February 9, 2021
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Chi ha malattie croniche può fare il vaccino contro il Covid-19?

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A fine dicembre del 2020 è partita la campagna di vaccinazione contro il Covid-19, che in generale ha come obiettivo quello di raggiungere il più ampio numero di persone per costituire una forte barriera contro la diffusione del virus.

I primi a ricevere l’immunizzazione sono stati personale sanitario e residenti di RSA.

Presto sarà il turno degli over 80 e delle persone immunodepresse o con comorbidità. I pazienti affetti da malattie croniche, come diabete, ipertensione, scompenso cardiaco e insufficienza renale, sono infatti potenzialmente più a rischio di sviluppare una forma grave di Covid-19 e per questo motivo hanno maggiore necessità di essere protetti. Tra le condizioni croniche sono comprese anche le malattie autoimmuni e infiammatorie croniche.

L'Istituto sta ricevendo tante richieste di chiarimenti sul vaccino contro il Covid-19 da parte di pazienti che soffrono di malattie croniche e autoimmuni. In generale, le informazioni in merito a sicurezza ed efficacia dei vaccini derivano da studi clinici che purtroppo in prima battuta escludono proprio questa categoria di pazienti. Non ci sono, dunque, dati diretti degli effetti della vaccinazione su queste persone. È però ragionevole supporre che, facendo un bilancio tra rischi e benefici, anche in questi pazienti la vaccinazione porti dei vantaggi.

In linea di massima si dovrebbe quindi consentire ai pazienti immunocompromessi di ricevere la vaccinazione contro il nuovo coronavirus: ogni caso però va valutato singolarmente e la decisione deve essere presa insieme al proprio medico curante, il solo ad essere al corrente dello stato di salute del paziente.

Le persone con malattie autoimmuni possono fare il vaccino contro il Covid-19?

Le malattie autoimmuni sono malattie che si manifestano quando il sistema immunitario funziona male: le sue cellule anziché aggredire patogeni presenti nell'ambiente esterno attaccano tessuti e organi del proprio organismo.

Per ostacolare questi eventi di “autodistruzione”, i pazienti con malattie autoimmuni devono assumono farmaci che interferiscono con il sistema immunitario.

Quando si presenta la possibilità di sottoporsi ad un nuovo vaccino, le persone che convivono con malattie autoimmuni hanno una preoccupazione in più rispetto a tutti gli altri.

Tra le patologie autoimmuni più conosciute ritroviamo:

  • malattie reumatiche infiammatorie come l’artrite reumatoide o il lupus;
  • malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa;
  • malattie infiammatorie croniche come la psoriasi;
  • malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla.

Il vaccino può attivare in modo pericoloso il sistema immunitario aggravando la malattia? I farmaci immunosoppressori presi per curare la loro malattia possono interferire con l'efficacia del vaccino? Questi due dei dubbi più comuni che i pazienti presentano ai loro medici.

Nel caso dei vaccini contro il Covid-19, purtroppo, non c'è ancora molto da dire in modo definitivo sulle reazioni di questi pazienti, perché la loro categoria non è stata inclusa negli studi clinici. Questo non è esclusivo dei vaccini contro il nuovo coronavirus: è comune che le sperimentazioni sui vaccini inizino studiando solo persone sane senza condizioni mediche o farmaci che potrebbero influenzare i risultati. Però, anche se questi pazienti non possono partecipare agli studi clinici iniziali, questo non significa che i pazienti non possano ricevere il vaccino.

Malattie autoimmuni e vaccino contro il Covid-19: risposte ai dubbi più frequenti

In assenza di dati specifici derivanti da studi clinici condotti su pazienti affetti da malattie croniche infiammatorie e autoimmuni, gli esperti rispondono così.

I vaccini COVID-19 possono attivare il sistema immunitario in modo non sicuro?

Secondo le principali società scientifiche, i vaccini attualmente usati nella campagna del Ministero della Salute, sono vaccini a mRNA e quindi non contengono virus “vivi attenuati” ma solo frammenti di questa molecola. Questo riduce le preoccupazioni sulla loro sicurezza se somministrati a persone immunocompromesse. Come per qualsiasi cosa, però, occorre monitorare attentamente i pazienti appartenenti a questa categoria quando si sottoporranno alla vaccinazione.

Occorre poi considerare anche un altro aspetto. Molte malattie autoimmuni o infiammatorie sono caratterizzate da fasi di riacutizzazione dei sintomi e dei segni, durante le quali in genere si interviene con un potenziamento o una ripresa delle terapie. Sebbene non vi siano ancora dati derivanti da studi clinici, gli specialisti ritengono non opportuno sottoporre i pazienti a vaccinazione durante i periodi in cui la malattia si manifesta di nuovo in fase più acuta: occorre, quindi, attendere un suo miglioramento.

I vaccini funzionano anche nei pazienti immunocompromessi?

Oltre alle domande sulla sicurezza, ci sono preoccupazioni per quanto riguarda l'efficacia. Le persone che assumono farmaci immunosoppressori avranno una risposta più attenuata al vaccino contro il Covid-19? La risposta a qualsiasi vaccino di un paziente immunocompromesso è effettivamente meno forte rispetto a quella di una persona sana. Questo perché l’organismo di un paziente immunocompromesso è indebolito e non riesce a costruire una risposta immunitaria forte, in generale.

Un esempio sono i pazienti che devono essere vaccinati contro l'influenza e che assumono metotrexato, farmaco che influenza la risposta immunitaria, o farmaci biologici. Al momento non ci sono ancora dati che suggeriscono se o in che misura l'efficacia dei vaccini COVID-19 possa essere ridotta in questa categoria di pazienti. Man mano che medici e ricercatori raccoglieranno queste informazioni, si potrà arrivare a un regime di dosaggio diverso o ad ottenere il richiamo prima rispetto ad altre categorie di pazienti.

I pazienti in cura con farmaci antiinfiammatori e immunosoppressori devono sospendere la terapia in vista della vaccinazione o possono proseguirla?

Anche per questa domanda non c’è una risposta sicura, perché non c’è esperienza che derivi dagli studi clinici condotti su pazienti con malattie autoimmuni o infiammatorie.

Comunque, secondo gli esperti la somministrazione di farmaci immunosoppressori in concomitanza della vaccinazione potrebbe ridurre la risposta al vaccino. Per precauzione, quindi, si suggerisce di sospendere la terapia o di rinviarla se questo non compromette la condizione del paziente.

Questa valutazione spetta in ogni caso al medico curante. Resta tuttavia difficile stabilire quanto dovrà durare la sospensione.

Quali possono essere gli effetti collaterali dei vaccini in un paziente immunocompromesso?

Un'altra preoccupazione comune riguarda gli effetti collaterali attesi dai vaccini Covid-19. In generale qualsiasi tipo di vaccino provoca effetti collaterali lievi.

Dalle prime osservazioni, il vaccino contro il Covid-19 presenta queste reazioni:

  • dolore nelle sede di iniezione;
  • affaticamento e stanchezza;
  • mal di testa;
  • dolori muscolari;
  • rigidità articolare.

L’esperienza maturata nelle prime fasi della campagna vaccinale e quella ricavata dagli studi clinici suggeriscono che gli effetti collaterali immediati sembrano abbastanza limitati, mentre poco o niente si può dire su gli effetti a lungo termine.

Tuttavia, considerando i rischi di infezione da Covid-19 che abbiamo drammaticamente imparato a conoscere nel corso dell’ultimo anno, la raccomandazione conclusiva è che in base al rapporto rischio-beneficio è meglio sottoporsi a vaccinazione.

I ricercatori dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri - IRCCS

Editing Raffaella Gatta - Content manager

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