Data prima pubblicazione
October 13, 2026

AlgoRadar presenta alla Camera dei deputati il “Manifesto per un’intelligenza artificiale responsabile, misurabile e sostenibile”

Area Stampa
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October 13, 2026

AlgoRadar presenta alla Camera dei deputati il “Manifesto per un’intelligenza artificiale responsabile, misurabile e sostenibile”

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Dieci fondatori, dieci principi guida e una proposta concreta: affiancare al quadro normativo europeo guidelines e metriche epistemiche ed etiche, per valutare l’intelligenza artificiale attraverso evidenze verificabili e criteri di responsabilità

Indice

Roma, 13 ottobre 2026 – Come possiamo verificare che un sistema di intelligenza artificiale sia davvero affidabile? Come possiamo valutarne non soltanto la conformità alle norme, ma anche la qualità delle evidenze, la responsabilità delle decisioni e gli effetti sulle persone e sulla società? A queste domande risponde il Manifesto di AlgoRadar – Independent Monitoring and Research Group in the AI Sector, presentato oggi alle ore 17.30 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati.
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AlgoRadar è un’iniziativa indipendente che riunisce dieci fondatori con competenze scientifiche, tecnologiche, filosofiche, giuridiche, economiche e sanitarie. Il gruppo intende contribuire allo sviluppo di criteri, metriche, metodologie di audit e strumenti di monitoraggio per una valutazione dell’intelligenza artificiale trasparente, interdisciplinare e verificabile. Il Manifesto propone dieci principi guida e una visione nella quale la conformità normativa, pur indispensabile, viene affiancata da una valutazione più ampia delle tecnologie: dalle evidenze scientifiche alle implicazioni etiche, fino agli impatti sul mondo reale.
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Dall’idea di validazione etica alla nascita di AlgoRadar

All’origine di AlgoRadar vi è la proposta di Mirella Mastretti, AI Scientist, ideatrice e fondatrice di AlgoRadar, di affiancare al quadro normativo europeo guidelines e metriche epistemiche ed etiche, una ethical label© per valutare l’intelligenza artificiale non soltanto sulla base dei requisiti di conformità regolatoria, ma anche attraverso evidenze concrete, affidabilità dei risultati e conseguenze del suo utilizzo. Questa prospettiva si inserisce in un percorso di ricerca e confronto internazionale sul rapporto tra intelligenza artificiale, dignità umana e bene comune.
Il riferimento, riportato nella Magnifica Humanitas, alla conferenza di presentazione del volume "Artificial Intelligence and Care of Our Common Home" coordinato da Anna Maria Tarantola contiene anche i contributi di Mario Maggioni e Mirella Mastretti la quale, nell'ultimo capitolo ripropone la proposta: "A Provocation: How Can We Create an Ethical AI, Grounded in Real World Evaluation, and Prepare for AGI?". Da questo percorso di ricerca e riflessione prende forma AlgoRadar, oggi espressione condivisa dei suoi dieci fondatori.
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Ethical Label: rendere l’etica valutabile

Tra le proposte di AlgoRadar figura l’Ethical Label©, concepita come un’etichetta etica fondata su criteri espliciti, trasparenti e verificabili. L’obiettivo è contribuire a rendere valutabili dimensioni che non possono essere ricondotte alla sola accuratezza di un algoritmo o al rispetto formale dei requisiti normativi: affidabilità, qualità delle evidenze, trasparenza, equità, tutela della persona, responsabilità e sostenibilità.
L’Ethical Label intende affiancare, non sostituire, gli strumenti previsti dalla regolazione europea sull’intelligenza artificiale. Non si presenta come una certificazione legale né come una garanzia assoluta di assenza di rischi, ma come una proposta per promuovere metodologie documentabili, indicatori appropriati e verifiche indipendenti, adeguate ai diversi contesti applicativi.
Il principio di fondo è che l’etica non debba rimanere una dichiarazione di intenti: deve poter orientare scelte concrete e tradursi, per quanto possibile, in criteri valutabili.
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I dieci principi guida del Manifesto

Il Manifesto di AlgoRadar si articola in dieci principi che delineano una visione dell’intelligenza artificiale al servizio della persona e del bene comune.
1. Centralità e dignità della persona
L’intelligenza artificiale deve essere al servizio della persona, rispettandone dignità, diritti e autonomia.
2. Bene comune e sostenibilità
L’innovazione deve contribuire al bene comune e a uno sviluppo sostenibile, considerando gli effetti sociali, economici e ambientali delle tecnologie.
3. Governance responsabile
Le scelte relative all’AI devono essere accompagnate da processi di governance chiari, responsabilità definite e strumenti adeguati di controllo.
4. Supervisione umana
L’AI può ampliare le capacità umane, ma la supervisione deve essere effettiva e adeguata al contesto, preservando la responsabilità delle persone.
5. Trasparenza, affidabilità e verificabilità
I sistemi devono essere valutati attraverso evidenze adeguate, criteri espliciti e verifiche proporzionate ai rischi e agli ambiti di utilizzo.
6. Equità e inclusione
L’AI deve contribuire a contrastare le discriminazioni e a promuovere pari opportunità e accesso equo ai benefici dell’innovazione.
7. Indipendenza della ricerca e della valutazione
La ricerca e la valutazione devono essere condotte con autonomia, rigore metodologico e trasparenza, senza essere subordinate agli interessi dei soggetti valutati.
8. Interdisciplinarietà
La complessità dell’AI richiede il dialogo tra discipline scientifiche, tecnologiche, umanistiche, giuridiche, economiche e sociali.
9. Pluralità di paradigmi
Lo sviluppo dell’AI deve valorizzare approcci computazionali e tecnologici differenti, senza limitarsi ai paradigmi attualmente dominanti.
10. Innovazione responsabile
L’innovazione deve procedere insieme alla valutazione dei suoi effetti, alla consapevolezza dei limiti e all’assunzione di responsabilità.
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Dieci fondatori, competenze diverse, un progetto condiviso

AlgoRadar riunisce dieci fondatori che contribuiscono al progetto con esperienze e prospettive complementari:
• Mirella Mastretti – AI Scientist
• Maria Pia Abbracchio – Neuroscientist & Pharmacologist
• Stefano Antoniazzi – Computing Paradigms and Technologies Scientist
• Ariela Benigni – Biotechnology Scientist
• Michela Cinquilli – Canon Lawyer
• Elio Franzini – Philosopher
• Raul Gabriel – Artist, Writer & AI Editorialist
• Mario A. Maggioni – Economist
• Daniela Mari – Medical Scientist
• Fabrizio Pecoraro – Public Health and Social Research Scientist

La composizione interdisciplinare riflette una convinzione essenziale del Manifesto: l’intelligenza artificiale non è soltanto una questione tecnologica. Le sue applicazioni coinvolgono la conoscenza, la salute, i diritti, l’economia, il lavoro, l’educazione e le relazioni sociali. Per comprenderne gli effetti occorre quindi mettere in dialogo competenze diverse, senza ridurre la valutazione a un unico punto di vista.
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Le prospettive dei fondatori

La pluralità delle competenze dei fondatori si riflette nelle diverse prospettive che esprimono aspetti complementari della visione di AlgoRadar: pluralità dei paradigmi, riflessione critica sulla relazione tra esseri umani e IA e dialogo tra culture e tradizioni etiche.

Mirella Mastretti sintetizza così l'idea alla base di AlgoRadar «Ritengo che l'IA debba essere valutata non soltanto per ciò che è autorizzata a fare, ma per ciò che dimostra nel mondo reale e per le conseguenze che produce. Da questa intuizione nasce la proposta di un’Ethical Label©: un percorso complementare a quello normativo per tradurre i principi etici in criteri trasparenti e verificabili. La sfida, tuttavia, va oltre la tecnologia e la sua conformità alle regole. Riguarda il modo in cui l'AI trasforma la nostra società: la capacità dei giovani di sviluppare pensiero critico e autonomia di giudizio, la qualità della cura e della salute, l’equità della giustizia, le opportunità e le disuguaglianze generate nell’economia e nel lavoro. Non basta chiederci che cosa l’AI sia in grado di fare: dobbiamo domandarci quale società contribuisca a costruire e quale idea di essere umano intendiamo preservare».
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Maria Pia Abbracchio richiama l’attenzione su una delle sfide più delicate dell’IA: il suo impatto sullo sviluppo cognitivo delle nuove generazioni. «Sebbene un uso responsabile dell’IA possa accelerare enormemente il progresso della conoscenza, studi recenti indicano che l’impiego pervasivo e l’eccessiva delega di compiti mentali agli strumenti di IA — soprattutto tra i giovani — mette a rischio spirito critico e creatività, favorendo dipendenza e smarrimento digitale. Proprio per questo, AlgoRadar mira a trasformare l’IA nel più potente acceleratore di crescita intellettuale mai creato, a patto di usarla come “partner” di pensiero e non come sostituto dello sforzo cognitivo».
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Stefano Antoniazzi richiama la necessità di riconoscere l'IA come ambito di ricerca scientifica, superando una visione che la riduca a tecnologia applicativa o fenomeno di mercato e sottolinea l’importanza di non ridurre il futuro dell’intelligenza artificiale a un unico approccio computazionale: «È tempo di riconoscere l'IA per ciò che è davvero: una scienza, non una tecnologia o un mercato. In questa prospettiva, deve essere tutelata e sostenuta. Le sue applicazioni, però, non sono quasi mai neutrali: spesso sollevano questioni etiche profonde. Per affrontarle, dobbiamo uscire dal perimetro asfittico dell'attuale dibattito. La pluralità tecnologica permette di confrontare approcci diversi e di interrogarsi su quali siano più adatti a specifiche esigenze di affidabilità, trasparenza ed efficienza».
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Ariela Benigni spiega: «L’IA ci permette di integrare e analizzare grandi quantità di dati provenienti da ambiti diversi, dalla genomica all’analisi d'immagine, e contribuisce a una comprensione più approfondita dei meccanismi biologici delle malattie. Questi strumenti potranno aiutarci a sviluppare una medicina di precisione, con diagnosi più tempestive e percorsi di cura maggiormente personalizzati».
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Michela Cinquilli richiama il valore del dialogo tra tradizioni culturali ed etiche: «La Dottrina sociale della Chiesa non è una prospettiva chiusa in sé stessa, ma una tradizione aperta al dialogo con le altre culture, le diverse visioni del mondo e il pensiero scientifico. Anche nell’intelligenza artificiale, il confronto tra prospettive differenti è essenziale per ricercare criteri condivisi a tutela della dignità umana e del bene comune».
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Elio Franzini propone una riflessione sull’IA come possibile forma di intelligenza collettiva, fondata sulla collaborazione, sulla pluralità delle competenze e sulla tutela della libertà e della capacità critica umana: «L’intelligenza artificiale deve trasformarsi in un modello di intelligenza collettiva, che nasce dalla collaborazione, dal confronto nello spazio pubblico e dalla pluralità delle competenze. Per tale motivo è necessario valorizzare diverse forme di intelligenza, comprese quelle emotive e relazionali, fondamentali per la vita culturale e sociale. Il vero interrogativo non è se le macchine diventeranno intelligenti come gli esseri umani ma se questi ultimi sapranno utilizzare l’intelligenza artificiale mantenendo libertà, responsabilità e capacità critica».
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Raul Gabriel propone una riflessione sul rapporto tra intelligenza umana e artificiale: una frase provocatoria che invita a interrogarsi su ciò che accomuna e distingue l’essere umano dai sistemi artificiali, evitando facili antropomorfismi e semplificazioni sulla natura dell’intelligenza. «Siamo molto più simili alle IA di quanto le IA siano simili a noi».
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Mario A. Maggioni invita a spostare l'attenzione dai timori più estremi agli impatti che l'IA può produrre sul nostro futuro: «Invece di concentrarci sulle presunte capacità omicide dell’IA, dovremmo riflettere su problemi assai più probabili e imminenti: l’elevato consumo di energia e risorse naturali, in particolare di acqua; l’impatto sul mercato del lavoro e sul sistema previdenziale; e l’aumento delle disuguaglianze di reddito, sia tra paesi sia tra individui all’interno di uno stesso paese, legato alle diverse possibilità di accesso e di utilizzo dell’IA. Dovremmo, inoltre, interrogarci più a fondo su ciò che ci rende davvero umani e dedicare meno attenzione alla domanda se una macchina o un algoritmo possa essere intelligente, per non parlare della possibilità che sia cosciente»
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Daniela Mari richiama una delle questioni più profonde poste dall'introduzione di nuove tecnologie in ambito sanitario: il rapporto tra cura, tecnologia e identità umana: «L'utilizzo del robot nella cura offre l'opportunità di ripensare ai confini dell'essere umano insieme alle nuove tecnologie sanitarie».
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Fabrizio Pecoraro sottolinea l'importanza delle varie fasi di processo con una sintesi efficace che valorizza gli elementi fondanti di AlgoRadar: «Per un'IA più etica occorre osservare, misurare, verificare, tutelare».
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Un’etica aperta al dialogo

Il Manifesto si ispira ai principi della Dottrina sociale della Chiesa, in dialogo con le altre tradizioni etiche, culturali e religiose, con il pensiero scientifico e con le diverse visioni del mondo.
Non si tratta di imporre una singola visione dell’essere umano o del progresso tecnologico, ma di individuare criteri condivisibili per verificare che l’intelligenza artificiale sia effettivamente al servizio della persona, dei diritti fondamentali e del bene comune. La dignità umana, la solidarietà, la giustizia e la responsabilità verso le generazioni future costituiscono riferimenti per un confronto aperto, nel quale la pluralità delle prospettive rappresenta una risorsa per la ricerca e la valutazione.
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Dalla visione agli strumenti di valutazione

AlgoRadar intende sviluppare il proprio lavoro in ambiti nei quali l’intelligenza artificiale produce effetti significativi sulle persone e sulla società, con particolare attenzione a sanità, economia e finanza, diritto ed educazione.
Le attività proposte comprendono la ricerca su linee guida e metriche epistemiche ed etiche, lo sviluppo di metodologie di audit e monitoraggio, la valutazione degli impatti nei contesti reali e la promozione di una maggiore consapevolezza pubblica sull’intelligenza artificiale.
Particolare attenzione è dedicata alla governance dei sistemi e degli agenti di AI, alla supervisione umana, alla pluralità dei paradigmi tecnologici e agli effetti dell’innovazione in termini di equità, sostenibilità e responsabilità.
L’obiettivo è contribuire a un ecosistema nel quale le decisioni sull’intelligenza artificiale siano accompagnate da evidenze adeguate e valutazioni indipendenti, senza confondere l’innovazione con il progresso automatico né la conformità normativa con una garanzia assoluta di affidabilità.
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Un impegno per il futuro

Con il suo Manifesto, AlgoRadar avvia un percorso di ricerca e confronto rivolto alla comunità scientifica, alle istituzioni, alle imprese e alla società civile. La sfida non consiste soltanto nel chiedersi che cosa l’intelligenza artificiale sia in grado di fare, ma anche quali evidenze sostengano i suoi risultati, quali conseguenze produca e a quali finalità umane e sociali debba rispondere.

"Un’intelligenza artificiale responsabile non si riconosce soltanto dalle sue promesse, ma dalla possibilità di verificarne i risultati, comprenderne i limiti e valutarne gli effetti sulle persone".

AlgoRadar
Independent Monitoring and Research Group in the AI Sector

Contatto: avv.michelacinquilli@gmail.com
Mirella.mastretti@algoradar.org

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