Data prima pubblicazione
February 25, 2026

Malattie renali rare: da un’unica diagnosi emergono cinque profili, verso terapie sempre più mirate

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February 25, 2026

Malattie renali rare: da un’unica diagnosi emergono cinque profili, verso terapie sempre più mirate

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Il lavoro del Mario Negri su una forma ultra rara di danno renale. Allo studio un’app per orientare diagnosi e scelta terapeutica

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Bergamo, 28 febbraio – In occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare, i ricercatori dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri presentano i risultati dello studio DECODE, un progetto coordinato dall’Istituto che vede la partecipazione di un consorzio di Centri europei. I risultati di questo studio segnano un passo importante verso la medicina di precisione nella glomerulonefrite membranoproliferativa primaria (MPGN), una rara malattia renale autoimmune che causa rischio di insufficienza renale cronica, soprattutto nei giovani. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Kidney International.
La malattia era finora classificata in due forme note (la glomerulopatia da C3 e la MPGN mediata da immunocomplessi) trattate in modo sostanzialmente uniforme. Ma la realtà clinica raccontava una storia diversa: pazienti con la stessa diagnosi avevano evoluzioni e risposte alle terapie molto differenti.

“Per comprendere a fondo queste differenze, i nostri ricercatori hanno analizzato in modo sistematico 29 variabili cliniche, istologiche, genetiche e biochimiche in una delle più ampie coorti di pazienti mai studiate: 295 in tutto selezionati a partire dai dati del Registro italiano della forma primaria di MPGN, che raccoglie tutti i casi noti della malattia ed è coordinato dal nostro Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare Aldo e Cele Daccò - spiega Marina Noris, Responsabile del Centro di Genetica Umana del Mario Negri. Da questa analisi è emersa una nuova mappa della malattia: cinque gruppi distinti di pazienti, ciascuno caratterizzato da specifici meccanismi biologici e da una diversa evoluzione della malattia, che va ad influire sulle scelte terapeutiche diverse da gruppo a gruppo”.

Per rendere questa classificazione applicabile nella pratica clinica, è attualmente in fase di sviluppo un’applicazione interattiva e di facile utilizzo, che consentirà ai medici di inserire i dati genetici, clinici e di laboratorio di un nuovo paziente e di confrontarne il profilo con quello dei 295 pazienti della coorte di riferimento, assegnandolo al cluster più appropriato.

“Finora si conoscevano solo due forme di questa malattia e trattavamo i pazienti in modo simile. Oggi sappiamo che dietro la stessa diagnosi si nascondono cinque profili diversi, con meccanismi biologici e prospettive cliniche differenti – commenta Ariela Benigni, Segretario Scientifico e Coordinatore delle Ricerche delle sedi di Bergamo e Ranica del Mario Negri. Questo significa poter prevedere meglio l’evoluzione della malattia, stimare il rischio di recidiva dopo il trapianto e orientare in modo più preciso la scelta terapeutica. È così che la ricerca diventa uno strumento concreto nelle mani dei medici e un passo reale verso una medicina sempre più personalizzata.”

“Lo studio delle malattie rare è una priorità di sanità pubblica, perché tutti gli ammalati hanno il diritto di avere lo stesso tipo di trattamento – commenta Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto Mario Negri. Quando riconosciamo i diversi meccanismi della malattia, possiamo scegliere terapie più mirate e, ci auguriamo, più efficaci. È così che la ricerca si traduce in opportunità reali per le persone”.

Il lavoro DECODE coordinato dall’Istituto Mario Negri ha visto la collaborazione di ASST Papa Giovanni XXIII, Biomedical Research Foundation Academy (Grecia), Helmholtz Zentrum München (Germania), Norwegian Institute of Public Health (Norvegia), University of Leipzig (Germania), ed è stato finanziato dalla Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica.


Per il coinvolgimento dei pazienti, lo studio DECODE è stato supportato da: Progetto DDD ETS e Dutch Kidney Patients Association.
Per la pubblicazione si rimanda a DOI: 10.1016/j.kint.2025.08.035

Communication & Media Relations - Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS  
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