ultimo aggiornamento:
16/11/2021
July 2, 2021

Variante Delta Covid: i vaccini proteggono dalla sua pericolosità?

News
PRESS AREA

Ai fini di una corretta comunicazione, tutti gli articoli relativi al Covid-19 vengono costantemente aggiornati.

La variante Delta, prima chiamata indiana (B.1.617.2), è stata responsabile nel Regno Unito di una nuova ondata epidemica, la terza. Poi, si è diffusa anche in Portogallo, Spagna, Germania e Francia.

Nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, relativo alla prevalenza delle varianti in Italia, negli ultimi 45 giorni il 98,4% dei tamponi sequenziati è risultato positivo alla variante Delta (contro l’88,7% rilevato a settembre).  La circolazione della variante alfa è fortemente diminuita, scendendo allo 0,1% (sempre negli ultimi 45 giorni, mentre nell'aggiornamento precedente era allo 0,4%).

La domanda a questo punto lecita è: i vaccini ci proteggono da questa variante?

Variante Delta e trasmissibilità aumentata: la protezione conferita dai vaccini

Ultimi dati suggeriscono che la variante Delta sia caratterizzata da una maggiore trasmissibilità, più 40-50% rispetto alla variante Alfa. La carica virale di chi viene contagiato dalla questa variante è molto più alta rispetto al virus originario, a causa della presenza di una mutazione in prossimità del sito di taglio S1/S2 della proteina virale Spike.

La maggiore trasmissibilità si traduce in un aumento del valore R0, ovvero il numero medio di persone che contrarrebbero l’infezione da una persona infetta, in mancanza di misure di contenimento e precauzione (l'utilizzo delle mascherine, il distanziamento fisico e il lavaggio delle mani).

E’ comunque assodato che la variante delta è associataa un maggior rischio di malattia grave, come dimostrato in uno studio condotto in Scozia, in cui è stata osservato una maggiore probabilità di ricovero ospedaliero in chi era stato contagiato con la variante delta del virus.

E’ comunque confortante vedere che nonostante un aumento dei numeri assoluti dei contagi, quelli dei ricoveri e dei decessi restano sotto controllo, grazie all'efficacia dei vaccini.

I dati relativi alla regione della Gran Bretagna piùcolpita dalla terza ondata estiva dimostrano come la maggior parte dei casi ha riguardato giovani, risparmiando gli over 60, già vaccinati.

Secondo uno studio scozzese appena pubblicato su The New England Journal of Medicine l’efficacia di tutti i vaccini disponibili verso tutte le varianti del virus nell’evitare il decesso per Covid-19 è superiore al 90%. L'analisi ha coinvolto 5,4 milioni di persone, in un periodo che andava da aprile a settembre del 2021. I casi positivi registrati sono stati 115 mila e i decessi 201. Non si è registrato nessun decesso tra le persone che hanno ricevuto una doppia dose del vaccino Moderna. Il tasso di protezione è dunque molto alto.

I contagi di oggi comunque non sembrano avere lo stesso peso sul Sistema Sanitario come quelli dello scorso inverno: infatti le infezioni che si registrano in persone più giovani presentano meno complicazioni. Questo, quindi, non vuol dire che possiamo considerarci in salvo, ma che comunque possiamo guardare al futuro con più positività.

Che cosa è la variante Delta Plus del coronavirus SARS-CoV-2?

Si tratta di una variante con le caratteristiche della Delta e in più una mutazione propria della Beta, K417N, (la variante sudafricana). L’effetto previsto è quello di possedere una maggiore capacità di evadere la risposta immunitaria. Potrebbe essere più contagiosa, letale e resistente agli anticorpi monoclonali, ma al momento non ci sono prove scientifiche a supporto di queste ipotesi.

La Delta Plus, in sigla AY.1, si lega con maggiore facilità alle cellule polmonari, da qui la maggiore contagiosità. Da dove arriva la variante Delta? E’ stata isolata in qualche decina di persone dalla prima volta in cui è stata ritrovata in India nell’aprile di quest’anno. Risulta comunque diffusa anche in altri 9 paesi, secondo un articolo pubblicato dalla Bbc, fra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti.

La variante Delta del SARS-CoV-2 in Italia: cosa fare?

La variante Delta è la dimostrazione del fatto che il SARS-Cov-2 continua a circolare e ad evolversi e che questa evoluzione continua a produrre varianti ancora più pericolose di quelle che sono venute prima di loro. Dagli ultimi dati a disposizione, B.1.617.2 è tra le varianti a più alta trasmissibilità mai diffuse in tutto il mondo: per questo motivo rappresenta il rischio maggiore per le popolazioni non vaccinate e, forse, anche per le popolazioni in cui la maggior parte delle persone vaccinate ha ricevuto una sola dose.

Ad oggi, in Italia rappresenta il 99,7% delle infezioni. Quindi la variante che circola maggiormente nel nostro Paese. Purtroppo, anche se i vaccini continuano a mantenere piuttosto elevata la loro efficacia nei confronti di questa variante, la Delta sembra associata ad un rischio di infezione maggiore soprattutto in persone non vaccinate. Non è escluso, però, che anche le persone vaccinate siano immuni del tutto dalle nuove varianti: potrebbero esserci lo stesso casi di infezione, ma in maniera lieve.

In uno studio svedese pubblicato di recente su Lancet infectious Disease, gli autori riportano un aumento del rischio di ospedalizzazione in seguito a infezioni causate dalla variante Delta.

Come fare quindi a proteggersi? Vaccinazione e utilizzo costante delle misure anti-contagio che ormai fanno parte della quotidianità: distanziamento fisico evitando assembramenti e, qualora non fosse possibile, indossare mascherine; lavaggio delle mani.

L’importante sarà avere la consapevolezza che, grazie alla vaccinazione e al buon senso di ciascuno di noi, salvo situazioni impreviste che in questo momento non è possibile prevedere, ne usciremo.

Raffaella Gatta - Content manager

In collaborazione con Antonio Clavenna - Laboratorio di Farmacoepidemiologia - Dipartimento di Salute Pubblica

Tag relativi all’articolo

Pagina Inglese