ultimo aggiornamento:
November 10, 2021

Pantoprazolo: benefici e rischi di un farmaco inibitore di pompa protonica

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Il pantoprazolo è l’inibitore di pompa protonica più prescritto.

Il suo utilizzo è stato approvato dalle agenzie regolatorie per il trattamento di vari disturbi, dal reflusso gastroesofageo alla sindrome di Zollinger-Ellison. Inoltre, è consigliato anche per il mantenimento post guarigione dell’infiammazione dell’esofago.

Questo farmaco è molto utilizzato anche off-label: un esempio è l’eliminazione dell’Helicobacter pylori o la prevenzione del sanguinamento causato da un’ulcera peptica o dalle ulcere indotte da FANS.

Qual è il meccanismo d’azione del pantoprazolo?

La presenza di pantoprazolo nello stomaco fa diminuire il pH interno proprio durante la fase di produzione dell’acido gastrico. Il pantoprazolo si lega alle proteine che rivestono la mucosa gastrica, chiamate pompe protoniche ATP H+/K+, impedendo la secrezione di succhi gastrici e causando la loro inibizione in maniera irreversibile. Questo effetto dura però solo 24 ore, in quanto le pompe protoniche vengono rimpiazzate continuamente.

Come assumere correttamente il pantoprazolo?

Per capire quale sia la dose più corretta di pantoprazolo da assumere, è necessario rivolgersi al medico per ottenere una diagnosi. Infatti, esistono diversi protocolli di somministrazione in base al disturbo da trattare. Ad esempio, nel caso dell’infiammazione dell’esofago associata a reflusso gastroesofageo, la somministrazione del pantoprazolo può essere sia orale che endovenosa: la somministrazione orale prevede un dosaggio di 40 mg al giorno o 20 mg al giorno per i casi più lievi, per un totale di 8 settimane. Esiste, poi, un periodo di "mantenimento" fino a 12 mesi. La somministrazione per via endovenosa prevede un dosaggio di 40 mg di pantoprazolo al giorno per 7-10 giorni.

Quando assumere il pantoprazolo?

Non ci sono limitazioni circa il momento più giusto per l’assunzione di questo gastroprotettore. Diciamo, comunque, che è preferibile prenderlo 30 minuti prima del pasto.
La compressa deve essere ingoiata intera, non va nè schiacciata nè masticata.

L'assorbimento, e quindi l’attività, del pantoprazolo non è influenzato se preso insieme a farmaci antiacidi. La quantità di inibitore di pompa protonica somministrata che raggiunge la circolazione sistemica senza subire alcuna modificazione chimica e la velocità con cui il farmaco è reso disponibile nella circolazione sistemica si definisce biodisponibilità. Quella relativa al pantoprazolo è del 77% quando viene assunto oralmente.

Ci sono possibili effetti collaterali legati all’assunzione del pantoprazolo?

Anche se il pantoprazolo è un farmaco relativamente sicuro, esiste la probabilità che si verifichino effetti avversi. Gli effetti collaterali principali di questo gastroprotettore comprendono diarrea, mal di testa, infezione delle vie respiratorie superiori e dolore addominale. Le complicazioni a lungo termine dell'uso del pantoprazolo includono diarrea causata da infezione da Clostridium, eccessiva proliferazione della flora batterica intestinale, carenza di vitamina B12, carenza di ferro, carenza di calcio, carenza di magnesio, demineralizzazione ossea e disturbi renali.

A dicembre del 2017, uno studio americano ha inoltre associato l’assunzione di pantoprazolo ad un aumentato rischio di sviluppare lupus eritematoso sottocutaneo subacuto. Questo evento è stato comunque considerato raro. Per questo motivo, la durata della terapia a base di pantoprazolo non deve superare le otto settimane, soprattutto negli anziani.

In quali persone è controindicato l’uso di pantoprazolo?

In generale, il pantoprazolo è un farmaco sicuro sia per gli adulti che per i bambini.

Esistono però persone nelle quali il suo utilizzo è controindicato, a causa di una ipersensibilità a molecole della stessa famiglia, come ad esempio l’omeprazolo, il lansoprazolo, il rabeprazolo, l’esomeprazolo o il dexlansoprazolo.

Le reazioni di ipersensibilità implicano shock anafilattico, disturbi respiratori (broncospasmo), reazioni a livello cutaneo (angioedema) e orticaria. Se dovesse verificarsi anche solo una di queste reazioni, la terapia a base di pantoprazolo dovrebbe essere immediatamente sospesa.

Infine, è importante evitare l’assunzione di pantoprazolo insieme a rilpivirina, un farmaco antiretrovirale utilizzato per curare l'HIV e l'AIDS. Prendere questi due farmaci contemporaneamente aumenta il rischio che il pantoprazolo non sia efficace in quanto si riduce la sua concentrazione nel sangue.

Il pantoprazolo può interagire con altri farmaci?

Questo gastroprotettore può diminuire la concentrazione o aumentare l'assorbimento di altri farmaci come ad esempio anfetamine, fluconazolo e metotrexato. Quindi, l’eventuale assunzione contemporanea di uno di questi farmaci con il pantoprazolo richiede vigilanza per monitorare l’efficacia farmacologica e per modificare se necessario il dosaggio.

Il pantoprazolo preso in eccesso è tossico?

Eventuali sovradosaggi di pantoprazolo possono essere rimediati solo attraverso la cura dei sintomi: il pantoprazolo, infatti, non è rimovibile dal corpo tramite emodialisi.
Studi di laboratorio hanno dimostrato che dosi che vanno da 709 mg/kg a 887 mg/kg hanno causato ipoattività, tremore e atassia ed infine la morte in modelli animali (topi, ratti e cani).

Il pantoprazolo e gli altri inibitori di pompa protonica sono prescritti in maniera appropriata?

Il pantoprazolo è uno dei farmaci più prescritti in Italia, sia in ambito domiciliare che in ambito ospedaliero.

Uno studio pubblicato di recente su European Journal of Clinical Pharmacology ha però dimostrato che, ad esempio, l'ospedalizzazione non migliora la qualità della prescrizione di questa classe di farmaci. È stata presa in considerazione la prevalenza del loro consumo e la loro appropriatezza di prescrizione nella terapia per la malattia da reflusso gastroesofageo. L’analisi ha coinvolto pazienti di 65 anni o più, inclusi in uno studio (Registro REPOSI), a cui hanno partecipato dal 2008 più di 100 reparti di medicina interna e geriatria. È stata analizzata l’eventuale prescrizione di farmaci inibitori di pompa protonica sia al ricovero che alla dimissione dall'ospedale. I risultati dello studio dimostrano che su quasi 4000 pazienti dimessi dall'ospedale, a circa la metà di essi questi farmaci sono stati prescritti senza un'indicazione d'uso corretta o non prescritti affatto, nonostante l'indicazione a farlo.

Questi dati suggeriscono la necessità di sviluppare ed attuare nuove strategie ed interventi educazionali rivolti ai medici e mirati a far prescrivere con molta più cura i gastroprotettori.

Raffaella Gatta - Content Manager

In collaborazione con Carlotta Franchi - Unità di Ricerca di Farmacoepidemiologica nell'anziano - Laboratorio di Valutazione della Qualità delle Cure e dei Servizi per l'Anziano - Dipartimento di Neuroscienze

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