March 9, 2021
ultimo aggiornamento:
12/3/2021

Quanti sono i vaccini contro il Covid-19 disponibili oggi in tutto il mondo?

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La vaccinazione è forse l’unica strategia per riuscire a mettere un punto alla pandemia di Covid-19. La sola vera speranza per questo anno appena iniziato è riposta tutta nell'efficacia dei vaccini sviluppati in così breve tempo contro il SARS-CoV-2.

Purtroppo, questa speranza è stata indebolita in questi ultimi mesi da una nuova emergenza: la circolazione di molteplici varianti del nuovo coronavirus, caratterizzate da una minore suscettibilità alla malattia e da una minore immunità vaccino-indotta.

In Italia, oggi, sono tre i vaccini disponibili contro il Covid-19: Pfizer, Moderna e Vaxzevria (Astrazeneca).

La Food and Drug Administration (FDA) e l’EMA - Agenzia Europea per i Medicinali, però, stanno esaminando anche tutti gli altri vaccini sviluppati contro il nuovo coronavirus.

Il Covid-19, infatti, rappresenta un’emergenza che sta facendo velocizzare la burocrazia per l’ottenimento dell’autorizzazione.

Tutto questo è stato reso possibile grazie all’identificazione del bersaglio migliore del SARS-CoV-2, ovvero la proteina che costituisce la punta, spike (S), così da garantire l’ottenimento di una risposta immunitaria efficace contro questo patogeno.

La risposta immunitaria ottenuta grazie ai vaccini è caratterizzata da:

  • produzione di anticorpi neutralizzanti;
  • produzione di una risposta mediata dai linfociti T;
  • mancanza di malattie sviluppate a causa degli anticorpi prodotti dal vaccino (ADE).

Dal momento che abbiamo già affrontato in un precedente articolo i vaccini attualmente autorizzati all’uso in Italia, ora concentriamo la nostra attenzione su quelli autorizzati in altri paesi del mondo o che si trovano nelle ultime fasi degli studi clinici.

Johnson&Johnson e Sputnik V

Entrambi questi vaccini, come quello prodotto da Astrazeneca, sono basati su vettore virale. I virus utilizzati sono stati modificati per diventare incapaci di replicarsi. Essi, quindi, servono solo da veicolo per trasportare all’interno delle cellule ospiti la sequenza genetica dell’antigene del SARS-CoV-2, ovvero la proteina spike, che sarà poi prodotta dall’organismo che riceve il vaccino.

Il vaccino prodotto dalla Johnson & Johnson, o meglio dalla sua farmaceutica belga Janssen che ha già sviluppato un vaccino contro un particolare ceppo di ebola, si chiama Ad26.CoV2.S.
La caratteristica principale di questo vaccino, sperimentato negli Stati Uniti, in Sudafrica e in Brasile anche se con risultati diversi, è che prevede la somministrazione di una singola dose, con un’efficacia a 28 giorni dalla somministrazione dell’85% nei confronti di forme gravi di Covid-19 e del 65% nei confronti dell’infezione sintomatica.

Il vettore virale utilizzato è l’adenovirus umano di tipo 26, modificato in modo tale da non renderlo capace di replicarsi e quindi di arrecare danni all’organismo vaccinato. Il vaccino J&J è stabile a -20°C e può essere conservato a temperature più alte (2-8°C) fino a 3 mesi. Questo quindi lo rende un vaccino piuttosto “pratico” da maneggiare in un periodo di emergenza come questo.

Questo vaccino è stato approvato in America dalla FDA il 27 febbraio, mentre l’autorizzazione da parte dell’EMA è arrivata l’11 marzo.

Lo Sputnik V, il cui nome tecnico è Gam-COVID-Vac, è stato sviluppato in Russia. Questo vaccino utilizza vettori adenovirali diversi per ciascuna delle due dosi di somministrazione: nella prima dose è utilizzato l’adenovirus umano di tipo 26 (Ad26), mentre nella seconda dose l’adenovirus ricombinante di tipo 5 (Ad5).

Per aumentare la risposta immunitaria, la seconda dose deve essere eseguita 21 giorni dopo la prima.

Il farmaco può essere trasportato e conservato in due modi: congelato a -18°C oppure liofilizzato (e cioè privato dell’acqua) e conservato a 2-8°C. È ovvio che il secondo modo di conservazione è il più conveniente dal punto di vista del trasporto, mentre il primo è il più economico e tecnologicamente avanzato dal punto di vista della produzione.

L’efficacia nei confronti di forme gravi di Covid-19 è del 100% a 21 giorni dalla prima dose, mentre l’efficacia totale è del 87,6% a 14 giorni dalla prima dose e del 91,1% a 7 giorni dalla seconda dose.

Al momento lo Sputnik è utilizzato non solo in Russia ma anche in via emergenziale in numerose nazioni come per esempio in Ungheria, Slovacchia, Bielorussia, Argentina, Bolivia, Emirati Arabi Uniti, Algeria, Palestina ed Egitto.

Il 4 marzo l’EMA ha annunciato di aver avviato la revisione continua (rolling review) del vaccino.

CoronaVac e BBI-CorV

Le aziende Sinovac e Sinopharm sono due aziende cinesi specializzate nella produzione di vaccini basati su virus inattivato, un approccio tradizionale simile a quello utilizzato per molti dei vaccini già in uso, come per sempio quello antinfluenzale.

I virus sono cresciuti in vitro in laboratorio e poi sono inattivati (uccisi) con un procedimento chimico. Questa inattivazione non cambia la struttura degli antigeni che quindi restano capaci di innescare una risposta immunitaria nell’ospite.

Il CoronaVac, sviluppato dalla Sinovac, prevede due dosi a distanza di 14 giorni l’una dall’altra.

Questo vaccino può essere conservato a 2-8°C, la stessa temperatura dei vaccini antinfluenzali, e sembra poter rimanere stabile per un massimo di tre anni in magazzino.

I risultati della fase 3 non sono ancora stati pubblicati. L’efficacia al momento dichiarata a 14 giorni dalla seconda dose varia dal 50 al 91% a seconda del paese in cui è stato condotto lo studio.

Al momento questo vaccino è in attesa di approvazione. E’ stato però già utilizzato in in Cina, e in via emergenziale in altre nazioni come per esempio Brasile, Colombia, Cile, Uruguay, Turchia, Indonesia e Azerbaijan.

Anche il BBI-CorV, sviluppato dalla Sinopharm, prevede due dosi a distanza di 14 giorni l’una dall’altra e le stesse modalità di conservazione e trasporto.

Come per il CoronaVac i dati di fase 3 non sono ancora stati resi pubblici. L’azienda produttrice ha dichiarato un’efficacia del 79% nei confronti dell’infezione sintomatica.

Al momento questo vaccino è utilizzato in Cina ma è stato distribuito anche in altre nazioni come per esempio Emirati Arabi Uniti, Peru, Venezuela, Argentina, Ungheria.

Novavax

Il vaccino NVX-CoV2373, prodotto dalla Novavax, azienda statunitense, è a base proteica. Minuscole porzioni, o subunità, della proteina spike, sono ottenute in laboratorio attraverso ingegneria genetica, e rappresentano l’antigene che scatena la risposta immunitaria nell’ospite.

Il vaccino contiene poi anche un "adiuvante", e cioè una sostanza che contribuisce a rafforzare le risposte immunitarie. Nel caso del Novavax l’adiuvante è la saponina, una molecola di origine vegetale.

Il NVX-CoV2373 prevede due dosi. La sua efficacia calcolata in UK è del 89%, mentre quella ottenuta in Sud Africa è del 60%. Queste stime potrebbero essere influenzate dalla varianti presenti in queste nazioni.

Al momento questo vaccino sta terminando gli studi di fase 3 e l’EMA ha avviato la sua revisione continua.

CureVac

Il CVnCoV, sviluppato dalla tedesca CureVac, è un vaccino a RNA messaggero, come quelli di Pfizer e il Moderna. Prevede due dosi a distanza di 28 giorni l’una dall’altra.

Rispetto agli altri vaccini a mRNA, può essere conservato per 24 ore a temperatura ambiente e per 3 mesi a 2-8°C. Questa caratteristica, quindi, potrebbe consentire una gestione più semplice.

Gli studi clinici di fase 3 sono ancora in corso.

Il CureVac è comunque tra i 6 vaccini già opzionati dall’Unione Europea: l'EMA infatti ha già avviato la sua rolling review.

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SARS-CoV-2 Vaccines, C. Buddy Creech et al; JAMA Insights, February 26, 2021;    

https://www.nytimes.com/interactive/2020/science/coronavirus-vaccine-tracker.html

https://www.who.int/publications/m/item/draft-landscape-of-covid-19-candidate-vaccines  

Raffaella Gatta - Content manager

In collaborazione con Antonio Clavenna - Capo Unità di Farmacoepidemiologia - Laboratorio Salute Materno Infantile - Dipartimento di Salute Pubblica

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