Data prima pubblicazione
12/8/2024
October 30, 2026

Febbre West Nile: il virus va verso Nord

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October 30, 2026

Febbre West Nile: il virus va verso Nord

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La febbre del Nilo Occidentale (o febbre West Nile) è una malattia infettiva virale causata dal virus West Nile, trasmesso dalle punture di zanzara. Come riconoscerla, dove è più diffusa, quando diventa pericolosa o mortale.

Indice

Nel 2026 l’Europa ha registrato il numero più alto di casi di infezione da virus del Nilo Occidentale (WNV) mai segnalato. A fine ottobre i Paesi UE hanno notificato quasi 2.000 infezioni notificate e avvenute localmente (non importatie). L’Italia resta il Paese più colpito, con 787 casi notificati al 29 ottobre, mese in cui la sorveglianza epidemiologica si ferma, dal momento che i contagi seguono un andamento stagionale legato al clima caldo e umido che promuove la diffusione delle zanzare. E proprio le alte temperature stanno ampliando l’area di diffusione del virus, spingendolo sempre più verso Nord. Anche Grecia e Francia hanno avuto i loro massimi storici nel 2026 (rispettivamente 445 e 144 contagi al 7 ottobre), e il Belgio ha registrato per la prima volta 15 persone infettate. In generale, il rischio di contrarre malattie causate dalle punture delle zanzare, come malaria, Dengue, Chikungunya, Zika Virus e, appunto, la febbre West Nile, è in aumento.

Più casi, quindi, ma non più gravi. Secondo l’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, non ci sono segnali di una maggiore aggressività: la quota di persone ricoverate, con sintomi neurologici (quando l'infezione colpisce cervello, meningi e midollo spinale) o decedute resta sotto i livelli dell’ultimo decennio. Finora in questa stagione i morti sono stati circa 130.

La situazione in Italia

A coordinare la sorveglianza del West Nile virus in Italia è l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Secondo l’ultimo bollettino, dei 787 casi confermati, 422 si sono manifestati nella forma neuroinvasiva (di cui 5 casi importati), 97 sono stati asintomatici (tutti tranne uno identificati grazie ai controlli preventivi in donatori di sangue), 26 hanno riportato febbre, 5 altri sintomi. I decessi sono stati 61: la letalità (calcolata sulle forme neuro-invasive autoctone finora segnalate e confermate), è pari al 14,4%, mentre nel 2025 è stata 19,6%, un calo che secondo l’ISS si deve a una diagnosi più precoce e a misure di prevenzione e controlli. Le segnalazioni provengono da 88 province di 20 Regioni e si sono concentrate tra fine giugno e fine settembre.

Se guardiamo agli anni passati, troviamo:

  • Nel 2025 i casi confermati di infezione da West Nile Virus erano stati 794 (di cui 3 importati): 376 con sintomi neuroinvasivi; si sono verificati 76 decessi.
  • Nel 2024 erano stati 460 (61 solo nel periodo 22-28 agosto), di cui 272 con coinvolgimento del sistema nervoso centrale, 20 i decessi.
  • Nel 2023 i decessi erano stati invece 27, i casi 166.
  • L'anno prima - il 2022 - si sono registrati 37 decessi su 723 casi

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Cos’è la febbre del Nilo e come si trasmette

La febbre West Nile (o Febbre del Nilo Occidentale) è una malattia infettiva provocata dal West Nile Virus (Wnv), un virus della famiglia dei Flaviviridae – la stessa della Dengue e della febbre gialla. Il virus non si trasmette da uomo ad uomo ma tramite la puntura di zanzare infette della specie Culex pipiens, ovvero la comune zanzara notturna.

Altri modi in cui il virus può diffondersi tra esseri umani sono:

  • Trasfusioni di sangue
  • Trapianti di organi provenienti da donatori infetti
  • Dalla madre al figlio durante la gravidanza e l'allattamento

Quali sono gli animali che trasmettono questa malattia?

La malattia viene trasmessa all’uomo dalle zanzare, ma il serbatoio originale del patogeno sono gli uccelli, in particolar modo i passeriformi. Accade che le zanzare diventino portatrici del virus pungendo uccelli infetti. Le zanzare infette, a loro volta, possono poi infettare sia esseri umani che animali, soprattutto i cavalli. In alcuni casi anche cani, gatti, conigli. Il virus è stato identificato anche in alcuni rettili, tra cui alligatori e coccodrilli.

Breve storia del West Nile Virus

  • Il West Nile virus viene isolato per la prima volta nel 1937 da una donna in Uganda, appunto nel distretto West Nile (da cui prende il nome).
  • Nel 1953 è stato poi identificato negli uccelli (corvi e colombiformi) nella regione del delta del Nilo. All'inizio non ha destato particolare interesse: gli effetti sull'uomo sembravano non pericolosi.
  • La prima epidemia riconosciuta di WNV si è verificata in Israele nel 1951 in una piccola città fuori Haifa, dove si sono verificati un totale di 123 casi senza decessi. Durante questa epidemia sono state descritte per la prima volta nel dettaglio le caratteristiche cliniche associate all'infezione, con i sintomi principali come febbre, mal di testa, mialgie, dolore addominale, eruzioni cutanee (esantemi) e vomito.
  • Sempre in Israele, nel 1957, si verifica un’epidemia in una casa di cura e per la prima volta vengono registrate gravi complicazioni neurologiche legate al virus negli anziani residenti.
  • Nel 1999 il virus compare a New York, provocando una grave epidemia che si diffonde negli Stati Uniti d'America.
  • Nell’agosto del 2008, in seguito a un’epidemia che colpisce una settantina di cavalli e sei esseri umani in alcune province dell'Emilia-Romagna, del Veneto e della Lombardia, il virus è stato dichiarato endemico nel nostro Paese. Dal 2008 è in vigore un’ ordinanza del Ministero della Salute per un piano di sorveglianza straordinaria della malattia di West Nile.

Febbre del Nilo: dove è più diffusa

Il virus West Nile si contrae più comunemente nei climi più caldi, soprattutto nelle regioni subtropicali o temperate del pianeta, dove le alte temperature favoriscono la riproduzione delle zanzare che lo veicolano. È presente in molti Paesi del mondo, in particolare in Africa, Medio Oriente, Europa, Australia e Nord America. È la causa principale di malattie trasmesse dalle zanzare negli Stati Uniti, con casi segnalati in 49 stati.

Febbre del Nilo: come riconoscere i principali sintomi

L'infezione da virus WNV è asintomatica in circa l'80% delle persone infette. Circa il 20% dei contagiati presentano disturbi simil-influenzali lievi, come febbre, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, nausea e vomito. Occasionalmente si possono verificare un’eruzione cutanea e ingrossamento delle ghiandole linfatiche. La febbre del Nilo viene diagnosticata ricercando gli anticorpi specifici, quali le Immunoglobuline M (IgM) e IgG, nel sangue dei soggetti con sospetta infezione attraverso specifici test sierologici.

Qual è il periodo di incubazione della malattia?

Il periodo di incubazione del virus è solitamente compreso tra 3 e 14 giorni, arriva fino a 21 giorni per i pazienti immunosoppressi o fragili. I sintomi, invece, durano generalmente pochi giorni e si risolvono in modo autonomo. La maggior parte delle persone guarite dal virus West Nile raggiunge un'immunità che può durare a vita o comunque presenta un rischio minimo di contrarre nuovamente la malattia.

La febbre del Nilo può essere mortale? Ecco le possibili complicanze

In meno dell’1% delle persone infette - 1 persona su 150 - il virus può causare una malattia grave (chiamata anche malattia neuroinvasiva, come l'encefalite o la meningite o la poliomielite). I sintomi delle forme più severe comprendono:

  • mal di testa
  • febbre alta
  • rigidità del collo
  • disorientamento
  • tremori
  • convulsioni
  • debolezza muscolare e paralisi
  • coma

La malattia grave può verificarsi in persone di qualsiasi età, tuttavia il rischio è più elevato per gli over 50 anni, gli immunodepressi (ad esempio, i pazienti che sono stati sottoposti a trapianto), e persone che soffrono di cancro, diabete, ipertensione, malattie renali.

Nei casi più gravi con coinvolgimento del sistema nervoso centrale (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale (come accaduto di recente alla paziente di Pordenone).

Come curare la Febbre West Nile: terapie e trattamenti

Non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Gli antibiotici non curano la malattia che è di origine virale e non batterica. Riposo, liquidi e antidolorifici da banco possono alleviare i sintomi. Nei casi gravi, i pazienti vengono ricoverati in ospedale per ricevere un trattamento di supporto, come liquidi per via endovenosa, antidolorifici e assistenza infermieristica.

Esiste un vaccino?

Non esiste un vaccino per la febbre del Nilo occidentale. L’unica difesa che possiamo mettere in atto per ora è la prevenzione.

Prevenzione della malattia: alcuni accorgimenti per proteggersi

L’ Istituto Superiore di Sanità (ISS) consiglia di proteggersi dalle punture:

  • mettendo zanzariere alle finestre
  • usando spray repellenti, soprattutto all’alba e al tramonto
  • svuotando l'acqua stagnante nei sottovasi di fiori e piante
  • cambiando spesso l’acqua nelle ciotole di cani, gatti e altri animali domestici
  • indossando camicie e pantaloni lunghi nelle zone a maggior rischio di contagio
  • tenendo le piscine gonfiabili per bambini in posizione verticale quando non usate

Sul sito dell’ISS è possibile consultare un bollettino epidemiologico costantemente aggiornato sulla West Nile utile a capire dove è più diffuso il virus e quanti sono i casi di contagio nell’uomo.

Marianna Monte | Giornalista

con la consulenza di Luca Perico | Laboratorio Biologia Cellulare e Medicina Rigenerativa

Aggiornamento a cura dell'Ufficio Comunicazione

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