La sedazione profonda è una pratica medica utilizzata sempre più frequentemente in ambito diagnostico e terapeutico, soprattutto per procedure non invasive o mini-invasive eseguite al di fuori della sala operatoria. Comprenderne il funzionamento e le differenze rispetto all’anestesia generale è fondamentale per un’informazione corretta e trasparente.
Negli ultimi decenni il numero di procedure effettuate al di fuori della sala operatoria è aumentato in modo significativo. In molti inteventi diagnostici o terapeutici può essere necessario ricorrere a forme di sedazione, di analgesia o a entrambe per ridurre ansia, dolore e disagio del paziente.
La sedazione profonda induce una marcata riduzione dello stato di coscienza, pur mantenendo – almeno in parte – la respirazione spontanea. In questo stato il paziente:
Pur avvicinandosi a uno stato di sonno profondo, la sedazione profonda non coincide con l’anestesia generale, che richiede quasi sempre il controllo delle vie aeree tramite intubazione e comporta la soppressione dei riflessi respiratori.
La sedazione profonda viene ottenuta tramite la somministrazione di farmaci sedativi, spesso associati a farmaci con effetto analgesico.
Tra i più utilizzati:
L’obiettivo è ottenere una riduzione controllata della coscienza garantendo un’adeguata ossigenazione e il mantenimento autonomo delle vie aeree.
La sedazione profonda è spesso preferita per procedure brevi e poco invasive, nelle quali si desidera ridurre ansia, dolore e percezione dell'intevento senza ricorrere all’anestesia generale.
Rispetto a quest’ultima, la sedazione profonda:
È però essenziale che venga eseguita da personale adeguatamente formato e con attrezzature idonee, poiché il passaggio non intenzionale da sedazione profonda ad anestesia generale può avvenire facilmente.
La sedazione non è un fenomeno unico, ma comprende diversi gradi:
L’anestesia generale provoca una perdita completa della coscienza che non può essere invertita nemmeno con stimoli dolorosi.
La funzione respiratoria è compromessa e il paziente necessita di assistenza pergarantire che le vie aeree siano mantenute aperte. Anche la funzione cardiovascolare può risultare alterata.

La sedazione profonda può essere eseguita solo in presenza di:
Al di fuori di queste condizioni non è considerata una pratica sicura né appropriata.
I principali rischi della sedazione profonda riguardano:
In alcuni casi la sedazione può protrarsi più a lungo del previsto, soprattutto negli anziani o nei pazienti con insufficienze d’organo. Ciò spiega perché la sedazione profonda debba essere eseguita esclusivamente in contesti adeguatamente attrezzati.
L’uso del midazolam al di fuori dell’ambiente ospedaliero è particolarmente critico, poiché:
Le persone anziane o fragili presentano una maggiore sensibilità ai farmaci sedativi, con rischio di sedazione eccessiva anche a basse dosi. In assenza di personale adeguatamente formato, l’uso extraospedaliero rappresenta quindi un rischio clinico e medico-legale elevato.

Nel contesto delle cure palliative, la sedazione profonda assume un significato diverso.
Viene utilizzata per alleviare sintomi refrattari – come dolore insopportabile, dispnea grave o agitazione terminale – quando ogni altra terapia si è dimostrata inefficace.
In questo caso:
L’intenzione terapeutica è esclusivamente orientata al sollievo, non ad anticipare la morte.
È fondamentale distinguere la sedazione profonda continua dall’eutanasia.
Nel primo caso l’obiettivo è controllare sintomi intollerabili che non rispondono ad altri trattamenti; un eventuale accorciamento della vita è un effetto collaterale non intenzionale.
Nell’eutanasia, invece, l’intenzione diretta è provocare la morte tramite la somministrazione di farmaci letali.
La differenza principale risiede quindi nell’intenzione terapeutica:
Luca Pasina | Responsabile Laboratorio di Farmacologia Clinica e Appropriatezza Prescrittiva