Data prima pubblicazione
May 6, 2026

Paracetamolo, sovradosaggio negli adolescenti: i rischi e cosa fare

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May 6, 2026

Paracetamolo, sovradosaggio negli adolescenti: i rischi e cosa fare

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L’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha pubblicato sul suo sito un'allerta sull'assunzione non corretta del paracetamolo tra gli adolescenti, e in particolare sul numero significativo di casi di sovradosaggio intenzionale. Casi che, si legge nella nota, possono essere legati a gesti impulsivi o dimostrativi, o a una errata percezione che il farmaco sia privo di rischi.

Ad accendere una spia sono i dati della Rete Nazionale di Farmacovigilanza e del Centro Antiveleni di Pavia all’interno delle attività di monitoraggio sulla sicurezza dei medicinali. AIFA sottolinea che, sebbene non siamo di fronte a “un incremento dei casi nel tempo e di evidenze riconducibili a comportamenti imitativi o a presunte sfide social, il fenomeno rappresenta un rischio clinico rilevante, soprattutto considerando la vulnerabilità degli adolescenti”. Di quale rischio parliamo? E come ridurlo? Risponde ai dubbi Antonio Clavenna, a capo del Laboratorio di Epidemiologia dell’Età Evolutiva presso il Dipartimento di Epidemiologia Medica dell’Istituto Mario Negri di Milano

Indice

Cos’è il paracetamolo e a cosa serve

Sintetizzato per la prima volta nel 1878 da Harmon Northrop Morse, è impiegato per uso clinico dalla fine dell’Ottocento. Grazie alla versatilità e alla buona tollerabilità, è tra le molecole più diffuse per il trattamento sintomatico di febbre (è l’antipiretico di prima scelta) e dolori di entità lieve o moderata (come mal di testa, mal di denti, dolori muscolari e articolari), ed è oggi contenuta in numerosi farmaci generici, facilmente accessibili.

Rischi del sovradosaggio di paracetamolo

Uno dei metaboliti del paracetamolo può causare danni alle cellule, in particolare a quelle del fegato, che è l’organo dove avviene il metabolismo del farmaco. In genere questo metabolita viene bloccato dal glutatione, una sostanza presente all'interno dell'organismo che protegge gli organi dai danni dovuti ai cosiddetti radicali liberi. Se il paracetamolo è “troppo”, riduce le “scorte” di glutatione, che non può, quindi, né inattivare il metabolita pericoloso né proteggere in generale dai radicali liberi. Non c'è un rischio specifico o più elevato per gli adolescenti, dove il funzionamento di questi due organi è ormai sostanzialmente molto simile a quella degli adulti.

“Se la dose è particolarmente elevata, i danni possono essere estremamente gravi: si può verificare un'insufficienza epatica che può portare al decesso - spiega Clavenna -. Ma anche con dosi di poco superiori a quelle generalmente consigliate si possono avere dei danni, reversibili o irreversibili. Altri organi particolarmente a rischio sono i reni, che hanno il compito di filtrare il sangue”.

I sintomi del sovradosaggio e quando compaiono

I danni a fegato e reni possono verificarsi senza che si manifestino sintomi particolari. I segnali più frequenti sono quelli gastrointestinali, come nausea, vomito, difficoltà a digerire. Di solito compaiono tra le 24 e le 48 ore dopo l'assunzione del farmaco.

Se il danno è più serio ci può essere ittero, ossia la comparsa della colorazione giallastra della cute e delle mucose, dovuta all’accumulo di bilirubina, che viene metabolizzata sempre dal fegato. Nei casi ancora più gravi - dove l'assunzione di dosi molto elevate in genere è volontaria - si possono avere effetti a carico del sistema nervoso centrale, con sintomi che vanno dalla sonnolenza eccessiva alla difficoltà respiratoria, al coma. Queste manifestazioni sono comunque precedute dai sintomi più lievi.

Cosa fare in caso di sovradosaggio

Per ridurre il danno da tossicità è possibile ricorrere a un “antidoto”: l’acetilcisteina (NAC), un farmaco (utilizzato normalmente come mucolitico) che ha un effetto simile a quello del glutatione e può catturare i radicali liberi, proteggendo il fegato e i reni. “È sempre il medico che deve decidere se è necessario ricorrere al NAC o meno, e in genere lo somministra per via endovenosa - avverte Clavenna - Nel caso di dubbi o sospetti di sovradosaggio di paracetamolo, è consigliato rivolgersi al medico curante, telefonare a un centro antiveleni o recarsi in Pronto Soccorso”.

Dose corretta ed errori più comuni

La singola dose consigliata di paracetamolo per una persona adulta è tra i 500 (sufficiente in caso di febbre) e i 1.000 milligrammi, che può essere ripetuta fino a un massimo di quattro volte in 24 ore, per un’assunzione giornaliera massima di 4 grammi. È preferibile rimanere sotto questa soglia e, soprattutto, è importante rispettare l’intervallo minimo tra due dosi, che è di 4-6 ore (se possibile, è consigliabile aspettare le 6 ore, indipendentemente che sia presa la compressa da 500 o da 1.000 mg).

“L'errore più comune è infatti quello di assumere dosi troppo ravvicinate, perché il farmaco non viene metabolizzato correttamente - sottolinea il medico -. Un altro errore può essere quello di assumere contemporaneamente più farmaci generici che hanno al loro interno il paracetamolo. È da notare che in Italia le confezioni di questi medicinali non sempre riportano in modo chiaro e immediatamente leggibile la presenza del principio attivo”.

Paracetamolo e alcol: un mix pericoloso

L’assunzione concomitante di alcol e paracetamolo è fortemente sconsigliata, sia perché l’alcol stesso causa danni al fegato, sia perché incide sul metabolismo dei farmaci: due effetti che si sommano e potenziano i rischi, anche quando la dose è corretta.

Per quanto tempo assumere il paracetamolo

“Soprattutto quando il farmaco viene assunto come automedicazione, quindi senza prescrizione medica, nel caso in cui la febbre o i sintomi non migliorano in 4-5 giorni, è opportuno contattare il medico prima di proseguirne l’assunzione”, conclude Clavenna.

Tiziana Moriconi - giornalista scientifica | Ufficio Comunicazione Mario Negri

con la consulenza di

Antonio Clavenna - Laboratorio di Epidemiologia dell’Età Evolutiva - Dipartimento di Epidemiologia Medica

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