
La febbre del Nilo Occidentale (o febbre West Nile) è una malattia infettiva virale causata dal virus West Nile, trasmesso dalle punture di zanzara. Come riconoscerla, dove è più diffusa, quando diventa pericolosa o mortale.
Nel 2026 l’Europa ha registrato il numero più alto di casi di infezione da virus del Nilo Occidentale (WNV) mai segnalato. A fine ottobre i Paesi UE hanno notificato quasi 2.000 infezioni notificate e avvenute localmente (non importatie). L’Italia resta il Paese più colpito, con 787 casi notificati al 29 ottobre, mese in cui la sorveglianza epidemiologica si ferma, dal momento che i contagi seguono un andamento stagionale legato al clima caldo e umido che promuove la diffusione delle zanzare. E proprio le alte temperature stanno ampliando l’area di diffusione del virus, spingendolo sempre più verso Nord. Anche Grecia e Francia hanno avuto i loro massimi storici nel 2026 (rispettivamente 445 e 144 contagi al 7 ottobre), e il Belgio ha registrato per la prima volta 15 persone infettate. In generale, il rischio di contrarre malattie causate dalle punture delle zanzare, come malaria, Dengue, Chikungunya, Zika Virus e, appunto, la febbre West Nile, è in aumento.
Più casi, quindi, ma non più gravi. Secondo l’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, non ci sono segnali di una maggiore aggressività: la quota di persone ricoverate, con sintomi neurologici (quando l'infezione colpisce cervello, meningi e midollo spinale) o decedute resta sotto i livelli dell’ultimo decennio. Finora in questa stagione i morti sono stati circa 130.
A coordinare la sorveglianza del West Nile virus in Italia è l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Secondo l’ultimo bollettino, dei 787 casi confermati, 422 si sono manifestati nella forma neuroinvasiva (di cui 5 casi importati), 97 sono stati asintomatici (tutti tranne uno identificati grazie ai controlli preventivi in donatori di sangue), 26 hanno riportato febbre, 5 altri sintomi. I decessi sono stati 61: la letalità (calcolata sulle forme neuro-invasive autoctone finora segnalate e confermate), è pari al 14,4%, mentre nel 2025 è stata 19,6%, un calo che secondo l’ISS si deve a una diagnosi più precoce e a misure di prevenzione e controlli. Le segnalazioni provengono da 88 province di 20 Regioni e si sono concentrate tra fine giugno e fine settembre.
Se guardiamo agli anni passati, troviamo:

La febbre West Nile (o Febbre del Nilo Occidentale) è una malattia infettiva provocata dal West Nile Virus (Wnv), un virus della famiglia dei Flaviviridae – la stessa della Dengue e della febbre gialla. Il virus non si trasmette da uomo ad uomo ma tramite la puntura di zanzare infette della specie Culex pipiens, ovvero la comune zanzara notturna.
Altri modi in cui il virus può diffondersi tra esseri umani sono:

La malattia viene trasmessa all’uomo dalle zanzare, ma il serbatoio originale del patogeno sono gli uccelli, in particolar modo i passeriformi. Accade che le zanzare diventino portatrici del virus pungendo uccelli infetti. Le zanzare infette, a loro volta, possono poi infettare sia esseri umani che animali, soprattutto i cavalli. In alcuni casi anche cani, gatti, conigli. Il virus è stato identificato anche in alcuni rettili, tra cui alligatori e coccodrilli.

Il virus West Nile si contrae più comunemente nei climi più caldi, soprattutto nelle regioni subtropicali o temperate del pianeta, dove le alte temperature favoriscono la riproduzione delle zanzare che lo veicolano. È presente in molti Paesi del mondo, in particolare in Africa, Medio Oriente, Europa, Australia e Nord America. È la causa principale di malattie trasmesse dalle zanzare negli Stati Uniti, con casi segnalati in 49 stati.

L'infezione da virus WNV è asintomatica in circa l'80% delle persone infette. Circa il 20% dei contagiati presentano disturbi simil-influenzali lievi, come febbre, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, nausea e vomito. Occasionalmente si possono verificare un’eruzione cutanea e ingrossamento delle ghiandole linfatiche. La febbre del Nilo viene diagnosticata ricercando gli anticorpi specifici, quali le Immunoglobuline M (IgM) e IgG, nel sangue dei soggetti con sospetta infezione attraverso specifici test sierologici.
Il periodo di incubazione del virus è solitamente compreso tra 3 e 14 giorni, arriva fino a 21 giorni per i pazienti immunosoppressi o fragili. I sintomi, invece, durano generalmente pochi giorni e si risolvono in modo autonomo. La maggior parte delle persone guarite dal virus West Nile raggiunge un'immunità che può durare a vita o comunque presenta un rischio minimo di contrarre nuovamente la malattia.
In meno dell’1% delle persone infette - 1 persona su 150 - il virus può causare una malattia grave (chiamata anche malattia neuroinvasiva, come l'encefalite o la meningite o la poliomielite). I sintomi delle forme più severe comprendono:
La malattia grave può verificarsi in persone di qualsiasi età, tuttavia il rischio è più elevato per gli over 50 anni, gli immunodepressi (ad esempio, i pazienti che sono stati sottoposti a trapianto), e persone che soffrono di cancro, diabete, ipertensione, malattie renali.
Nei casi più gravi con coinvolgimento del sistema nervoso centrale (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale (come accaduto di recente alla paziente di Pordenone).
Non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Gli antibiotici non curano la malattia che è di origine virale e non batterica. Riposo, liquidi e antidolorifici da banco possono alleviare i sintomi. Nei casi gravi, i pazienti vengono ricoverati in ospedale per ricevere un trattamento di supporto, come liquidi per via endovenosa, antidolorifici e assistenza infermieristica.
Non esiste un vaccino per la febbre del Nilo occidentale. L’unica difesa che possiamo mettere in atto per ora è la prevenzione.

L’ Istituto Superiore di Sanità (ISS) consiglia di proteggersi dalle punture:
Sul sito dell’ISS è possibile consultare un bollettino epidemiologico costantemente aggiornato sulla West Nile utile a capire dove è più diffuso il virus e quanti sono i casi di contagio nell’uomo.
Marianna Monte | Giornalista
con la consulenza di Luca Perico | Laboratorio Biologia Cellulare e Medicina Rigenerativa
Aggiornamento a cura dell'Ufficio Comunicazione