Data prima pubblicazione
July 13, 2026

Salute, come proteggersi dal caldo estremo: le raccomandazioni dell'OMS

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July 13, 2026

Salute, come proteggersi dal caldo estremo: le raccomandazioni dell'OMS

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Il caldo estremo è diventato un’emergenza di sanità pubblica in Europa, il continente dove le temperature salgono più in fretta che in qualunque altro. E che non è ancora pronto ad affrontarle. Lo dice il Direttore regionale dell'Organizzazione Mondiale della sanità (Oms) per l'Europa, Hans Henri P. Kluge, che il 7 luglio scorso ha convocato una riunione d'emergenza con i rappresentanti di 41 Stati membri. E, ovviamente, lo dicono i dati.

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Come sta cambiando il clima in Europa

I dati, dicevamo. Quelli della terza edizione del rapporto Lancet Countdown su salute e cambiamenti climatici nel Vecchio Continente, per esempio: quasi tutte le regioni europee monitorate (823, ossia oltre il 99%) hanno registrato un aumento del numero di decessi attribuibili al caldo nel periodo 2015–2024 rispetto al 1991–2000, con un incremento medio annuo complessivo di 52 decessi per milione di abitanti (nella sola estate del 2022, si contano oltre 60.000 morti premature associate alle ondate di calore). Nello stesso periodo, le allerte sanitarie giornaliere per caldo estremo sono aumentate del 318%, l'esposizione al caldo di neonati e anziani (tra le categorie vulnerabili) del 254%, e il numero medio annuo di ore in cui l'esposizione al caldo ha reso non sicura l'attività fisica leggera o moderata dell’88%. Ma l’impatto del caldo va molto oltre, se si considerano i rischi alimentari, la siccità, i problemi di conservazione ed assunzione dei farmaci in estate, la diffusione di vettori che causano malattie infettive. Basti pensare che la finestra temporale idonea alla trasmissione della dengue si è allargata di quasi tre volte nel periodo 2015–2024 rispetto al 1981–2010. Un altro esempio è la diffusione della Febbre del Nilo. D’altra parte, come riporta il Copernicus Climate Change Service, (il programma europeo per il monitoraggio della Terra), l'Europa ha registrato un aumento della temperatura media di circa 2,5°C rispetto ai livelli preindustriali e si sta scaldando ad un ritmo più che doppio rispetto alla media globale. Il mese giugno appena trascorso, inoltre, è stato per l’Europa occidentale il più caldo di sempre - con 3,05 °C al di sopra della media del periodo 1991-2020 - e il secondo più caldo a livello mondiale.

Stress termico: come sta cambiando la temperatura percepita?

Ma non ci sono soltanto le temperature assolute da considerare. Un recente studio su Nature Climate Change ha analizzato le variazioni dello stress termico, ossia la cosiddetta temperatura percepita, dal 1950 a oggi. Lo stress termico, spiegano i ricercatori dello European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, è una misura di quanto calore il corpo umano deve gestire per mantenere il proprio equilibrio interno ed è la principale causa di mortalità legata a fattori meteorologici. Dipende da quattro parametri ambientali:

  • Temperatura dell'aria
  • Umidità (fondamentale perché influisce sulla capacità del corpo di raffreddarsi attraverso l'evaporazione del sudore).
  • Vento: che può aumentare o diminuire la dispersione del calore.
  • Radiazione, ossia il calore diretto proveniente dal sole o riflesso dalle superfici.

Questa misura viene espressa con l'indice UTCI (Universal Thermal Climate Index), che individua quattro soglie di pericolo:

Stress moderato: UTCI ≥26 °C

Stress forte: UTCI ≥32 °C

Stress molto forte: UTCI ≥38 °C

Stress estremo: UTCI ≥46 °C (in questa categoria, è necessaria un'azione urgente per prevenire gravi impatti sulla salute)

Secondo il nuovo studio, le temperature percepite stanno aumentando più velocemente della temperatura dell'aria stessa, e lo stress termico notturno sta aumentando più rapidamente di quello diurno. Un dato allarmante riguarda gli "eventi composti", ovvero sequenze consecutive di giorni con stress termico forte seguiti dalle cosiddette “notti tropicali” (in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 °C), che non permettono al corpo umano di recuperare, e che sono diventati più frequenti, gravi e prolungati. In Europa, in particolare, la frequenza di eventi composti della durata di 15-30 giorni è aumentata di 3,4 volte dal 1965 al 2024.

I Piani di azione Caldo-Salute dell'OMS

Servono piani nazionali di mitigazione dei rischi, ribadisce Kluge, che cita il sistema italiano di sorveglianza della mortalità correlato al caldo estremo attivo in 45 città, e le strategie messe in atto in Spagna, Francia, Svezia e Belgio (dove è attivo il livello di allerta massimo, per la seconda volta dal 2020). Esempi importanti perché replicabili: “Gli strumenti esistono e si fondano su basi scientifiche solide. Quando i piani sono predisposti e collaudati prima che si verifichi una crisi, salvano vite umane”. Ma, ad oggi, meno della metà dei Paesi della regione europea li prevede.

Per aiutare gli stati membri, l'OMS ha aggiornato gli Heat–Health Action Plans (HHAPs, Piani d’Azione Calore-Salute, l’edizione precedente era del 2008). Si tratta di un documento operativo che traduce le evidenze e l'esperienza maturata in quasi venti anni in azioni pratiche e strumenti decisionali. Otto gli elementi chiave, che vanno dalla governance ai sistemi di allerta precoce, al rafforzamento della resilienza dei servizi sanitari. L’obiettivo è di arrivare a zero morti per il caldo.

Il Piano d’azione contro il caldo dell’Italia

Anche l’Italia ha previsto il “Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute", avviato dal Ministero della Salute insieme al Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) nel 2005, e coordinato dal Centro di competenza nazionale Dipartimento di Epidemiologia del Lazio. Il piano integra sistemi di allerta meteo, sistemi di sorveglianza delle morti giornaliere e di accessi ai pronto soccorso in una rete di città; raccoglie i piani di prevenzione a livello locale, redige le linee guida (l’ultimo aggiornamento è del 2019) e predispone azioni come il “codice calore”, ossia un percorso preferenziale e differenziato nei Pronto soccorso.

“È tempo di agire con provvedimenti eccezionali - commenta Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto Mario Negri - “Stando alle previsioni, infatti, entro la fine del secolo le temperature in molte aree del mondo non potranno essere tollerate dal corpo umano. La prima sarà la Cina, dove quella soglia potrebbe essere raggiunta nel 2070. Ma già adesso un miliardo di bambini, che sono le prime vittime della crisi climatica in corso, vive in zone ad altissimo rischio di ondate di calore, alluvioni, siccità, incendi, tempeste tropicali e cicloni. Si stima che chi è nato nel 2020 avrà da due a sette volte più probabilità di essere esposto durante la vita a eventi climatici estremi rispetto a chi è nato nel 1960. Tornando in Europa, e in Italia, gli effetti del caldo su anziani e fragili rappresentano oggi una sfida per i nostri sistemi socio-sanitari”.

Come proteggersi dal caldo?

Di seguito, le raccomandazioni pratiche per proteggersi durante le ondate di calore contenute negli Heat–Health Action Plans:

  • Bere acqua regolarmente, anche se non si avverte il senso di sete.
  • Nelle scuole e nelle strutture per l’infanzia, durante gli eventi di calore estremo, si raccomanda di programmare pause per l'acqua ogni 30–60 minuti, incoraggiando piccoli sorsi frequenti. Nelle case di riposo sono raccomandati piani di idratazione individuali, mentre per i lavoratori è bene ricorrere a promemoria per bere nelle routine lavorative e di programmare avvisi specifici per l'assunzione frequente di liquidi.
  • Evitare alcol, bevande zuccherate e contenenti caffeina, che possono favorire la disidratazione.
  • Indossare abiti leggeri, ampi e di colori chiari, preferibilmente in tessuti traspiranti come cotone o lino.
  • Fare docce o bagni freschi, utilizzare panni umidi, nebulizzatori d'acqua o impacchi freddi su collo, ascelle e inguine, polsi e braccia, viso e testa.
  • Immergere regolarmente i piedi in acqua fredda per circa 5–10 minuti.
  • Durante le ore di punta, tenere chiuse le finestre e le persiane se la temperatura esterna è più alta di quella interna. Usare tende pesanti o schermi esterni per riflettere il sole.
  • Sfruttare l'aria notturna o del mattino presto per rinfrescare la casa aprendo le finestre.
  • Spegnere il maggior numero possibile di dispositivi elettrici e luci superflue ed evitare l'uso di elettrodomestici che generano calore (come forni) durante le ore più calde.
  • Evitare di uscire o svolgere attività faticose durante le ore più calde della giornata. Se possibile, trascorrere 2-3 ore al giorno in un luogo fresco o climatizzato, come centri commerciali o biblioteche.
  • Imparare a riconoscere i segni di esaurimento da calore (stanchezza, debolezza, vertigini, nausea) e colpo di calore (febbre sopra i 40 °C, pelle calda e secca, confusione).
  • Monitorare regolarmente familiari, amici e vicini che vivono soli o che appartengono a categorie a rischio.

Ventilatori sì, ma attenzione sopra i 35°C

L'uso dei ventilatori elettrici sta aumentando, ma - si sottolinea negli Heat–Health Action Plans - è importante tenere presente che, sopra i 35 °C, inumidire la pelle è essenziale per rendere il movimento dell'aria realmente protettivo e non aumentare il rischio di disidratazione.

Il corpo, infatti, si raffredda principalmente attraverso l'evaporazione del sudore e i ventilatori favoriscono il raffreddamento facilitando proprio questo fenomeno. Il rischio, però, è quello di perdere troppi liquidi. Inoltre, con temperature molto elevate, il movimento di aria così calda non riesce più a rimuovere calore dal corpo in modo efficace, soprattutto nelle persone anziane, con condizioni croniche o che assumono farmaci che influenzano la termoregolazione.

Inumidendo la pelle, l'acqua sostituisce o integra il sudore, e facilita il raffreddamento per evaporazione che il solo ventilatore non riuscirebbe a garantire. Se la temperatura esterna, infine, è inferiore a quella interna, i ventilatori possono essere posizionati vicino a finestre o porte per favorire la ventilazione incrociata, specialmente di notte.

Pro e contro dell’aria condizionata

L’aria condizionata è descritta nel documento Oms come uno strumento estremamente efficace e potenzialmente salvavita, ma poco sostenibile a livello sociale e ambientale, per diversi motivi. Il primo è che l'energia richiesta contribuisce massicciamente alle emissioni di gas serra, aggravando il problema del riscaldamento globale che si cerca di mitigare. Espellendo calore all’esterno, inoltre, contribuisce ad aumentare ulteriormente le temperature nelle aree urbane (effetto isola di calore). Non da ultimo, l'aumento esponenziale della domanda di energia durante le ondate di calore (e proveniente da fonti in larga parte non rinnovabili) può causare blackout, lasciando la popolazione senza protezione proprio nel momento critico.

Giù i gradi nelle città

Intanto si moltiplicano studi e strategie per ridurre la temperatura, in particolare nelle città, dove superfici cementate, materiali che assorbono calore e ventilazione ridotta aumentano le temperature, soprattutto di notte. Una delle strade più battute - e tra quelle suggerite negli Heat–Health Action Plans dell’OMS - è la riforestazione urbana (anche perché, con l’approvazione nel 2024 della Nature Restoration Regulation, entro il 2030 ogni stato membro è obbligato ad arrestare la perdita di verde urbano e a incrementarla del 5% entro il 2050).

La situazione, ad oggi, è più grigia che verde. Secondo il “principio 3-30-300”, ideato nel 2023 da Cecil Konijnendijk, professore di Urban Forestry dell’Università della British Columbia, in Canada, ogni cittadino dalla propria casa dovrebbe poter vedere almeno 3 alberi, avere il 30% di copertura arborea nel proprio quartiere e un parco entro 300 metri. Ebbene, uno studio pubblicato su Nature Communications rivela che, su 862 centri europei con più di 50 mila abitanti analizzate, il criterio viene rispettato pienamente solo per il 13,5% dei cittadini. Per i ricercatori del progetto italiano Mirificus (Monitoraggio degli Interventi di RIForestazione per l’Isola di Calore Urbana tramite i Satelliti), la piantumazione di nuovi alberi e la realizzazione di nuove pavimentazioni che non trattengono il calore potrebbero portare giù di ben 4 gradi i termometri nelle isole di calore. E già nel 2020 era stata condotta una sperimentazione dell’Università di Milano Bicocca su depavimentazione delle piazze e utilizzo del terriccio di origine vegetale ad hoc per ridurre le conseguenze del calore da asfalto e cemento. Ma si tentano anche altre strade. Per esempio a Yuncheng, in Cina, dove sono stati installati enormi nebulizzatori sui tetti dei palazzi di un intero quartiere.

Oltre al verde, c’è l’effetto del blu, e cioè dei corpi idrici come fontane e laghi, sebbene richiedano una gestione attenta per evitare rischi sanitari.

Di certo, un piano contro il caldo non può prescindere dalla progettazione urbanistica e dovrà integrare più strategie. E servirà anche una forte volontà politica affinché la loro implementazione non finisca per far aumentare i prezzi dei quartieri e la cosiddetta “gentrificazione verde” (già in atto). Per evitare che, alla fine, proprio le persone più vulnerabili dal punto di vista della salute finiscano per essere le più esposte al calore estremo.

In che modo il caldo mette a rischio la salute?

Il corpo umano per restare in salute ha bisogno di mantenere una temperatura interna relativamente stabile di circa 37 gradi. Per farlo perde costantemente calore che, per la maggior parte, viene eliminato attraverso la pelle, ad esempio tramite il sudore. Ma, quando fuori il caldo è costante, l’organismo non riesce a recuperare. Di conseguenza i muscoli e le cellule cardiache iniziano a morire e degradarsi.

Il colpo di calore (ipertermia) è la condizione più grave legata al caldo e si verifica quando la temperatura corporea supera i 40°C. Può portare danni cerebrali, insufficienza multiorgano e, in assenza di trattamento rapido, può essere fatale.

Il cuore e il sistema cardiovascolare risentono in modo particolare del caldo. Il cuore deve lavorare più duramente per mantenere il corpo fresco e pompare il sangue nel resto degli organi, aumentando la frequenza cardiaca. Questo può peggiorare condizioni preesistenti come ipertensione, insufficienza cardiaca e altre malattie cardiovascolari, causare squilibri elettrolitici, aritmie e aumentare il rischio di infarto e ictus.

Anche l'inquinamento atmosferico, che spesso accompagna il caldo estremo, non è un buon amico del cuore. Le particelle di smog possono infatti infiammare le arterie e, a lungo andare, questo può aumentare il rischio di infiammazioni e disfunzioni cardiovascolari. Vale lo stesso per l'ozono e lo smog che si sprigionano nel corso degli incendi, che possono innescare un'infiammazione generalizzata.

I rischio sono stati evidenziati anche nel dossier “Il cambiamento climatico in Italia: l’impatto sulla salute umana e i processi di adattamento. Lo scenario italiano alla luce del documento Climate Change Is A Health Crisis", realizzato dall'Italian Institute for Planetary Health (IIPH).

A quali segnali bisogna prestare attenzione?

  • Arrossamento cutaneo: è un segnale generale di stress termico del corpo; si manifesta come un cambiamento di colore della pelle ed è un indicatore precoce importante, da monitorare soprattutto nei bambini.
  • Eritema da calore: è un'irritazione cutanea con piccoli gruppi di bolle rosse e pruriginose, solitamente localizzate su collo, petto e ascelle.
  • Pelle calda e secca, mancanza di sudorazione: potrebbe indicare il colpo di calore. Se associata a delirio o perdita di coscienza, è necessario chiamare immediatamente i soccorsi.

Chi è più a rischio?

L’impatto del caldo estremo sulle persone è determinato da una combinazione di fattori biologici, occupazionali e socio-economici. In generale le persone più a rischio sono coloro che hanno già patologie cardiache e renali, i bambini piccoli e, soprattutto, gli anziani. Parliamo, quindi, di un importante problema sociale, visto che l’età media della popolazione mondiale sta aumentando.

Più nello specifico:

  • Anziani: sono tra i più colpiti a causa di una ridotta capacità di termoregolazione, una minore percezione dello stimolo della sete e la presenza frequente di più patologie contemporaneamente.
  • Neonati e bambini piccoli: hanno una termoregolazione ancora immatura, un rapporto superficie corporea/volume più elevato e dipendono interamente dai caregiver per l'idratazione e il raffreddamento. Nei bambini, va tenuto conto anche dei rischi legati all'aumento dei livelli di ozono.
  • Donne in gravidanza: i cambiamenti fisiologici aumentano la suscettibilità allo stress termico, con rischi che includono nascite premature o complicanze ostetriche.
  • Persone con malattie croniche, soprattutto cardiovascolari, respiratorie, renali, diabete o disturbi della salute mentale.
  • Persone con disabilità o mobilità ridotta: coloro che hanno malattie neurodegenerative, limitazioni cognitive o fisiche potrebbero non essere in grado di riconoscere i sintomi del calore, idratarsi autonomamente o modificare il proprio ambiente per rinfrescarsi.
  • Lavoratori esposti al calore: chi svolge lavori fisicamente impegnativi o all'aperto (agricoltura, edilizia, manifattura) o in ambienti chiusi con fonti di calore.
  • Persone socialmente svantaggiate o isolate: chi vive in condizioni di povertà, isolamento sociale, o in alloggi inadeguati (senza isolamento termico o aria condizionata).
  • Persone senza fissa dimora: hanno un'elevata esposizione al calore e una capacità limitata di proteggersi.
  • Rifugiati e migranti: spesso vivono in condizioni precarie con accesso limitato ai servizi e barriere linguistiche che ostacolano la ricezione delle allerte.
  • Turisti e viaggiatori: possono non essere abituati al clima locale e non conoscere i servizi di supporto.
  • Atleti: sono a rischio di ipertermia da sforzo durante l'attività fisica intensa in condizioni di calore.
  • Partecipanti a grandi eventi (raduni di massa):l'affollamento e l'esposizione prolungata al sole aumentano il pericolo di malattie da calore.

Quali sono gli effetti del caldo sulla salute mentale?

Esiste una correlazione significativa tra il caldo estremo e la salute mentale. In particolare, viene riportato un peggioramento degli stati ansiosi e depressivi e dei disturbi del sonno. La diminuzione di sonno durante le notti tropicali è stata inoltre associata a cali di concentrazione e di performance nello studio.

La schizofrenia è una condizione particolarmente sensibile al caldo: in concomitanza delle ondate di calore aumentano i sintomi e i ricoveri.

Alcuni farmaci psicotropi, infine, possono interferire con i meccanismi naturali di raffreddamento del corpo, influenzando la sudorazione, l'idratazione, la funzione renale o la risposta cardiovascolare.

Tiziana Moriconi - Giornalista scientifica - Ufficio Comunicazione Mario Negri

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