
Nasce da una nuova visione di città la Dichiarazione appena siglata a Milano, alla decima edizione della European Conference on Tobacco or Health (ECToH, organizzato da Lilt): metropoli come laboratori di salute pubblica, come ecosistemi in cui la salute viene promossa in modo attivo dalla comunità. La Milan Declaration è sia un documento programmatico in dieci punti, sia un appello alle istituzioni affinché adottino una strategia comune basata su di essi. E mira a contrastare non più soltanto i danni del tabacco, ma anche della nicotina, percepita spesso come meno pericolosa.
L’obiettivo, ambizioso ma non irraggiungibile, è andare verso città “nicotine-free” oltre che verso una “Tobacco-Free Generation” entro il 2040, come chiede il Piano europeo di lotta contro il cancro. “C’è il rischio che l’uso della nicotina venga sempre più considerato dai giovani come un’abitudine ‘normale’ e socialmente accettabile, complici i nuovi dispositivi promossi e percepiti come innovativi, tecnologici o meno dannosi della classica sigaretta - spiega Silvano Gallus, a capo del Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita dell’Istituto Mario Negri e presidente del comitato scientifico di ECToH Milano 2026 - Per questo la Milan Declaration chiede regole europee più forti, coerenti e aggiornate rispetto ai nuovi scenari di mercato”. Uno studio coordinato proprio dall’Istituto Mario Negri aveva inoltre già dimostrato come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato non aiutino realmente i fumatori a smettere di fumare.
Queste le dieci raccomandazioni della Milan Declaration, lanciata anche in vista della prossima Giornata mondiale senza tabacco, che si celebra il 31 maggio:
Accanto a questa buona notizia, dal congresso ne è emersa un’altra, meno buona, e che riguarda il nostro Paese. Nella Tobacco Control Scale (una classifica europea basata sulla comparazione delle politiche per il controllo del tabacco che viene stilata dal 2006), negli ultimi 4 anni l’Italia ha perso 14 posizioni, scivolando dal 18° posto del 2021 al 32° del 2025 (su 37 paesi).

Tra le politiche oggi considerate più incisive contro la dipendenza da tabacco e nicotina vi sono, nell’ordine: aumento del prezzo, divieto di fumo nei luoghi pubblici, divieto di pubblicità per tutti i prodotti del tabacco, avvertenze per la salute e rimborsabilità dei trattamenti per smettere di fumare (come la citisina, un principio attivo naturale oggi rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale), introduzione dei limiti di età per l’acquisto di prodotti del tabacco, promozione di campagne sui mass media, contrasto all’interferenza dell’industria del tabacco e al commercio illegale. Sono questi i fattori considerati anche nella Tobacco Control Scale.
Sul fronte dell’aumento del prezzo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), Fondazione Aiom, Fondazione Airc e Fondazione Umberto Veronesi hanno promosso la raccolta di 50 mila firme per chiedere al Parlamento di discutere una legge di iniziativa popolare che aumenti di 5 euro sul prezzo di tutti i prodotti da fumo. La proposta, sostenuta anche dall’Istituto Mario Negri, prevede il gettito derivante dall’accisa sia vincolato a finalità di pubblico interesse e, in particolare, al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (è stato stimato che, fino al 2018, le sole ospedalizzazioni legate al tabacco abbiano pesato 1,64 miliardi di euro l’anno sulle casse dello Stato). Le 50 mila firme sono appena state raggiunte (prima del termine previsto), ma è essenziale continuare a sostenere l’iniziativa con sempre più firme, per dimostrare l’urgenza e l’importanza di questa richiesta (qui il link al sito del Ministero della Giustizia per aderire).
Per quanto riguarda il divieto di fumo nei luoghi pubblici anche all’esterno, proprio Milano è stata la prima città in Italia - e tra le prime in Europa - ad introdurlo: in modo parziale dal 2021, esteso poi a tutte le situazioni di aggregazione dal 2025. Dati preliminari raccolti dal team di Gallus stanno mostrando una riduzione dei fumatori nell’area urbana rispetto ad altre province lombarde, e proprio dal 2021 (più lieve) e dal 2025 (più marcata), suggerendo che i divieti potrebbero avere avuto un ruolo positivo. "Serviranno ulteriori analisi, ma Milano sta offrendo indicazioni molto interessanti sul rapporto tra norme ambientali, percezione sociale del fumo e riduzione dei consumi - spiega Gallus - È importante sottolineare che le misure introdotte presentano ancora limiti rilevanti. In primo luogo, il divieto di fumo negli spazi aperti è limitato alle sigarette tradizionali e non include i nuovi dispositivi a base di nicotina, come sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Inoltre, l’applicazione concreta della norma appare al momento limitata e il numero di sanzioni comminate finora risulta contenuto. Anche per questo motivo - conclude - la percezione diffusa era che tali restrizioni non avessero prodotto effetti apprezzabili dal punto di vista di riduzione del fumo e noi stessi siamo rimasti molto sorpresi dai risultati”. Vedremo cosa ci diranno i prossimi dati, ma sappiamo già che aumento del prezzo e divieti sono le strategie migliori, insieme all’introduzione del pacchetto neutro, ossia senza loghi e marchi commerciali: una misura adottata per la prima volta in Australia nel 2012 e oggi diffusa in molte nazioni.
Tiziana Moriconi - giornalista scientifica | Ufficio Comunicazione Mario Negri
con la consulenza di
Silvano Gallus - Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita - Dipartimento di Epidemiologia Medica