January 26, 2021
ultimo aggiornamento:
5/2/2021

Covid-19: che differenza c'è tra tampone e test sierologico?

News
PRESS AREA

Il tampone è un modo per prelevare materiale biologico da gola e naso, da usare nei successivi test: ad esempio, per il test molecolare che può rilevare la presenza del materiale genetico del virus o per il test antigenico che segnala invece la presenza delle proteine del virus.

Tutt’altra cosa sono i test sierologici,che vengono eseguiti sul sangue del paziente. Questi si basano sulla ricerca nel sangue di anticorpi specifici che il nostro sistema immunitario ha prodotto in risposta all’infezione da Covid-19. I test sierologici possono inoltre essere rapidi e dare un risultato qualitativo “si/no” oppure classici fornendo anche un dato quantitativo (quanti anticorpi ho prodotto).

Come si fa il tampone per verificare se si è positivi al Covid-19?

Il tampone è un metodo rapido e può dare un lieve fastidio: si utilizza un bastoncino che somiglia a un cottonfioc, che viene strofinato leggermente sulla mucosa del naso e della bocca. Il tampone naso-faringeo è finora la modalità di campionamento più usata ed affidabile per il successivo test molecolare. Test che utilizzano la saliva non sono altrettanto affidabili a causa della sua densità variabile, che non si presta bene all’utilizzo di apparecchiature di laboratorio altamente automatizzate usate per analizzare  contemporaneamente elevati numeri di campioni.

Attualmente sono in corso diversi studi sia in Italia che all’estero, che stanno valutando come migliorare i test su saliva per affiancare o sostituire l’uso del tampone.

Si può essere positivi al test sierologico e negativi al tampone?

Vi sono diverse fasi dell’infezione. Durante la guarigione dalla malattia infatti si può essere positivi  al test sierologico e negativi al test molecolare, cioè quando il nostro sistema immunitario ha eliminato il virus ed in circolo abbiamo alti livelli di anticorpi che ci garantiscono una protezione duratura nel tempo.

Per non sovraccaricare il sistema sanitario i test molecolari e sierologici vengono eseguiti solo su persone con sintomi o che sono venute a contatto con persone che per certo sono positive al virus. Nelle scuole la procedura anti-Covid prevede che quando un ragazzo manifesta i sintomi, la famiglia deve contattare il medico generico che, a sua volta, indicherà un periodo di quarantena e provvederà a fargli fare il tampone molecolare. Se il ragazzo dovesse essere positivo, verranno avvertiti i suoi compagni di classe, gli insegnanti e l’ATS. Quest’ultima testerà tutti i compagni di classe e gli insegnanti per valutare la diffusione dell’infezione.

Tampone positivo vuol dire contagioso?

Gli ultimi studi hanno dimostrato che non tutti i tamponi positivi sono uguali.

È necessario comprendere quanto sia elevata la carica virale presente nel tampone, poiché è la carica virale a stabilire la concentrazione di virus presente nell’organismo. Più è alta, maggiore è la contagiosità potenziale di una persona; viceversa, carica virale bassa significa minore contagiosità.

Per quantificare la carica, è necessario amplificare il materiale genetico del virus presente nel tampone. Ci sono quindi tamponi per cui bastano pochi cicli di amplificazione perché la carica virale è già di per sé alta, mentre altri per i quali servono molti più cicli di amplificazione perché il materiale genetico del virus è scarso. Esistono quindi tamponi positivi, ma con carica virale bassa.

Il Laboratorio di Terapia Genica e Riprogrammazione cellulare sta conducendo uno studio per comprendere se chi ha carica virale bassa possa infettare. Per far questo, l’attenzione dei ricercatori si focalizzerà anche sull’identificazione di un limite soglia dei cicli di amplificazione dei tamponi per stabilire se una persona che risulta positiva non sia ancora contagiosa. Questo sarà determinante soprattutto in quei casi di persone che si sono già ammalate e che, anche dopo la scomparsa dei sintomi, continuano ad avere il tampone “positivo".

Un paziente asintomatico è per definizione una persona che non ha i sintomi tipici della malattia (come perdita di gusto e olfatto, febbre, tosse, e altri), quindi non si può distinguere da un soggetto non infetto.

Per questo l’uso delle mascherine deve essere un imperativo morale per ogni cittadino che vuole proteggere se stesso e gli altri.

Claudia Nastasi - Laboratorio di Farmacologia antitumorale - Dipartimento di Oncologia

Editing Raffaella Gatta - Content manager

Tag relativi all’articolo

Pagina Inglese