March 20, 2020

Coronavirus: 15 giorni in prima linea. Cosa abbiamo imparato

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Guido Bertolini, capo del Laboratorio di Epidemiologia Clinica dell'Istituto Mario Negri di Bergamo, dal 1 marzo è membro dell'Unità di crisi Coronavirus della Lombardia. In questi lunghi giorni di emergenza sono emerse delle prime importanti evidenze ottenute dall’osservazione statistica dei dati raccolti dal giorno in cui si è riscontrato il primo caso di Covid-19 in Italia.  Che cosa si è imparato?


L’IMPORTANZA DELLA TEMPESTIVITA’ DELL’INTERVENTO

Primo aspetto di notevole rilevanza è che sembra che a decidere il destino del decorso della malattia sia fondamentale la tempestività del trattamento. Più è precoce, migliore è il decorso.

Bisogna investire quanto più possibile già nel pronto soccorso, perché se si arriva in terapia intensiva, la battaglia purtroppo diventa durissima. In questo senso è importante ottenere diagnosi più veloci con il "test del cammino". Il test si basa sulla misurazione della saturazione del sangue che di solito oscilla tra 95-100. Il test viene fatto due volte. Prima a riposo e una seconda volta dopo aver fatto 30 passi o una rampa discale, sforzo che normalmente non provocherebbe un'alterazione del livello di ossigeno. Questo non avviene in caso di Covid-19 ed è per questo che è importante monitorare la saturazione. Sappiamo, infatti, che la polmonite da Covid-19 porta ad una diminuzione del livello di ossigeno nel sangue (la cosiddetta saturazione), senza che il paziente se ne renda conto finché non è tardi. Per questo la nostra idea - spiega Bertolini- è di munire i pazienti che si presentano in pronto soccorso, ma non necessitano di essere ricoverati, di un saturimetro che consenta loro di tenere monitorato l'andamento della saturazione una volta a casa. In caso di abbassamento oltre la soglia 95-100 possono chiamare le autorità sanitarie.

Oltre ai saturimetri avere a disposizione un numero maggiore di caschi per la ventilazione non invasiva, certamente aiuterà a sconfiggere al più presto il Covid-19.

IL COVID-19 COLPISCE PIU’ GLI UOMINI DELLE DONNE

Fino ad oggi, l’evidenza che più sembrava significativa era la resistenza dei bambini se confrontata alla debolezza degli anziani.

Osservando però i dati delle strutture di Pronto Soccorso e delle terapie intensive, ci si rende conto che la maggiore vulnerabilità riguarda il sesso maschile.

Anche in Italia, come in Cina, primo paese ad aver raccolto e condiviso dati, i maschi sono stati molto più colpiti.

Su dieci persone positive al Covid-19, il rapporto uomo:donna è 7:3. Non solo, i casi più gravi sono quelli di pazienti maschi over 50.

La mezza età, infatti, rappresenta il limite oltre cui il rischio di contagio diventa molto alto, e il divario tra uomini e donne ancora più significativo. Più i contagiati sono anziani e più cresce la percentuale di maschi, in particolare nei casi gravi.

Come mai sono gli uomini a essere più attaccati? Rispondere a questo interrogativo è di fondamentale importanza poiché significa scoprire il meccanismo su cui incentrare nuove potenziali terapie e arrivare alla natura del nuovo coronavirus.


I FARMACI ANTI-IPERTENSIONE

Al momento non ci sono evidenze chiare a supporto di tesi specifiche. Stiamo monitorando e registrando in cartella clinica l’assunzione di questi farmaci per capire se l’evoluzione della malattia nei pazienti che li assumo regolarmente sia diversa.

INDIPENDENTEMENTE DALLA DIFFUSIONE NESSUNO È IMMUNE

Il gruppo di epidemiologia, guidato dal Dr. Bertolini, sta cercando di scoprire quali fattori negli anziani possono contribuire ad essere più soggetti ad infezione da coronavirus. Un esempio potrebbe essere l'abuso pregresso di fumo e di alcol, o altre morbilità come il diabete, l’ipertensione, problemi cardiovascolari e respiratori, che rappresentano certamente degli svantaggi.
Tuttavia, se resta oggettiva l’evidenza che i maschi, qualora positivi al Covid-19, andranno probabilmente incontro a polmoniti più gravi è fondamentale che tutti osservino le misure adottate dal governo per preservare se stessi e le persone più anziane e più fragili.

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Raffaella Gatta

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