
“In estate si può sospendere la pillola della pressione?” È una delle domande che gli utenti rivolgono al web, mentre le ondate di calore continuano ad attanagliare l’Europa. La risposta è, ovviamente, “dipende”: è il medico che deve valutare caso per caso, sulla base dei valori della pressione arteriosa e delle condizioni del singolo paziente, se sia necessario o meno modificare temporaneamente la terapia. Ma è certamente vero che l’interazione tra caldo e farmaci è un aspetto da non sottovalutare. Perché medicinali anche molto comuni - come i diuretici, farmaci per il diabete, psicofarmaci e antinfiammatori - possono renderci più vulnerabili alle alte temperature, interferendo con i meccanismi adattativi che il nostro corpo mette in atto per mantenersi tra i 36,5°C e 37,5°C o favorendo la disidratazione. Questo, di nuovo, non significa che le terapie vadano interrotte, ma è importante conoscere i rischi potenziali e parlarne con il proprio medico, evitando il fai-da-te. Ecco una breve guida sulle principali interazioni redatta con l’aiuto e la supervisione di Luca Pasina, Responsabile del Laboratorio di Farmacologia Clinica e Appropriatezza Prescrittiva.
Tra i farmaci a cui prestare particolare attenzione troviamo:
“Ci sono diversi meccanismi attraverso cui il caldo e i farmaci possono interagire - spiega Pasina -. In alcuni casi vi è una perdita eccessiva di liquidi, in altri una riduzione del senso della sete, e in entrambi i casi si può incorrere nella disidratazione e in uno squilibrio elettrolitico, ossia del rapporto tra acqua e sali. Altri medicinali agiscono riducendo la frequenza del battito cardiaco e la gittata cardiaca, quindi inibendo la normale risposta cardiovascolare al caldo, aumentando la vasodilatazione superficiale, o interferendo con la sudorazione, aumentando così il rischio di ipertermia. Sia la disidratazione sia la vasodilatazione concorrono ad abbassare la pressione arteriosa, aumentando il rischio di svenimenti e cadute, danno renale acuto e colpo di calore. In altri casi, inibiscono la dilatazione dei vasi superficiali e, quindi, la capacità del corpo di disperdere il calore”.
Va detto che anche i glucometri e le strisce reattive per la glicemia risentono del caldo, così come i cerotti transdermici, che potrebbero essere meno efficaci a causa del sudore e della dilatazione dei vasi della pelle.
Il colpo di calore si può verificare quando il corpo non riesce a disperdere il calore in eccesso e vi è un aumento progressivo della temperatura interna oltre i 40°C, con conseguenze potenzialmente gravi per gli organi vitali. È più frequente tra gli anziani e in chi soffre di patologie croniche, soprattutto in condizioni ambientali calde e umide. La fase che lo precede viene detta esaurimento da calore: non è ancora pericolosa per la vita ma è caratterizzata da disidratazione e può manifestarsi con malessere generale e sintomi quali nausea, spossatezza, vertigini.
In caso di rischio di colpo di calore, serve cautela per i farmaci che aumentano la disidratazione, tra cui lassativi, alcuni antipertensivi, come i diuretici, alcuni antidiabetici, alcuni antiepilettici, l’acetazolamide (usato per il glaucoma), alcuni antivirali (tra cui indinavir, utilizzato per il trattamento dell’HIV). Alla lista si aggiungono tutti i medicinali che possono interferire con la funzione renale o noti per avere effetti tossici per i reni: alcuni antibiotici (come gli aminoglicosidi, cui appartiene per esempio la gentamicina) e sulfamidici; alcuni immunosoppressori, come ciclosporina e tacrolimus, impiegati anche per prevenire il rigetto dopo un trapianto di organi. Andrebbero inoltre evitati, o usati con molta cautela, anche il paracetamolo e i Fans.
A sua volta, uno stato di disidratazione può richiedere la modifica o la sospensione di terapie in atto. È il caso, per esempio, dei sali di litio, stabilizzanti dell’umore impiegati nel trattamento di disturbo bipolare e depressione: a causa della disidratazione, infatti, la concentrazione di litio può raggiungere valori pericolosi. Discorso simile vale per alcuni anti-diabetici e l’insulina, con un aumento del rischio di ipoglicemia. Nell’elenco troviamo, per esempio, anche statine e fibrati per il colesterolo, alcuni farmaci per le aritmie, alcuni antiepilettici e la digossina per l’insufficienza cardiaca e la fibrillazione atriale.
Tra i principali farmaci che possono influenzare la termoregolazione a livello centrale troviamo alcuni neurolettici, alcuni antidepressivi, i sali di litio, alcuni oppioidi utilizzati come antidolorifici, il destrometorfano, impiegato come sedativo della tosse, e i triptani (assunti per la cefalea a grappolo e l’emicrania). Altri medicinali agiscono a livello periferico: gli anticolinergici e gli antiparkinsoniani possono ridurre la sudorazione, i vasocostrittori periferici - per esempio la pseudoefedrina e la fenilefrina cloridrato per la decongestione nasale - possono limitare il restringimento dei vasi sanguigni della pelle. Altre molecole, al contrario, aumentano la sudorazione, come la pilocarpina (per il glaucoma) e gli anticolinesterasici usati per la malattia di Alzheimer (donepezil, rivastigmina e galantamina) o per la miastenia gravis (neostigmina).
I farmaci più utilizzati in bambini e adolescenti che possono esporre a rischi maggiori per il caldo sono gli antistaminici non selettivi (come la difenidramina), stimolanti come il metilfenidato, impiegato per il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), gli antidepressivi triciclici, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e, anche in questo caso, i diuretici.
A maggior ragione bisogna prestare attenzione a combinazioni di questi farmaci: “In alcuni casi possono aumentare significativamente il rischio di danni dovuti all'esposizione al calore - sottolinea Pasina -. Per esempio un Ace-inibitore o un sartano associati a un diuretico o a sacubitril oppure all’uso combinato di farmaci con effetti anticolinergici, associazioni che sono molto comuni nei soggetti anziani”.
Molti medicinali sono fotosensibilizzanti. Tra quelli per uso topico troviamo, per esempio, i gel antinfiammatori, alcuni trattamenti per l’acne, antiallergici antisettici, antimicotici; tra quelli sistemici (a titolo esemplificativo e non esaustivo): i Fans (in particolare: piroxicam, diclofenac and ketoprofene, ibuprofene, aspirina, sulfasalazina e mesalazina), alcuni antibiotici (in particolare i fluorochinoloni e le doxycicline, i sulfonamidici, trimetoprim e dapsone), gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, esomeprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, lansoprazolo), alcuni anti-tumorali (dacarbazina, fluorouracile, metotrexato), le statine, i fibrati, alcuni diuretici, le benziodiazepine e alcuni neurolettici, la carbamazepina e la lamotrigina, alcuni antidepressivi (imipramina, clomipramina, fluvoxamina, paroxetina, fluoxetina, citalopram), i rimedi a base di iperico (Erba di San Giovanni), il verteporfin per la degenerazione maculare, gli antimalarici (idrossiclorochina e chinino).
Il rischio di un’interferenza tra farmaci e caldo è maggiore per bambini, anziani, chi ha malattie cardiovascolari, diabete, malattie renali, disturbi neurologici o psichiatrici, e chi è in politerapia ovvero assume molti farmaci contemporaneamente. È importante anche sottolineare che chi assume farmaci che compromettono la funzione cognitiva può avere una ridotta percezione della sete e dei segnali spia. Confusione, disorientamento, mancanza di equilibrio, estrema spossatezza e sonnolenza, crampi persistenti, tremori, accelerazione del battito cardiaco, riduzione della minzione, sete persistente e svenimenti non vanno mai sottovalutati.
Tornando alla domanda iniziale - se e come modificare la terapia per l’ipertensione in estate? - è importante fare attenzione ad eventuali segnali come vertigini al cambio di posizione o una perdita di peso drastica in un solo giorno, indice di disidratazione, misurare regolarmente la pressione arteriosa a casa e riferire al medico eventuali valori troppo bassi.
Riferimenti:
Aifa
Univadis - MedScape
Centers for Disease Control and Prevention
Tiziana Moriconi, giornalista scientifica - Ufficio Comunicazione
con la consulenza di Luca Pasina, Laboratorio di Farmacologia Clinica e Appropriatezza Prescrittiva