July 2, 2021
ultimo aggiornamento:
3/8/2021

Cosa sappiamo sulla variante Delta del SARS-CoV-2 e sulla sua pericolosità?

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Mentre i numeri del Covid-19 relativi ai contagi e ai decessi in Italia continuano a scendere, una nuova minaccia sta arrivando dalla variante Delta, prima chiamata indiana (B.1.617.2).

Nel Regno Unito è responsabile di una nuova ondata epidemica, la terza. E ora, secondo il Financial Times, si sta diffondendo anche in Portogallo, Spagna, Germania e Francia.

Nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, relativo alla prevalenza delle varianti in Italia, leggiamo che la frequenza e la diffusione di casi dovuti alla variante Delta sono in aumento anche nel nostro Paese: in base ai dati attualmente disponibili, la percentuale è aumentata dal 4,2% nel mese di maggio 2021 al 16,8% nel mese di giugno 2021.

Il dato preoccupante arriva dall’Inghilterra: nonostante il 60,3% della popolazione adulta ha già ricevuto due dosi di vaccino e l'82,5% almeno la prima dose, la diffusione della Delta continua ad aumentare.

La domanda a questo punto lecita è: i vaccini ci proteggono da questa variante?

Variante Delta e trasmissibilità aumentata: la protezione conferita dai vaccini

Ultimi dati suggeriscono che la variante Delta sia caratterizzata da una maggiore trasmissibilità, più 40-50% rispetto alla variante Alfa. La carica virale di chi viene contagiato dalla questa variante è molto più alta rispetto al virus originario. Il motivo non è ancora del tutto chiaro. Una spiegazione possibile potrebbe essere la presenza di una mutazione in prossimità del sito di taglio S1/S2 della proteina virale Spike.

La maggiore trasmissibilità si traduce in un aumento del valore R0, ovvero il numero medio di persone che contrarrebbero l’infezione da una persona infetta, in mancanza di misure di contenimento e precauzione (l'utilizzo delle mascherine, il distanziamento fisico e il lavaggio delle mani).

Non è invece noto se questa variante sia associata a un maggior rischio di malattia grave: uno studio condotto in Scozia ha osservato una maggiore probabilità di ricovero ospedaliero in chi era stato contagiato con la variante delta del virus, ma al momento non ci sono prove conclusive di un decorso più severo dell’infezione.

E’ comunque confortante vedere che nonostante un aumento dei numeri assoluti dei contagi, quelli dei ricoveri e dei decessi restano sotto controllo, grazie all'efficacia dei vaccini.

Infatti, i dati relativi alla regione della Gran Bretagna più colpita dall'ondata in corso, dimostrano come la maggior parte dei casi riguarda giovani, risparmiando gli over 60, già vaccinati.

La protezione maggiore ovviamente è quella conferita da un ciclo di vaccinazione completo. Uno studio pubblicato su Lancet dimostra che il vaccino Pfizer ha un’efficacia del 79% contro la variante Delta (mentre era del 92% per la variante Alfa), mentre quello AstraZeneca sarebbe efficace al 60% (contro il 73% per l’Alfa). L’efficacia nel ridurre il rischio di ospedalizzazione rimane molto elevata per entrambi i vaccini (96% per Pfizer e 92% per AstraZeneca) dopo aver completato il ciclo vaccinale.

Altri studi hanno confermato un’efficacia leggermente inferiore del vaccino Pfizer nella prevenzione dell’infezione da variante delta: dati riportati dal Ministero della Salute israeliano riportano una stima del 64% mentre quella osservata in Inghilterra è più elevata e pari a 88%. In tutti i contesti, anche in Israele, l’efficacia nel prevenire le forme gravi si mantiene, però, superiore al 90%.

Anche per i vaccini Moderna e Johnson & Johnson ci sono studi che documentano una buona capacità di neutralizzare la variante delta del virus degli anticorpi indotti dalla vaccinazione, seppure diminuita rispetto alle altre varianti. Nel caso del vaccino Moderna, alcuni dati raccolti sul campo nel corso della campagna vaccinale in Canada, stimano che l’efficacia sia simile a quella del vaccino Pfizer.

Recentemente l’Oms ha classificato la variante Delta non più come variante di interesse ma come variante che desta preoccupazione, come già successo per la variante Alfa, Beta e Gamma. Qualora la sua diffusione dovesse aumentare, la possibilità di ritardare la somministrazione delle seconde dosi potrebbe non rappresentare più la strategia ottimale, in quanto la protezione dopo la prima non è sufficiente.

L’immunologo Guido Forni, dell'Accademia dei Lincei, si dichiara preoccupato per la variante Delta, ma afferma anche che chi è vaccinato con due dosi è protetto. La preoccupazione è rivolta a quei circa 2,4 milioni di over 60 che ancora non hanno ricevuto nemmeno una dose. Se la Delta si diffondesse in Italia così come sta succedendo in altri paesi europei, il numero di morti potrebbe di nuovo aumentare purtroppo.

Certo è che i contagi di oggi non dovrebbero avere lo stesso peso sul Sistema Sanitario come quelli dello scorso inverno: infatti le infezioni che si registrano in persone più giovani presentano meno complicazioni. Se guardiamo ancora ai dati inglesi, il tasso di letalità si mantiene per ora molto basso, se comparato a quanto visto nei mesi scorsi. Questo, quindi, non vuol dire che possiamo considerarci in salvo, ma che comunque possiamo guardare al futuro con più positività.

Che cosa è la variante Delta Plus del SARS-CoV-2?

Si tratta di una variante con le caratteristiche della Delta e in più una mutazione propria della Beta, K417N, (la variante sudafricana). L’effetto previsto è quello di possedere una maggiore capacità di evadere la risposta immunitaria. Potrebbe essere più contagiosa, letale e resistente agli anticorpi monoclonali, ma al momento non ci sono prove scientifiche a supporto di queste ipotesi.

La Delta Plus, in sigla AY.1, si lega con maggiore facilità alle cellule polmonari, da qui la maggiore contagiosità. E’ stata isolata in qualche decina di persone dalla prima volta in cui è stata ritrovata in India nell’aprile di quest’anno. Risulta comunque diffusa anche in altri 9 paesi, secondo un articolo pubblicato dalla Bbc, fra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti.

La variante Delta del SARS-CoV-2 in Italia: cosa fare?

La variante Delta è la dimostrazione del fatto che il SARS-Cov-2 continua a circolare e ad evolversi e che questa evoluzione continua a produrre varianti ancora più pericolose di quelle che sono venute prima di loro. Dagli ultimi dati a disposizione, B.1.617.2 è tra le varianti a più alta trasmissibilità mai diffuse in tutto il mondo: per questo motivo rappresenta il rischio maggiore per le popolazioni non vaccinate e, forse, anche per le popolazioni in cui la maggior parte delle persone vaccinate ha ricevuto una sola dose.

Ad oggi, in Italia rappresenta il 99,7% delle infezioni. Quindi la variante che circola maggiormente nel nostro Paese. Purtroppo, anche se i vaccini continuano a mantenere piuttosto elevata la loro efficacia nei confronti di questa variante, la Delta sembra associata ad un rischio di infezione maggiore soprattutto in persone non vaccinate. Non è escluso, però, che anche le persone vaccinate siano immuni del tutto dalle nuove varianti: potrebbero esserci lo stesso casi di infezione, ma in maniera lieve.

In uno studio svedese pubblicato di recente su Lancet infectious Disease, gli autori riportano un aumento del rischio di ospedalizzazione in seguito a infezioni causate dalla variante Delta.

Come fare quindi a proteggersi? Vaccinazione e utilizzo costante delle misure anti-contagio che ormai fanno parte della quotidianità: distanziamento fisico evitando assembramenti e, qualora non fosse possibile, indossare mascherine; lavaggio delle mani.

L’importante sarà avere la consapevolezza che, grazie alla vaccinazione e al buon senso di ciascuno di noi, salvo situazioni impreviste che in questo momento non è possibile prevedere, ne usciremo.

Raffaella Gatta - Content manager

In collaborazione con Antonio Clavenna - Capo Laboratorio di Farmacoepidemiologia - Dipartimento di Salute Pubblica

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