June 10, 2020
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Organ regeneration: la ricercatrice Polyxeni Mantzouratou racconta la sua esperienza nel Dipartimento di Medicina Molecolare

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Polyxeni Mantzouratou, 35 anni, viene dalla Grecia. È cresciuta ad Atene, ma le sue origini provengono da due bellissime isole greche, Cefalonia e la piccola Amorgos, nelle Cicladi.

Dallo scorso Novembre lavora all’Istituto Mario Negri, nel Laboratorio di Organ Regeneration, all'interno del Dipartimento di Medicina Molecolare, grazie al Career Development Program: questo programma supporta i ricercatori ‘senior’ dando così l’avvio alla loro carriera professionale. Durante la sua esperienza al Mario Negri, che durerà due anni, Polyxeni avrà l'opportunità di studiare i meccanismi alla base della riparazione e della rigenerazione del cuore e indagare nuove strategie per indurre la rigenerazione dei tessuti dopo lo stress..

Puoi raccontare il tuo percorso di studi?

Mi sono laureata in Medicina all’Università di Atene (National and Kapodistrian University) e ho conseguito il PhD sempre nella stessa Università, lavorando nell’Unità di Rigenerazione Cardiaca. La ricerca mi ha da subito affascinata così, dopo il dottorato, mi sono dedicata a studiare terapie innovative per l'insufficienza cardiaca. Poi, lo scorso settembre ho conseguito la specializzazione in cardiologia.

Perché l’Italia e non gli Stati Uniti per esempio? Come mai l’Istituto Mario Negri?

Già all’inizio della mia attività di ricerca, mi sono resa conto di quanto sono all’avanguardia i centri europei nell’ambito della ricerca di base. E tra questi spiccava l’Istituto Mario Negri, specialmente nel campo della medicina rigenerativa. Così uno dei miei obiettivi è stato subito quello di cercare di collaborare con ricercatori carismatici e di grande esperienza. Sono stata fortunata, perché la sede del Mario Negri è l’Italia, patria anche di letteratura, arte e cultura.

In cosa consiste il tuo progetto?

Durante il mio percorso di studi in Medicina, ho cercato di comprendere quali fossero i meccanismi fisio-patologici alla base dell’insufficienza cardiaca e di trovare nuovi approcci terapeutici. La possibilità di fare esperienza ogni giorno in un ospedale grande e centrale come quello di Atene, sempre a contatto con gli ammalati, mi ha mostrato il tragico impatto che l’insufficienza cardiaca ha sulla vita dei pazienti e, quindi, il bisogno di terapie innovative. L’approccio più radicale e interessante è la rigenerazione dei tessuti. Il Programma Career Development mi dà la possibilità di studiare proprio questo affascinante processo nel Laboratorio di Organ Regeneration: qui, utilizzando come modello pesci e rettili, si analizzano i meccanismi alla base della medicina rigenerativa dei tessuti. Attraverso la loro regolazione, si cerca di rigenerare gli organi danneggiati da malattie acute o croniche.

Cosa ti piace del Mario Negri?

insufficienza cardiaca e medicina rigenerativa

L’Istituto Mario Negri è una comunità scientifica in cui tutti hanno gli strumenti necessari per portare avanti idee, per lavorare con concentrazione e per arrivare a risultati promettenti per i pazienti. Mi piace il metodo di lavoro che ho trovato qui e il modo in cui i colleghi mi hanno aiutato all’inizio del mio percorso. Mi trovo bene soprattutto per l’atmosfera accademica che si respira.

Inoltre, oltre ai progetti scientifici, i ricercatori dell’Istituto si dedicano anche alla formazione dei giovani: vengono organizzati infatti lezioni e seminari per ragazzi che non hanno la possibilità di venire a contatto con il mondo della scienza, come le comunità di recupero per i minori. Queste iniziative, secondo me, sono davvero ammirevoli e sono anche un dovere per noi scienziati, che possiamo mettere le nostre conoscenze a disposizione di ragazzi meno fortunati.  

Cosa ti piace dell’Italia e cosa ti manca invece del tuo Paese?

Prima di tutto mi piace Bergamo, una città affascinante e meravigliosa: sono molto contenta di essere qui. Amo avere l’opportunità di conoscere meglio il vostro modo di vivere e la vostra cultura, così famosa in tutto il mondo. Ovviamente, però, mi mancano la mia famiglia e gli amici, e le passeggiate in riva al mare.  

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Vorrei aiutare i miei pazienti offrendo loro soluzioni innovative e risolutive. Vorrei continuare a fare ricerca in laboratorio e a trasferire i risultati ottenuti dal laboratorio “alle corsie” in ospedale. Per esempio, c’è un’enorme carenza di organi per il trapianto. Attraverso i nostri studi potremo trovare soluzioni alternative per questi pazienti, come terapie farmacologiche che portano alla rigenerazione dell'organo, terapie cellulari e perché no, un giorno, tessuti trapiantabili sviluppati interamente in laboratorio. Il mio scopo, attraverso i risultati di tutte le nostre ricerche, è migliorare l’aspettativa e la qualità di vita dei pazienti che soffrono di insufficienza cardiaca.

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Francesca Di Fronzo in collaborazione con Polyxeni Mantzouratou

Editing Raffaella Gatta - Content Manager

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