
Aumentare in modo deciso le tasse sui prodotti del tabacco è oggi considerata la misura più efficace per ridurre il fumo e, allo stesso tempo, aumentare le entrate fiscali. Lo conferma un nuovo contributo scientifico pubblicato sullo European Respiratory Journal dal Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita dell’Istituto Mario Negri.
L’analisi prende come esempio la Francia, dove tra il 2017 e il 2023 il prezzo medio di un pacchetto di sigarette è aumentato di oltre il 60%. Questo incremento ha portato a una riduzione significativa delle vendite (−34%) e a un calo marcato della prevalenza di fumatori, scesa dal 30% al 18% nel 2024. Nonostante la diminuzione dei consumi, le entrate fiscali sono aumentate stabilmente di oltre un miliardo di euro all’anno. Questo dato smentisce le argomentazioni dell’industria del tabacco, secondo cui l’aumento delle accise favorirebbe i traffici illeciti e ridurrebbe le entrate fiscali.

Il confronto con l’Italia evidenzia un ritardo significativo. Nel nostro Paese, infatti, i prezzi delle sigarette non hanno nemmeno tenuto il passo con l’inflazione. Questo ha contribuito a mantenere elevati i livelli di consumo e a ridurre il potenziale impatto delle politiche fiscali, sia in termini di salute pubblica sia di entrate per lo Stato.
Questa situazione è confermata dalla Tobacco Control Scale 2025, il principale strumento utilizzato per valutare l'adozione delle politiche di controllo del tabagismo nei Paesi europei. L'Italia è precipitata al 32° posto su 37 Paesi, risultando uno dei Paesi con le politiche di contrasto al tabagismo meno efficaci in Europa. Tra gli Stati membri dell'Unione Europea, soltanto la Romania è messa peggio di noi.
Uno dei principali motivi di questo arretramento è rappresentato proprio dalla politica fiscale sul tabacco. La Tobacco Control Scale attribuisce il peso maggiore al livello di tassazione e di prezzo delle sigarette, riconoscendolo come l'intervento più efficace per ridurre il consumo. Su questo fronte l'Italia ottiene una delle peggiori valutazioni: i prezzi rimangono tra i più bassi d'Europa. Oggi un pacchetto di sigarette costa quasi il doppio nei Paesi Bassi, più del doppio in Francia e quasi il triplo nel Regno Unito rispetto all'Italia. Se l'Italia vuole ridurre realmente il numero di fumatori e il peso delle malattie causate dal tabacco, non può più rinviare un deciso riallineamento della fiscalità ai livelli adottati dai Paesi europei più avanzati.
Le evidenze scientifiche sono consolidate: nei Paesi ad alto reddito un aumento del 10% dei prezzi si associa mediamente a una riduzione del consumo del 4%. L’impatto è particolarmente rilevante tra i giovani, contribuendo a prevenire l’inizio del fumo.
Alla luce dei risultati francesi, emerge la necessità di rafforzare anche in Italia le politiche fiscali sul tabacco, estendendo l’aumento delle accise a tutti i prodotti contenenti nicotina, comprese le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato, oggi sottotassati senza una reale giustificazione scientifica.
In questo contesto si inserisce la campagna "5 Euro contro il Fumo" promossa da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), insieme a Fondazione AIRC, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione AIOM, con il sostegno dell’Istituto Mario Negri, che ha aderito all’iniziativa fin dalle sue fasi iniziali.
La proposta prevede l'introduzione di un'accisa di 5 euro su tutti i prodotti del tabacco e della nicotina, compresi i prodotti a tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche. L'obiettivo è duplice: ridurre il consumo di prodotti responsabili della principale causa prevenibile di malattia e morte nel nostro Paese e, al tempo stesso, destinare maggiori risorse al Servizio Sanitario Nazionale.
L'iniziativa ha assunto la forma di una proposta di legge di iniziativa popolare, che richiedeva la raccolta di almeno 50.000 firme. Il quorum è stato raggiunto e le firme sono state ufficialmente depositate presso il Senato. Entro i prossimi mesi è atteso l'avvio dell'iter parlamentare, con l'esame del disegno di legge e la sua eventuale calendarizzazione in Assemblea. La comunità scientifica italiana indipendente ha espresso una posizione ampia e condivisa sulla necessità di rafforzare le politiche di controllo del tabagismo e dell'esposizione alla nicotina. Resta ora da vedere quale sarà la risposta delle istituzioni. È notizia di questi giorni che la Germania si appresta ad aumentare progressivamente il prezzo delle sigarette fino a 12 euro a pacchetto entro il 2030. Manca solo l'Italia. Vedremo se anche il nostro Paese sceglierà finalmente di seguire le evidenze scientifiche e le raccomandazioni internazionali, oppure continuerà a rinviare una delle misure più efficaci per ridurre il fumo.
Ridurre il consumo di tutti i prodotti da fumo significa prevenire tumori, malattie respiratorie e cardiovascolari. L’esperienza francese conferma che politiche fiscali più incisive possono produrre benefici concreti, sia in termini di salute pubblica sia di sostenibilità del sistema sanitario, grazie alle risorse generate.
Riferimento: Gallus S, Lugo A, Possenti I, Scala M, Obradovic I, Airagnes G, Berlin I., Thank you France for drastically raising tobacco taxes… It’s time for others to follow! Eur Resp J 2026: https://doi.org/10.1183/13993003.00375-2026.