January 23, 2020

Via libera ai cibi a base di cannabis: saranno sicuri?

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Il 15 Gennaio 2020 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale una legge che autorizza l'impiego della Cannabis nella produzione di alimenti, come pasta, pane, birra, cioccolato e tanto altro. Questa novità fa seguito alla proposta dell’utilizzo della cannabis a scopo terapeutico, argomento ormai di annosa discussione in Italia e non solo e oggetto di ricerche scientifiche volte a dimostrare l’effettiva efficacia dei cannabinoidi nell'alleviare il dolore.

Con il decreto dello scorso novembre (questa pubblicazione) si definisce in maniera precisa la quantità massima di Tetraidrocannabinolo (Thc), il principio attivo della cannabis, e scattano regole chiare per tutti i prodotti alimentari derivati dalla cannabis sativa. L'elenco di tutti i cibi sottoposti a regolamentazione viene riportato nell'allegato al decreto, il quale verrà aggiornato periodicamente, sulla base di nuove scoperte.

Il decreto emanato dal Ministero della Salute disciplina, però, soltanto uno dei comparti legati alla canapa, i cui investimenti relativi alla sua coltivazione sono fortemente cresciuti negli ultimi dieci anni. La regolamentazione dei suoi derivati, invece, non è ancora del tutto chiara, nonostante gli affari ad essi collegati siano tutti piuttosto allettanti e attraggano diversi settori (farmaceutico, cosmetico, alimentare, edile, etc).

Cannabis e derivati: come sono regolamentati?

I derivati alimentari della cannabis sono moltissimi e ormai è facile trovarli in commercio. La quantità massima di Thc per i semi di cannabis sativa, la farina ottenuta da semi e gli integratori contenenti alimenti derivati, è di 2 milligrammi per chilo, mentre per l'olio ottenuto da semi è di 5 milligrammi per chilo. Al momento la soglia di tolleranza circa la quantità di Thc è piuttosto ampia (tra lo 0,2 e lo 0,6%). Coldiretti ha affermato che la cannabis raffigura “il ritorno di una coltivazione che fino agli anni Quaranta era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese – con quasi 100 mila ettari – era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (secondo soltanto all’Unione Sovietica)”. La fine dell’era di questa coltivazione è arrivata a causa della progressiva industrializzazione e dell'avvento del boom economico: l’arrivo sul mercato delle fibre sintetiche e la successiva campagna internazionale contro gli stupefacenti ha oscurato l’uso di questa pianta".

 

Ma cosa sappiamo circa la sicurezza dei cibi a base di cannabis? Il Prof. Silvio Garattini si esprime riguardo a questa legge

“Questa operazione, che sembra più di carattere commerciale che altro, tende a far credere senza alcuna evidenza scientifica che aggiungere cannabis agli alimenti sia una cosa utile, come se aggiungesse qualcosa in più in termini di valore nutritivo".
cannabis e alimenti

Così afferma il Presidente dell’Istituto Mario Negri, che poi continua: "Se è qualcosa di meglio, avrà un costo maggiore! Al di là del valore economico, si tratta di un ulteriore cattivo messaggio indirizzato ai giovani: se la cannabis si può mangiare non può che far bene! Ma fa proprio bene?"

"Certamente i limiti di sicurezza sono adeguati, e le quantità di principio attivo sono molto basse- sostiene il Prof. Garattini- ma in un Paese come l'Italia chi eserciterà i necessari controlli? E poi, gli estratti di cannabis contengono molte altre sostanze chimiche di cui sappiamo molto poco". È proprio di queste settimane la scoperta che la cannabis non solo contiene un altro principio attivo con effetto 30 volte maggiore rispetto al Thc, ma esistono molti altri cannabinoidi per cui abbiamo scarse conoscenze soprattutto quando i consumi siano rappresentati da alimenti differenti e per tempi molto lunghi.

In definitiva c'è proprio un gran bisogno di alimenti a base di cannabinoidi?

Silvio Garattini sottolinea a proposito che: "Questa è senza dubbio una brutta legge, fatta senza riflettere, che indica ancora una volta come gli interessi di mercato prevalgano sull'interesse dei cittadini".

Silvio Garattini, Presidente Istituto Mario Negri

Raffaella Gatta

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