«Il messaggio è semplice: mangia cibo vero». Con questo slogan si aprono le Dietary Guidelines for Americans 2025–2030, le nuove linee guida nutrizionali statunitensi che aggiorneranno le raccomandazioni ufficiali sull’alimentazione per i prossimi cinque anni. Il documento guiderà le scelte dei cittadini, della ristorazione e dei programmi di sanità pubblica negli Stati Uniti.
Fin dalla pubblicazione, il nuovo modello ha acceso il dibattito, perché propone un cambiamento netto rispetto alla tradizionale piramide alimentare: nel nuovo schema la piramide appare rovesciata, con maggiore enfasi su proteine animali, latticini interi e grassi, e uno spazio ridotto per cereali e carboidrati.
La nuova piramide alimentare americana nasce da una preoccupazione di sanità pubblica difficilmente ignorabile. Secondo il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., quasi il 90% della spesa sanitaria statunitense è oggi assorbita dalla gestione delle malattie croniche, molte delle quali fortemente correlate allo stile alimentare.
La Standard American Diet, un modello alimentare caratterizzato da un consumo elevato di cibi ultraprocessati, zuccheri aggiunti, grassi raffinati e farine impoverite, spesso associato a uno stile di vita sedentario, è alla base di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Oggi oltre il 70% degli adulti statunitensi è in sovrappeso o obeso, mentre quasi un adolescente su tre presenta prediabete, un campanello d’allarme per la salute pubblica.
Il principale punto di forza del nuovo modello è l’enfasi sulla qualità degli alimenti, piuttosto che sul semplice conteggio delle calorie.
Le nuove linee guida scoraggiano il consumo abituale di alimenti industriali ad alta densità calorica e basso valore nutrizionale, promuovendo invece una dieta basata su:
Riducendo zuccheri aggiunti, carboidrati raffinati, sodio e grassi non salutari, e favorendo porzioni più adeguate, è possibile:
con un impatto positivo sulla prevenzione di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.

Nel complesso, le raccomandazioni americane rimangono coerenti con decenni di letteratura scientifica sull’importanza di qualità, varietà ed equilibrio nutrizionale. Tuttavia, la rappresentazione grafica della piramide cambia radicalmente, dando maggiore visibilità a proteine (soprattutto animali) e grassi, e riducendo lo spazio dedicato ai cereali.
Le linee guida italiane ed europee si basano invece sul modello della Dieta Mediterranea, che privilegia verdura, frutta, cereali integrali, legumi e olio extravergine di oliva, collocando le proteine animali — in particolare carne rossa e processata — nella parte superiore della piramide e consigliandone un consumo limitato a una o due porzioni settimanali.
Uno degli aspetti più discussi riguarda l’aumento delle dosi giornaliere raccomandate di proteine. Negli Stati Uniti si parla di 1,2–1,6 grammi di proteine per kg di peso corporeo al giorno nella popolazione adulta generale, contro gli 0,8–0,9 g/kg tradizionalmente suggeriti in Italia.
Inoltre, le nuove linee guida statunitensi pongono una forte enfasi sul consumo di latticini interi, purché privi di zuccheri aggiunti. Tuttavia, l’indicazione di tre porzioni al giorno in una dieta da 2000 kcal rende difficile rispettare il limite raccomandato di grassi saturi, fissato al massimo al 10% dell’apporto calorico totale.
Esempio pratico, se durante una giornata si mangiassero:
Si arriverebbe già a 17–18 g di grassi saturi, oltre il limite consigliato.
Le proteine sono i mattoni costitutivi del nostro organismo: partecipano alla formazione di tessuti, ormoni, enzimi e al corretto funzionamento del sistema immunitario, oltre ad essere essenziali per la crescita e lo sviluppo.
Le evidenze scientifiche indicano che:
sono associate ai maggiori benefici per la salute.
Le proteine animali considerate di migliore qualità sono quelle povere di grassi saturi, come carni magre, pesce, uova e latticini freschi. Tra le fonti vegetali vi sono tofu, tempeh, quinoa e legumi.
Le evidenze più recenti suggeriscono che nelle persone sane un elevato apporto proteico non sia associato a un aumento del rischio cardiovascolare o oncologico, purché l’alimentazione sia complessivamente equilibrata.
Rimane aperta la questione degli effetti a lungo termine delle diete ad altissimo contenuto proteico sulla funzione renale, soprattutto in soggetti predisposti o con patologie renali preesistenti. In questi casi, il modello più raccomandato resta quello healthy plant-based.
Non tutti i grassi sono uguali.
→ associati a un minor rischio cardiovascolare
Un aspetto poco esplicitato riguarda la sostenibilità ambientale del modello proposto.
L’aumento del consumo di proteine animali e latticini interi solleva interrogativi su:
Numerosi studi indicano che i modelli alimentari ricchi di alimenti vegetali, come la Dieta Mediterranea, risultano generalmente più sostenibili.

La qualità degli alimenti, insieme alle giuste quantità, è fondamentale per la salute a tutte le età. Ridurre i cibi ultraprocessati e privilegiare alimenti nutrienti, vari e poco trasformati rimane la strategia più solida per la prevenzione delle malattie croniche.
_______________________________________________________________
No, la piramide non elimina i carboidrati, ma riduce il ruolo dei carboidrati raffinati a favore di quelli integrali.
Non nasce come dieta dimagrante, ma può favorire una migliore gestione del peso aumentando sazietà e controllo glicemico.
Nelle persone sane non c’è evidenza di danno renale; nei pazienti con malattia renale cronica si raccomanda dieta ipoproteica (0,58 g/kg/giorno).
Non completamente. Le linee guida americane riflettono tassi elevati di obesità; in Italia la Dieta Mediterranea resta più coerente con le abitudini culturali e la salute a lungo termine.
Non esiste risposta univoca. Entrambi i modelli promuovono qualità e riduzione degli ultraprocessati, ma la Dieta Mediterranea ha evidenze più solide e sostenibili.
Un aumento di proteine animali comporta maggior impatto ambientale rispetto a modelli vegetali.
Non necessariamente. Le linee guida parlano di proteine di alta qualità, che includono anche pesce e fonti vegetali.
Si tratta di una scelta comunicativa per spostare l’attenzione dai carboidrati raffinati ai cibi nutrienti.
Laura Generali | Giornalista, Ufficio Stampa
Carlotta Franchi | Responsabile Laboratorio di Farmacoepidemiologia e Nutrizione Umana