November 24, 2019
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BraYn: come i giovani ricercatori divulgano le neuroscienze

Che cosa fa ogni giorno il ricercatore?

Di solito si pensa che la ricerca scientifica sia solo esperimenti, provette e topolini. In realtà, il lavoro di un ricercatore è molto più sfaccettato: infatti, oltre alle attività di laboratorio, è necessario “procurarsi da vivere”, dedicandosi alla ricerca dei fondi, alla scrittura di progetti e alla loro sottomissione. Ultimamente, si inizia a sentire anche la necessità di costituire nuovi gruppi che operino su fronti comuni di ricerca.

Proprio con questo obiettivo nel 2018 è nato BraYn (Brainstorming Research Assembly for Young Neuroscientists), la prima community in assoluto a livello internazionale pensata per promuovere il confronto di idee tra giovani ricercatori che si occupano di neuroscienze e che credono fortemente nella necessità di creare una rete anche per dare sostegno ai loro giovani colleghi che muovono i primi passi nella ricerca.

Allo scopo di fare brainstorming collettivo, questi giovani neuroscienziati si sono riuniti già due volte: la prima volta all’IRCCS San Martino di Genova, evento a cui hanno partecipato circa 300 studiosi provenienti da molti paesi europei. Un ottimo risultato, insomma, che ha portato alla creazione di numerose nuove collaborazioni scientifiche internazionali. La seconda edizione del congresso è stata presentata presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano, raggiunto da circa 500 ricercatori.

Gli argomenti affrontati dal folto gruppo di neuroscienziati sono di grande interesse e riguardano:

  • la neuro-oncologia
  • la neuroinfiammazione
  • la neurodegenerazione
  • la plasticità neurale
  • la neurologia perinatale
giovani ricercatori e neuroscienze

BraYn, un congresso didattico

Gli obiettivi principali che rendono BraYn un congresso didattico per i giovani ricercatori sono:

  1. Dare la possibilità ai giovani neuroscienziati di presentare e discutere i risultati della propria ricerca in un ambiente scientificamente informale ed incoraggiare la partecipazione ai diversi laboratori pratici che si svolgono durante gli incontri;
  2. Creare un ambiente che favorisca l’instaurarsi e il consolidarsi di collaborazioni interdisciplinari tra i partecipanti;
  3. Dare la possibilità ai giovani neuroscienziati di partecipare a presentazioni di studiosi di fama internazionale ed interagire direttamente con loro.

Che cosa ha attratto così tanto pubblico?

Sicuramente l’approccio innovativo voluto da BraYn, focalizzato sulla figura del giovane ricercatore, su costi ridotti di registrazione e sull’idea di investire parte dei fondi ricevuti da sponsor e associazioni nel futuro stesso dei ricercatori, attraverso il finanziamento di un “BraYn Starting Grant”: i risultati potranno essere utilizzati per partecipare a bandi di ricerca italiani e internazionali. L’evento è stato pubblicizzato mediante “canali nuovi e moderni”, e cioè tramite internet e i social media, fattore che ha contribuito al notevole incremento del numero dei partecipanti totali e della quota dei ricercatori stranieri.

“In qualità di direttore scientifico sono orgoglioso di questi risultati e, vista la crescita ottenuta nella seconda edizione, spero un numero sempre maggiore di giovani ricercatori possa prendere parte alle edizioni future, per le quali abbiamo già in serbo nuove idee dal punto di vista scientifico e organizzativo” afferma Giovanni Ferrara, uno degli ideatori di BraYn.

Editing Raffaella Gatta

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