Il diabete gestazionale è un aumento della glicemia che compare durante lagravidanza. Nella maggior parte dei casi si risolve dopo il parto, ma richiede monitoraggio medico. Se non adeguatamente controllato, può essere associato a rischi per la madre e per il bambino.
La diagnosi si basa su un test specifico (OGTT), mentre il trattamento prevede modifiche dell’alimentazione e dell’attività fisica e, quando necessario, una terapia farmacologica valutata dal medico.
Il diabete in gravidanza, chiamato più correttamente diabete gestazionale, è un aumento della concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia) che si verifica quasi esclusivamente durante la gravidanza, in particolare nel II e III trimestre, e che nella maggior parte dei casi scompare dopo il parto.
Gli ormoni prodotti durante la gravidanza possono rendere l’organismo meno sensibile all’azione dell’insulina, l’ormone che controlla i livelli di zucchero nel sangue. Il pancreas deve quindi aumentare la sua produzione; tuttavia, alcune donne non sono in grado di produrre la quantità necessaria e di conseguenza la concentrazione di glucosio nel sangue aumenta.
Si stima che il 7–10% delle donne in gravidanza possa sviluppare diabete gestazionale.
La presenza di familiari con diabete, un’età maggiore o uguale a 35 anni, il sovrappeso o l’obesità, aver avuto diabete gestazionale nelle gravidanze precedenti o aver partorito un neonato con peso elevato alla nascita (≥4,5 kg) sono alcuni dei fattori associati a un maggior rischio di sviluppare diabete in gravidanza.
Anche l’origine da aree geografiche ad alta prevalenza di diabete (Asia meridionale, Caraibi, Medio Oriente) può essere associata a un rischio più elevato.
Il diabete gestazionale può avere conseguenze sulla salute della mamma e sullo sviluppo del bambino, in particolare quando i livelli di glicemia non sono adeguatamente controllati.
Per la mamma è segnalato un aumento del rischio di sviluppare pre-eclampsia, una patologia della gravidanza caratterizzata da aumento della pressione arteriosa e presenza di proteine nelle urine.
Il diabete in gravidanza rappresenta inoltre un fattore di rischio per lo sviluppo, negli anni successivi, di diabete di tipo 2 e di malattie cardiovascolari in particolare quando i livelli di glicemia non sono adeguatamente controllati.
Il diabete gestazionale può essere associato a un aumento della crescita intrauterina (con elevato peso alla nascita), ad un aumento del grasso corporeo, a ipoglicemia neonatale e a difficoltà respiratorie del neonato, soprattutto se non adeguatamente controllato durante la gravidanza.
Secondo studi osservazionali, i figli di madri con diabete gestazionale non adeguatamente controllato possono presentare una maggiore probabilità di sovrappeso e obesità nell’infanzia e in età adulta, nonché di sviluppare malattie cardiovascolari.
Con un adeguato monitoraggio e trattamento, tuttavia, la maggior parte delle gravidanze evolve senza complicanze rilevanti.
In genere il diabete gestazionale non si manifesta attraverso sintomi evidenti. Quando presenti, i sintomi del diabete in gravidanza non sono specifici e possono includere:
Proprio perché spesso asintomatico, il diabete in gravidanza viene identificato attraverso esami di laboratorio.
La diagnosi viene generalmente effettuata con un esame specifico: il il test da carico orale di glucosio otest OGTT (Oral Glucose Tolerance Test).
Il test OGTT gravidanza consiste nel bere una soluzione contenente zucchero (glucosio) dopo aver effettuato un prelievo di sangue a digiuno (prelievo basale). Successivamente vengono eseguiti altri due prelievi: il primo dopo un’ora e il secondo dopo due ore dall’assunzione della soluzione zuccherata.
I valori di glicemia misurati durante i prelievi orientano il medico nella diagnosi di diabete gestazionale.
In casi meno frequenti, il valore della glicemia risulta già elevato al prelievo a digiuno e la diagnosi di diabete può essere fatta senza bisognodell’OGTT.
Il test OGTT gravidanza viene effettuato tra la 24ª e la 28ª settimana di gravidanza nelle donne con almeno un fattore di rischio:
Nelle donne con rischio particolarmente elevato (precedente diabete gestazionale, obesità o valori alterati di glicemia a digiuno), l’OGTT può essere anticipato tra la 16ª e la 18ª settimana e, se normale, ripetuto successivamente.
Nella maggior parte dei casi, il trattamento del diabete gestazionale si basa su modifiche dell’alimentazione e sull’aumento dell’attività fisica, secondo indicazioni personalizzate.
Quando questi interventi non sono sufficienti a mantenere sotto controllo la glicemia, può essere necessario ricorrere a una terapia farmacologica.
Possono essere utilizzati alcuni farmaci già impiegati nel trattamento del diabete, come l’insulina (per via sottocutanea) o la metformina (per via orale). La scelta del trattamento viene sempre valutata dal medico caso per caso, in base alla situazione clinica individuale.
Se una donna aveva già il diabete prima della gravidanza, la terapia viene generalmente rivalutata e adattata durante la gestazione sotto supervisione specialistica.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha elaborato raccomandazioni per l’assistenza delle donne in gravidanza con diabete gestazionale o diabete preesistente, rivolte agli operatori sanitari.
Le indicazioni riguardano in particolare:
Nella maggior parte delle donne con diabete gestazionale, la glicemia rientra nei livelli normali in breve tempo dopo il parto. È comunque necessario effettuare controlli periodici.
Tra 6 e 12 settimane dopo il parto è raccomandato un test OGTT gravidanza di controllo. Anche in caso di esito normale, la frequenza dei controlli successivi viene stabilita dal medico curante in base ai fattori di rischio individuali.
Il diabete gestazionale può ripresentarsi in gravidanze successive e rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di diabete di tipo 2 e di malattie cardiovascolari.
Per questo motivo è consigliabile mantenere nel tempo uno stile di vita equilibrato, pretdo atenzione all’alimentazione e al controllodel peso corporeo, in accordo con le indicazioni del medico.
Nelle mamme con diabete in gravidanza, l’allattamento è particolarmente raccomandato per i benefici generali per la madre e per il neonato. Alcune evidenze suggeriscono che possa contribuire a ridurre il rischio di ipoglicemia neonatale e, nel lungo periodo, a diminuire la probabilità che la madre sviluppi diabete di tipo 2.
Le informazioni riportate si basano sulle evidenze scientifiche disponibili e sulle raccomandazioni delle principali linee guida internazionali. Le decisioni cliniche devono essere sempre valutate insieme al medico curante.
Antonio Clavenna | Laboratorio di Epidemiologia dell'età evolutiva