
Lo scorso autunno era rimasto vacante quasi un posto su cinque delle scuole di specializzazione in medicina: su 15.283 contratti regionali disponibili, 2.569, cioè il 17%, non sono stati assegnati. Nella classifica delle meno appealing, all’ottavo posto, c’era la Medicina d’emergenza e urgenza (MEU), dove i posti occupati erano stati il 47%. Una specialità che soffrirebbe da anni la “crisi di vocazione” da parte dei giovani, come hanno spesso denunciato media, sindacati e politica, anche attraverso i casi di cronaca sulla mancanza di medici nei Pronto Soccorso.
Ma questi numeri raccontano solo una parte della storia, perché ne mancano altri che dipingono un quadro ben diverso. L’analisi sistematica dei dati nazionali sulle borse di specializzazione dal 2019 al 2025, pubblicata su Internal and Emergency Medicine, mostra infatti che l’aumento dei posti non coperti è legato soprattutto alla crescita abnorme dei posti disponibili, e non a un calo di interesse dei neolaureati in Medicina e Chirurgia.
A condurre lo studio sono stati ricercatori della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, dell’Università di Milano e dell’Istituto Mario Negri. Ebbene, nel periodo considerato, i posti disponibili per la Medicina d’emergenza e urgenza sono più che raddoppiati, passando da 391 a 954: tra gli incrementi più alti in assoluto fra tutte le scuole di specializzazione italiane. In proporzione, in questo stesso periodo, i posti coperti sono scesi dal 90% del 2019 al 25% del 2024, risalendo poi, come anticipato, al 47% nel 2025. Ma se si guarda al numero assoluto di posti effettivamente coperti, tra il 2022 e il 2025, la MEU è cresciuta più rapidamente della maggior parte delle altre specialità. “Nel 2025 è stata inoltre la terza scuola di specializzazione, tra quelle con un tasso di copertura inferiore al 90%, per numero di iscritti - sottolinea Ludovico Furlan, del Dipartimento Area Medica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, primo autore dello studio - Il problema, quindi, non è la mancanza di specializzandi, ma l'eccesso di posti messi a bando rispetto al numero di laureati in Medicina e Chirurgia che partecipano al concorso”.
Anche il confronto internazionale e i dati sulla soddisfazione dei medici in formazione vanno nella stessa direzione. In Italia i posti banditi per la Scuola di Specializzazione in Medicina d'emergenza e urgenza corrispondono a circa il 9% del totale dei laureati in medicina di un anno, contro il 6% della Francia, il 3% del Regno Unito e l’1% della Spagna. Le indagini ministeriali 2021-2022 collocano inoltre il gradimento della MEU su livelli comparabili a Cardiologia, una delle specialità più ambite, e superiori a Medicina Interna e Chirurgia Generale.
“Il rapporto tra posti coperti e posti disponibili è un indicatore che può ingannare quando il numero di posti offerti cambia così rapidamente: va sempre letto insieme all’andamento di candidati, laureati e posti assegnati in valore assoluto. È proprio incrociando questi dati sull’intera popolazione dei candidati dal 2019 al 2025, in Italia e nei principali Paesi europei, che il quadro di un forte disinteresse verso la MEU perde consistenza”, aggiunge Giovanni Nattino, del Dipartimento di Epidemiologia Medica dell’Istituto Mario Negri, che ha curato l’analisi dei dati. Per gli autori, continuare a leggere i posti scoperti come segno di disaffezione verso la specialità rischia di alimentare proprio la disillusione che descrive, scoraggiando i futuri medici indipendentemente dai dati oggettivi di interesse e soddisfazione.
Questo non significa, però, negare le difficoltà reali di chi lavora in Pronto Soccorso. “Conosciamo bene, per esperienza diretta, quanto sia impegnativo lavorare in emergenza-urgenza: turni, sovraffollamento, aggressioni, un carico di responsabilità enorme. Proprio per questo è importante non confondere due problemi distinti: la fatica reale di questo lavoro, che va affrontata con investimenti concreti sulle condizioni economiche e di qualità della vita professionale, e un racconto sulla ‘fuga dalla specialità’ che i dati non confermano e che, se ripetuto, rischia di disincentivare proprio chi sta scegliendo oggi il proprio percorso”, commenta Giorgio Costantino, direttore del Pronto Soccorso della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e docente del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università di Milano. Ampliare il numero di posti di specialità, concludono gli autori, non basta se non si affianca un aumento del numero di laureati in medicina disponibili a coprirli.
Ufficio Comunicazione Istituto Mario Negri