
Per chi ha una malattia renale la dieta è fondamentale. In particolare, è importante sapere come evitare i cibi dannosi e controllare l’apporto di alcuni nutrienti, soprattutto il sodio contenuto nel sale (il parametro più importante), le proteine, il fosforo e il potassio. Infatti, quando i reni non funzionano a dovere, fosforo e potassio possono accumularsi nel sangue (condizioni chiamate, rispettivamente, iperfosforemia o iperfosfatemia, e iperpotassiemia o iperkaliemia) e creare seri problemi, per esempio per il sistema cardiovascolare e per le ossa.
Le raccomandazioni più recenti indicano di limitare l’assunzione di sodio già nei primi stadi di malattia renale, porre maggiore attenzione al contenuto in fosfato negli stadi lieve e moderato, mentre l’attenzione al potassio riguarda soprattutto gli stadi più avanzati. Carmela Condemi, Responsabile dell'Unità di Dialisi dell'ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, spiega cosa è cambiato, e perché, e le regole da seguire per la salute dei reni.
Cominciamo col dire che oggi le Linee guida internazionali (KDIGO, 2024) sulla nutrizione per le persone con malattia renale cronica sono meno restrittive rispetto al passato e hanno reintrodotto alimenti esclusi fino ai primi anni Duemila. Le indicazioni erano infatti molto restrittive, focalizzate soprattutto sulla riduzione di proteine e sulla limitazione di frutta, verdura, legumi e prodotti caseari, anche per ridurre il rischio di un accumulo eccessivo di potassio e di fosforo nel sangue. Oggi, invece, i piani alimentari possono includere questi alimenti che apportano nutrienti fondamentali per la salute dell’organismo: frutta, verdura, legumi e cereali, ma anche yogurt magri, latte e alcuni formaggi a basso contenuto di grassi saturi e sale, alcuni tipi di carni bianche come il petto di pollo, pesce azzurro e frutti di mare, che sono fonte di omega 3. “Quantità adeguate di questi alimenti riducono, per esempio, il rischio di stipsi e di acidosi metabolica che condizionano l’iperpotassiemia - spiega Condemi -. In uno studio su pazienti che hanno seguito questo tipo di dieta per 5 anni, è stata inoltre osservata una riduzione significativa dei livelli del ‘colesterolo cattivo’ (LDL) e della pressione arteriosa, entrambi fattori che possono peggiorare la malattia renale. I tre pilastri delle recenti indicazioni sono varietà, equilibrio e moderazione”.
Nei pazienti con malattia renale cronica in stadio moderato, viene consigliata una dieta personalizzata, soprattutto per quanto riguarda il carico proteico. Ma se prima la prescrizione era unicamente quella di eliminare la carne, in particolare quella rossa, adesso vengono proposti legumi, semi, frutta secca: alimenti - prosegue Condemi - composti da fibre vegetali, vitamine del gruppo B, magnesio, fitosteroli che hanno un potere antinfiammatorio e antiossidante, migliorano la resistenza all’insulina e la disfunzione del tessuto che forma i vasi sanguigni (endotelio), contribuendo a proteggere il sistema cardiovascolare.
Se tenere sotto controllo l’introito di sale e proteine può essere relativamente semplice, altrettanto non si può dire per il fosforo e il potassio, dal momento che non sempre vengono riportati nelle etichette nutrizionali dei cibi. Ci sono però delle piccole accortezze molto utili.
Anche se la quantità di fosforo non è indicata, la presenza di additivi fosforati compare sempre tra gli ingredienti.
Le parole da riconoscere sono:
● fosfato
● polifosfato
● difosfato
● trifosfato
● acido fosforico
● fosfato di sodio
● fosfato di calcio
● additivi con sigle come E338, E339, E340, E341, E343, E450, E451, E452.
La presenza di questi ingredienti suggerisce un contenuto potenzialmente rilevante di fosforo.
Molto importante, inoltre, è tenere conto della lavorazione: “Tecniche particolari come conservazione in lattina, imbottigliamento, marinatura, stagionatura, affumicatura, essiccazione portano a sostanziali modifiche nella matrice alimentare: vengono meno nutrienti benefici come le fibre e si modifica la biodisponibilità di fosfato, il che significa che ne aumenta l’assorbimento”, spiega ancora Condemi.
I prodotti molto salati - come salumi, snack, piatti pronti, formaggi stagionati - sono spesso anche alimenti altamente processati e possono contenere additivi fosfatici. Un'etichetta lunga con molti ingredienti e additivi è un buon indicatore di una maggiore lavorazione industriale. In generale gli alimenti freschi o poco trasformati hanno una minore probabilità di additivi fosforati e quantità elevate di sodio.
Le proteine non misurano direttamente il fosforo, ma possono fornire un'indicazione indiretta. In molti alimenti come carne, pesce, latticini, frutta secca e legumi, più è alto il contenuto proteico maggiore sarà il contenuto di fosforo. Questa relazione, però, non vale sempre per i prodotti industriali che vengono frequentemente arricchiti con fosfati aggiunti.
Sono spesso ricchi di potassio i concentrati di pomodoro, i succhi di frutta, la frutta essiccata, le patatine e derivati delle patate, i legumi e la frutta secca a guscio. Attenzione anche ai sostituti del sale: in particolare, ai prodotti con diciture come "sale iposodico"; "sale dietetico"; "ridotto contenuto di sodio", perché in molti casi il sodio è stato sostituito da cloruro di potassio.
Anche per la popolazione generale senza malattia renale cronica è importante prestare attenzione alla presenza di additivi alimentari. “Le ultime evidenze - riprende l’esperta - hanno mostrato che questi conservanti hanno effetti citotossici sulle cellule tubulari renali in laboratorio, e possono causarne precocemente la morte. Inoltre, il consumo di cibi ultraprocessati, ossia sottoposti a metodi differenti di lavorazione industriale, nella popolazione generale viene associato a rischio elevato di sviluppare patologie come proprio la malattia renale cronica, oltre che diabete mellito, malattie cardiovascolari e gastrointestinali, obesità e disturbi mentali. La lavorazione eccessiva dei cibi, infatti, porta al rilascio di tossine uremiche pro-infiammatorie che danneggiano o alterano la normale funzionalità del microbiota intestinale”.
Il regolamento europeo sull'informazione alimentare ai consumatori (n. 1169/2011) prevede l'obbligo di indicare alcuni nutrienti (energia, grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale), ma non impone la dichiarazione obbligatoria di potassio e fosforo. “La normativa è stata pensata per le esigenze della popolazione generale e non per specifiche patologie croniche - commenta Condemi - Per i pazienti con malattia renale cronica, però, la mancanza dell'indicazione obbligatoria di fosforo e potassio rappresenta una limitazione concreta nella gestione quotidiana della dieta”. Per questo, negli ultimi anni diverse associazioni di pazienti con malattie renali e società scientifiche nefrologiche hanno chiesto:
- l'obbligo di indicare il contenuto di fosforo
- una maggiore trasparenza sugli additivi fosfatici
- in alcuni casi anche l'indicazione del potassio
“L'obiettivo è permettere ai pazienti con insufficienza renale di fare scelte alimentari più informate, senza dover dipendere esclusivamente da tabelle nutrizionali, talvolta generiche, o dal supporto del dietista.
Esistono, comunque, delle criticità da superare:
1. Variabilità naturale degli alimenti
- Il contenuto di potassio e fosforo può variare notevolmente in funzione della varietà, della stagione, del terreno e, come visto, dei metodi di lavorazione e di cottura.
- Garantire valori analitici precisi per tutti i prodotti comporta costi aggiuntivi per i produttori.
2. Onere economico e tecnico
- L'analisi sistematica di potassio e fosforo richiederebbe controlli supplementari e aggiornamenti frequenti delle etichette.
- Quando è stato elaborato il regolamento, si è ritenuto che il beneficio per la popolazione generale non giustificasse tale obbligo, Per la maggior parte delle persone, potassio e fosforo non rappresentano nutrienti da limitare. Al contrario, il potassio è spesso considerato benefico per la salute cardiovascolare e muscolare.
3. Possibilità di indicazione volontaria
- Le aziende possono riportare volontariamente questi valori, ma a patto che dispongano di dati affidabili e rispettino le regole europee sulla dichiarazione nutrizionale.
In Italia, si stima che circa 4-6 milioni di persone (il 7-10% della popolazione) presentino malattia renale cronica, tra forme lievi, moderate e gravi. Di queste:
● 2,5-3 milioni hanno una malattia renale cronica diagnosticata o clinicamente rilevante
● 50-60 mila sono in dialisi
● Nel resto dei casi, si tratta di forme iniziali o, spesso, non ancora diagnosticate; secondo alcune stime, oltre il 70% dei casi iniziali non viene diagnosticato precocemente.
In conclusione, per riassumere, per chi ha una malattia renale ci sono alcune regole d’oro da seguire:
1. Scegliere prodotti senza sale aggiunto o con poco sale (inferiore a 0,3 g di sale per 100 g di prodotto; mentre il contenuto di sale è elevato quando è uguale o superiore a 1,5 g per 100 g di prodotto)
2. Evitare prodotti che contengono fosfati o polifosfati tra gli additivi
3. Prestare attenzione ai sostituti del sale a base di potassio
4. Preferire alimenti freschi o poco trasformati e con pochi ingredienti
5. Evitare piatti pronti, snack, salse, prodotti da fast food e molti alimenti ultraprocessati (come insaccati, conserve, cibi in scatola)
6. Scegliere nutrienti utili senza eccessi di proteine, qualora sia richiesta una dieta ipoproteica
Tiziana Moriconi - Giornalista scientifica - Ufficio Comunicazione Mario Negri
Con la consulenza di
Carmela Condemi -Responsabile dell'Unità di Dialisi dell'ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo