April 28, 2020

Coronavirus: 15 giorni in prima linea. Cosa abbiamo imparato

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Guido Bertolini, capo del Laboratorio di Epidemiologia Clinica dell'Istituto Mario Negri di Bergamo, dal 1° Marzo è membro dell'Unità di crisi Coronavirus della Lombardia. In questi lunghi giorni di emergenza sono emerse delle prime importanti evidenze ottenute dall’osservazione statistica dei dati raccolti dal giorno in cui si è riscontrato il primo caso di Covid-19 in Italia.  Che cosa si è imparato?


L’IMPORTANZA DELLA TEMPESTIVITA’ DELL’INTERVENTO

Primo aspetto di notevole rilevanza è che sembra che a decidere il destino del decorso della malattia sia fondamentale la tempestività del trattamento. Più è precoce, migliore è il decorso.

Bisogna investire quanto più possibile già nel pronto soccorso, perché se si arriva in terapia intensiva, la battaglia purtroppo diventa durissima. In questo senso è importante ottenere diagnosi più veloci con il "test del cammino". Il test si basa sulla misurazione della saturazione del sangue che di solito oscilla tra 95-100. Il test viene fatto due volte. Prima a riposo e una seconda volta dopo aver fatto 30 passi o una rampa di scale, sforzo che normalmente non provocherebbe un'alterazione del livello di ossigeno. Questo non avviene in caso di Covid-19 ed è per questo che è importante monitorare la saturazione. Sappiamo, infatti, che la polmonite da Covid-19 porta ad una diminuzione del livello di ossigeno nel sangue (la cosiddetta saturazione), senza che il paziente se ne renda conto finché non è tardi. Per questo la nostra idea - spiega Bertolini- è di munire i pazienti che si presentano in pronto soccorso, ma non necessitano di essere ricoverati, di un saturimetro che consenta loro di tenere monitorato l'andamento della saturazione una volta a casa. In caso di abbassamento al di sotto della soglia 95-100, i pazienti possono chiamare le autorità sanitarie.

Oltre ai saturimetri, avere a disposizione un numero maggiore di caschi per la ventilazione non invasiva, certamente aiuterà a sconfiggere al più presto il Covid-19.

IL COVID-19 COLPISCE PIU’ GLI UOMINI DELLE DONNE

Fino ad oggi, l’evidenza che più sembrava significativa era la resistenza dei bambini se confrontata alla debolezza degli anziani.

Osservando però i dati delle strutture di Pronto Soccorso e delle terapie intensive, ci si rende conto che la maggiore vulnerabilità riguarda il sesso maschile.

Anche in Italia, come in Cina, primo paese ad aver raccolto e condiviso i dati, i maschi sono stati molto più colpiti.

Su dieci persone positive al Covid-19, il rapporto uomo:donna è 7:3. Non solo, i casi più gravi sono quelli di pazienti maschi over 50.

La mezza età, infatti, rappresenta il limite oltre cui il rischio di contagio diventa molto alto, e il divario tra uomini e donne ancora più significativo. Più i contagiati sono anziani e più cresce la percentuale di maschi, in particolare nei casi gravi.

Come mai sono gli uomini a essere più attaccati? Rispondere a questo interrogativo è di fondamentale importanza poiché significa scoprire il meccanismo su cui incentrare nuove potenziali terapie e arrivare alla natura del nuovo coronavirus.


I FARMACI ANTI-IPERTENSIONE

Al momento non ci sono evidenze chiare a supporto di tesi specifiche. Stiamo monitorando e registrando in cartella clinica l’assunzione di questi farmaci per capire se l’evoluzione della malattia nei pazienti che li assumono regolarmente sia diversa.

INDIPENDENTEMENTE DALLA DIFFUSIONE NESSUNO È IMMUNE

Il gruppo di epidemiologia, guidato dal Dr. Bertolini, sta cercando di scoprire quali fattori negli anziani possono contribuire a renderli più soggetti ad infezione da coronavirus. Un esempio potrebbe essere l'abuso pregresso di fumo e di alcol, o altre morbilità come il diabete, l’ipertensione, problemi cardiovascolari e respiratori, che rappresentano certamente degli svantaggi.
Tuttavia, se resta oggettiva l’evidenza che i maschi, qualora positivi al Covid-19, andranno probabilmente incontro a polmoniti più gravi, è fondamentale che tutti osservino le misure adottate dal Governo per preservare se stessi e le persone più anziane e più fragili.

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Raffaella Gatta

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