June 5, 2020

Covid-19 e farmaci: aggiornamento su quelli usati in terapia

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Nei due mesi dall'inizio del lockdown quali novità sul fronte della terapia farmacologica nei malati Covid-19? Al 9 maggio 2020 non ci sono ancora in Italia farmaci specifici per il trattamento di Covid-19. Nei casi lievi la terapia prevede il solo trattamento dei sintomi (febbre, tosse, etc.), mentre in caso di polmonite è prevista una terapia di supporto.

Quali sono gli approcci terapeutici utilizzati nella malattia Covid-19?

Sono attualmente in corso nel mondo più di 1.000 studi clinici (dato aggiornato al 9 maggio 2020) per valutare l’efficacia di farmaci nel prevenire l’infezione, nel ridurre la durata della malattia Covid-19 o nell’evitare l’aggravamento e l’esito fatale.
Di questi studi, stando alle informazioni fornite dall’Agenzia del Farmaco, 27 sono condotti in Italia.

Gli approcci terapeutici in corso di sperimentazione si focalizzano principalmente sull’inibizione della replicazione del virus, sulla riduzione della risposta infiammatoria e sull’inibizione della coagulazione.

covid19 e farmaci utilizzati

Farmaci antivirali

Sono terapie che hanno lo scopo di bloccare la replicazione del virus e, quindi, di ridurre la durata e la gravità della malattia.

Al momento i farmaci sperimentati e usati nei pazienti con Covid-19 sono:

  • l’associazione lopinavir/ritonavir: si tratta di un farmaco da tempo impiegato nel trattamento di pazienti con HIV;
  • il remdesivir, farmaco sperimentale non ancora in commercio, studiato in precedenza come terapia di ebola, con risultati non soddisfacenti.
  • la clorochina e l'idrossiclorochina, farmaci impiegati per il trattamento della malaria e per malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide e il lupus eritematosus sistemico (idrossiclorochina). Pur non essendo farmaci prettamente antivirali, potrebbero bloccare il legame tra il virus e il recettore che gli consente di penetrare nelle cellule. Potrebbero, inoltre, modulare la risposta del sistema immunitario;
  • il favipiravir, farmaco antinfluenzale commercializzato in Giappone ma non registrato in Europa;
  • l’ivermectina, farmaco antiparassitario che in studi effettuati in colture di cellule ha mostrato efficacia nel bloccare la replicazione del virus;

Tra i trattamenti che hanno come finalità principale il blocco della replicazione del virus e l’accelerazione della sua eliminazione può essere, inoltre, considerato l’uso del plasma da pazienti guariti. L’azione degli anticorpi prodotti da queste persone e presenti nel plasma, possono agire favorendo l’eliminazione del virus da parte del sistema immunitario.


Farmaci antinfiammatori

I farmaci antinfiammatori sono sperimentati con lo scopo di ridurre la reazione infiammatoria (tempesta citochinica) causato dal Covid-19, che può causare danni ai polmoni e ad altri organi (per esempio reni, cuore, vasi sanguigni). In questo ambito, tra le classi di farmaci da più tempo utilizzate ritroviamo:

  • i cortisonici: seppure inizialmente fosse stata raccomandata cautela nel loro impiego per il Covid-19, oggi si ritiene che possano essere utili nel ridurre lo stato di iper-infiammazione;
  • sono, inoltre, allo studio molti anticorpi monoclonali, che hanno lo scopo di bloccare l’azione dei mediatori dell’infiammazione. Il primo di questi farmaci a essere oggetto di studio è il tocilizumab, farmaco già utilizzato nella terapia dell'artrite reumatoide e per il trattamento della sindrome da rilascio delle citochine in pazienti pediatrici e adulti sottoposti a terapia con cellule chiamate CAR-T. Successivamente, sono stati avviati studi di valutazione di altri anticorpi monoclonali;
  • un altro farmaco divenuto oggetto di sperimentazione in tempi più recenti è la colchicina, medicinale che ha come indicazione principale il trattamento della gotta, ma che possiede anche un’attività di tipo antinfiammatorio;
  • l’utilizzo di eparine a basso peso molecolare trova, invece, il suo razionale nella prevenzione del tromboembolismo venoso conseguente all’allettamento e alla bassa mobilità e per ridurre la formazione di trombi dovuti all’eccessiva risposta infiammatoria nelle fasi più avanzate della malattia.

A che punto siamo con le conoscenze sui farmaci per la malattia Covid-19?

Al momento non ci sono prove scientifiche solide sull’efficacia delle terapie che si stanno studiando. Per alcuni farmaci i rischi potrebbero essere maggiori dei benefici.

I dati finora pubblicati su alcuni farmaci oggetto di sperimentazione (lopinavir/ritonavir, clorochina e idrossiclorochina) non documentano una loro efficacia.
Per quanto riguarda clorochina e idrossiclorochina, quanto osservato in alcuni studi indica, al contrario, un possibile aumento del rischio di mortalità (dati non conclusivi).
Questa segnalazione ha indotto l'Organizzazione Mondiale della Sanità a sospendere temporaneamente il gruppo di trattamento con questi farmaci nell'ambito dello studio multinazionale Solidarity (il trattamento è stato poi ripreso dopo una revisione dei dati raccolti), mentre il 26 maggio l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha sospeso la possibilità di prescrivere e somministrare clorochina e idrossiclorochina al di fuori degli studi clinici.

Il 1 maggio la Food and Drug Administration, l’agenzia americana per i medicinali, ha concesso l’autorizzazione d’emergenza al farmaco remdesivir, sulla base di alcuni dati preliminari ottenuti in uno studio condotto negli Stati Uniti. Si tratta del primo farmaco che ha ottenuto l’indicazione all’uso come trattamento del Covid-19.
Nel frattempo, l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha avviato una revisione dei dati che verranno prodotti dagli studi su questo farmaco al fine di accelerare l’autorizzazione in caso di una sua efficacia. Al momento, i risultati preliminari resi pubblici dagli sperimentatori dello studio condotto negli Stati Uniti suggeriscono che la terapia con questo farmaco potrebbe ridurre di alcuni giorni la durata della malattia e ridurre, in modo non significativo dal punto di vista della statistica, il rischio di morte.
È alquanto probabile che nelle prossime settimane saranno resi disponibili i risultati di altri studi e che sarà possibile effettuare una valutazione più accurata del profilo benefici-rischi dei farmaci per il trattamento della Covid-19.

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