posta anche all'automedicazione poichè farmaci di uso comune come lassativi,
analgesici, antiacidi possono causare interazioni anche gravi con le terapie di base.
Le donne che fanno uso di contraccettivi orali e che possono andare incontro ad interazioni
con altri farmaci (in particolare antibiotici, antimicotici, antivirali, lassativi), con il rischio
di gravidanze non programmate.
Gli anziani in quanto sono generalmente soggetti a polipatologie e quindi a politerapie e
risentono delle modificazioni indotte dall'età sui diversi meccanismi di bio-trasformazione dei
farmaci. L'effetto di alcuni farmaci per l'ipertensione come gli ACE-inibitori, i diuretici, i
beta-bloccanti può essere ridotto dalla contemporanea assunzione di un un anti-infiammatorio non
steroideo per il trattamento del dolore; la situazione si complica ulteriormente se per una aritmia
cardiaca si deve assumere un anticoagulante orale: il rischio di emorragia è aumentato dall'effetto
dell'anti-infiammatorio. In questi casi, è consigliabile il monitoraggio della pressione arteriosa
o dei parametri della coagulazione per poter intervenire modificando e aggiustando il dosaggio dei
farmaci in questione.
Per quanto concerne l'età pediatrica, non vi sono particolari differenze relativamente ai
meccanismi delle interazioni tra farmaci. Il problema va quindi inquadrato nel contesto più
generale dell'uso “razionale” dei farmaci nel bambino, evitando quanto più possibile di ricorrere
in maniera indiscriminata all'uso di farmaci per curare il più delle volte, patologie autolimitanti
o per le quali l’uso dei farmaci non è assolutamente indispensabile (si pensi all'uso eccessivo di
antibiotici, per curare patologie respiratorie di natura virale).
Lo stesso discorso vale per l'uso dei farmaci in gravidanza, il cui ricorso dovrebbe essere
limitato a quelle situazioni in cui la patologia di base rappresenta un grave rischio per la madre
e il nascituro..
Interazioni tra farmaci ed alimenti
La maggior parte si verifica a livello dell'assorbimento gastrointestinale dei farmaci. Il
cibo può avere effetti sia sulla velocità di assorbimento che sulla quantità di farmaco assorbito.
A tutti è noto, ad esempio, che gli anti-infiammatori non steroidei devono essere assunti a stomaco
pieno per diminuire gli effetti irritanti gastrici. Prodotti caseari (latte, formaggi, yogurt) in
quanto ricchi di calcio possono ridurre l'assorbimento di molti antibiotici, per cui è bene
assumere questi farmaci 1 ora prima o 2 ore dopo il consumo di questi alimenti.
Un consiglio è di fare sempre riferimento al foglietto illustrativo dove, quando necessario,
viene segnalato se il farmaco va assunto a stomaco pieno o lontano dai pasti.
Interazioni tra farmaci e succo di pompelmo
Il succo di pompelmo è in grado di aumentare in maniera significativa la biodisponibilità di
alcuni farmaci, attraverso un meccanismo di inibizione dell'attività di alcuni enzimi che a livello
epatico sono responsabili della trasformazione dei farmaci. Il risultato è nella maggior parte dei
casi un aumento della concentrazione di farmaco libero che può quindi comportare un aumento della
tossicità del farmaco con conseguenti effetti collaterali anche gravi. Tra i farmaci che
maggiormente risentono di questo effetto vanno ricordati i calcioantagonisti (amlodipina,
nifedipina, felodipina, nicardipina, nifedipina, nimodipina, nisoldipina, nitrendipina e verapamil)
impiegati per il trattamento dell’ipertensione arteriosa o di altre patologie cardiovascolari,
alcuni ipocolesterolemizzanti orali (atorvastatina, lovastatina, simvastatina), l’astemizolo e la
terfenadina (noti antistaminici), la cisapride (comunemente utilizzata per il trattamento della
dispepsia), la carbamazepina (molto usato per il trattamento dell'epilessia), alcuni tranquillanti
minori (buspirone, diazepam, midazolam, triazolam) utilizzati per il trattamento dei disturbi del
sonno e dell’ansia e alcuni antidepressivi (clomipramina e sertralina).
Il consiglio è quindi, per chi assume farmaci di evitare l'assunzione di succo di pompelmo e
di preferire altri tipi di bevande. Bastano infatti poche dosi di succo di pompelmo, soprattutto se
molto concentrato per sviluppare queste interazioni.
Interazioni tra farmaci e alcool
I soggetti in terapia con farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale (antidepressivi,
barbiturici, antipsicotici, benzodiazepine, antiepilettici, analgesici oppioidi) o con farmaci come
gli antistaminici, il paracetamolo, alcuni antibiotici e antimicotici dovrebbero evitare di
assumere bevande alcooliche. Infatti l'alcool può aumentare, anche a piccole dosi, gli effetti di
depressione sul sistema nervoso centrale prodotti da questi farmaci, con conseguente sedazione,
riduzione della vigilanza e delle capacità attenzionali, riduzione dei riflessi e in alcuni casi
torpore fino al coma.
Interazioni tra farmaci e prodotti a base di erbe
La crescente diffusione di prodotti a base di erbe o di prodotti omeopatici, non può non
suscitare l'interesse per eventuali rischi di interazione tra questi prodotti e i farmaci
tradizionali.
Il caso forse meglio studiato e conosciuto è quello dell'hypericum perforatum (più conosciuto
come “iperico” o “Erba di San Giovanni”) e utilizzato per il trattamento della depressione di grado
lieve o moderato. Da studi recenti è stato dimostrato che l'iperico può interagire con diversi
farmaci alterandone il metabolismo a livello epatico. In particolare sono state descritte
interazioni con alcuni antidepressivi (fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, citalopram, trazodone,
sertrlina e nefazodone), con i triptani (sumatriptan, rizatriptan e zolmitriptan) farmaci impiegati
per il trattamento della cefalea e dell’emicrania provocando un aumento degli effetti
serotoninergici (agitazione, tremori, disturbi cognitivi, ipertensione arteriosa), con la warfarina
(un anticoagulante orale) riducendone l’efficacia, con i contraccettivi orali riducendone l’effetto
e aumentando il rischio di gravidanze non desiderate, con la digossina riducendone gli effetti
cardioprotettivi e con alcuni antivirali utilizzati per il trattamento dell'AIDS.
Il consiglio è quindi di utilizzare molta cautela nell'associare i farmaci convenzionali con
le cosiddette terapie alternative nella convinzione che anche se non efficaci, male non fanno.
Cosa fare per ridurre il rischio di interazioni tra farmaci
Alcuni suggerimenti utili per un uso più sicuro dei farmaci e per prevenire possibile
interazioni sono i seguenti:
- abituarsi a chiedere al medico che prescrive un farmaco quando il farmaco deve essere
assunto, a che dosi, quali sono gli eventuali rischi di interazione con eventuali terapie già in
corso e imparare a consultare attentamente il foglietto illustrativo, anche se può apparire a prima
vista poco comprensibile.
- Essere consapevoli che con più farmaci si utilizzano, maggiore è il rischio di interazioni
e di effetti indesiderati. Quindi un uso razionale ed essenziale dei farmaci può costituire la
prima regola di prevenzione delle interazioni. Per molti disturbi è infatti meglio modificare certe
cattive abitudini alimentari o di vita piuttosto che far ricorso ai farmaci.
- Per quanto riguarda le possibili interazioni con gli alimenti leggere attentamente le
istruzioni di somministrazione sul foglietto illustrativo, in particolare se è necessario assumere
il farmaco lontano dai pasti oppure a stomaco pieno.
- Per i soggetti che in seguito a patologie croniche o polipatologie sono costretti ad
assumere politerapie l’aggiunta di un altro farmaco, anche se “da banco” o prescritto da uno
specialista, può costituire un rischio: è quindi consigliabile far sempre presente al medico o al
farmacista l'elenco dei farmaci che si assumono abitualmente.
- Qualora in seguito all'aggiunta di un nuovo farmaco alle terapie già in corso compaiano
sintomi o disturbi non presenti in precedenza è bene far presente la situazione al proprio medico.
Fare molta attenzione a questi cambiamenti soprattutto nella prima settimana di terapia.
- Ricordarsi che il succo di pompelmo può interagire con diversi farmaci, per cui in corso di
terapie farmacologiche è consigliabile evitarne l'uso.
- Non pensare che i prodotti a base di erbe o omeopatici, in quanto naturali, siano privi di
rischi di interazioni con i farmaci tradizionali.
- Per qualsiasi dubbio su nuove prescrizioni rivolgersi al proprio medico curante o al
farmacista di fiducia.
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