Data prima pubblicazione
August 5, 2026

Caldo e farmaci: quali aumentano i rischi e cosa fare

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August 5, 2026

Caldo e farmaci: quali aumentano i rischi e cosa fare

“In estate si può sospendere la pillola della pressione?” È una delle domande che gli utenti rivolgono al web, mentre le ondate di calore continuano ad attanagliare l’Europa. La risposta è, ovviamente, “dipende”: è il medico che deve valutare caso per caso, sulla base dei valori della pressione arteriosa e delle condizioni del singolo paziente, se sia necessario o meno modificare temporaneamente la terapia. Ma è certamente vero che l’interazione tra caldo e farmaci è un aspetto da non sottovalutare. Perché medicinali anche molto comuni - come i diuretici, farmaci per il diabete, psicofarmaci e antinfiammatori - possono renderci più vulnerabili alle alte temperature, interferendo con i meccanismi adattativi che il nostro corpo mette in atto per mantenersi tra i 36,5°C e 37,5°C o favorendo la disidratazione. Questo, di nuovo, non significa che le terapie vadano interrotte, ma è importante conoscere i rischi potenziali e parlarne con il proprio medico, evitando il fai-da-te. Ecco una breve guida sulle principali interazioni redatta con l’aiuto e la supervisione di Luca Pasina, Responsabile del Laboratorio di Farmacologia Clinica e Appropriatezza Prescrittiva.

Indice

Caldo: a quali farmaci prestare attenzione?

Tra i farmaci a cui prestare particolare attenzione troviamo:

  • diuretici, Ace-inibitori, Beta-bloccanti, calcio-antagonisti e sartani impiegati per il trattamento di ipertensione, edemi e malattie cardiovascolari;
  • lassativi;
  • antipsicotici (in particolare i neurolettici impiegati per il trattamento di gravi disturbi del comportamento e per la schizofrenia);
  • farmaci con effetti anticolinergici, utilizzati per diverse indicazioni ma accumunati dalla caratteristica di causare secchezza della fauci e di ridurre la sudorazione, impedendo al corpo di raffreddarsi;
  • per il diabete (gliflozine, gliptine e gli agonisti dei recettori GLP-1, i cosiddetti farmaci anti-obesità);
  • Fans (antinfiammatori non steroidei, compresa l’aspirina assunta a dosi superiori a 500 mg al giorno).

“Ci sono diversi meccanismi attraverso cui il caldo e i farmaci possono interagire - spiega Pasina -. In alcuni casi vi è una perdita eccessiva di liquidi, in altri una riduzione del senso della sete, e in entrambi i casi si può incorrere nella disidratazione e in uno squilibrio elettrolitico, ossia del rapporto tra acqua e sali. Altri medicinali agiscono riducendo la frequenza del battito cardiaco e la gittata cardiaca, quindi inibendo la normale risposta cardiovascolare al caldo, aumentando la vasodilatazione superficiale, o interferendo con la sudorazione, aumentando così il rischio di ipertermia. Sia la disidratazione sia la vasodilatazione concorrono ad abbassare la pressione arteriosa, aumentando il rischio di svenimenti e cadute, danno renale acuto e colpo di calore. In altri casi, inibiscono la dilatazione dei vasi superficiali e, quindi, la capacità del corpo di disperdere il calore”.

Va detto che anche i glucometri e le strisce reattive per la glicemia risentono del caldo, così come i cerotti transdermici, che potrebbero essere meno efficaci a causa del sudore e della dilatazione dei vasi della pelle.

Cos’è il colpo di calore?

Il colpo di calore si può verificare quando il corpo non riesce a disperdere il calore in eccesso e vi è un aumento progressivo della temperatura interna oltre i 40°C, con conseguenze potenzialmente gravi per gli organi vitali. È più frequente tra gli anziani e in chi soffre di patologie croniche, soprattutto in condizioni ambientali calde e umide. La fase che lo precede viene detta esaurimento da calore: non è ancora pericolosa per la vita ma è caratterizzata da disidratazione e può manifestarsi con malessere generale e sintomi quali nausea, spossatezza, vertigini.

Farmaci che aumentano la disidratazione

In caso di rischio di colpo di calore, serve cautela per i farmaci che aumentano la disidratazione, tra cui lassativi, alcuni antipertensivi, come i diuretici, alcuni antidiabetici, alcuni antiepilettici, l’acetazolamide (usato per il glaucoma), alcuni antivirali (tra cui indinavir, utilizzato per il trattamento dell’HIV). Alla lista si aggiungono tutti i medicinali che possono interferire con la funzione renale o noti per avere effetti tossici per i reni: alcuni antibiotici (come gli aminoglicosidi, cui appartiene per esempio la gentamicina) e sulfamidici; alcuni immunosoppressori, come ciclosporina e tacrolimus, impiegati anche per prevenire il rigetto dopo un trapianto di organi. Andrebbero inoltre evitati, o usati con molta cautela, anche il paracetamolo e i Fans.

Farmaci “tossici” in caso di disidratazione

A sua volta, uno stato di disidratazione può richiedere la modifica o la sospensione di terapie in atto. È il caso, per esempio, dei sali di litio, stabilizzanti dell’umore impiegati nel trattamento di disturbo bipolare e depressione: a causa della disidratazione, infatti, la concentrazione di litio può raggiungere valori pericolosi. Discorso simile vale per alcuni anti-diabetici e l’insulina, con un aumento del rischio di ipoglicemia. Nell’elenco troviamo, per esempio, anche statine e fibrati per il colesterolo, alcuni farmaci per le aritmie, alcuni antiepilettici e la digossina per l’insufficienza cardiaca e la fibrillazione atriale.

Farmaci che influenzano la termoregolazione

Tra i principali farmaci che possono influenzare la termoregolazione a livello centrale troviamo alcuni neurolettici, alcuni antidepressivi, i sali di litio, alcuni oppioidi utilizzati come antidolorifici, il destrometorfano, impiegato come sedativo della tosse, e i triptani (assunti per la cefalea a grappolo e l’emicrania). Altri medicinali agiscono a livello periferico: gli anticolinergici e gli antiparkinsoniani possono ridurre la sudorazione, i vasocostrittori periferici - per esempio la pseudoefedrina e la fenilefrina cloridrato per la decongestione nasale - possono limitare il restringimento dei vasi sanguigni della pelle. Altre molecole, al contrario, aumentano la sudorazione, come la pilocarpina (per il glaucoma) e gli anticolinesterasici usati per la malattia di Alzheimer (donepezil, rivastigmina e galantamina) o per la miastenia gravis (neostigmina).

Nei bambini e negli adolescenti

I farmaci più utilizzati in bambini e adolescenti che possono esporre a rischi maggiori per il caldo sono gli antistaminici non selettivi (come la difenidramina), stimolanti come il metilfenidato, impiegato per il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), gli antidepressivi triciclici, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e, anche in questo caso, i diuretici.

Attenzione alle combinazioni di farmaci

A maggior ragione bisogna prestare attenzione a combinazioni di questi farmaci: “In alcuni casi possono aumentare significativamente il rischio di danni dovuti all'esposizione al calore - sottolinea Pasina -. Per esempio un Ace-inibitore o un sartano associati a un diuretico o a sacubitril oppure all’uso combinato di farmaci con effetti anticolinergici, associazioni che sono molto comuni nei soggetti anziani”.

Farmaci che aumentano il rischio di eritema solare

Molti medicinali sono fotosensibilizzanti. Tra quelli per uso topico troviamo, per esempio, i gel antinfiammatori, alcuni trattamenti per l’acne, antiallergici antisettici, antimicotici; tra quelli sistemici (a titolo esemplificativo e non esaustivo): i Fans (in particolare: piroxicam, diclofenac and ketoprofene, ibuprofene, aspirina, sulfasalazina e mesalazina), alcuni antibiotici (in particolare i fluorochinoloni e le doxycicline, i sulfonamidici, trimetoprim e dapsone), gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, esomeprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, lansoprazolo), alcuni anti-tumorali (dacarbazina, fluorouracile, metotrexato), le statine, i fibrati, alcuni diuretici, le benziodiazepine e alcuni neurolettici, la carbamazepina e la lamotrigina, alcuni antidepressivi (imipramina, clomipramina, fluvoxamina, paroxetina, fluoxetina, citalopram), i rimedi a base di iperico (Erba di San Giovanni), il verteporfin per la degenerazione maculare, gli antimalarici (idrossiclorochina e chinino).

Chi è più a rischio?

Il rischio di un’interferenza tra farmaci e caldo è maggiore per bambini, anziani, chi ha malattie cardiovascolari, diabete, malattie renali, disturbi neurologici o psichiatrici, e chi è in politerapia ovvero assume molti farmaci contemporaneamente. È importante anche sottolineare che chi assume farmaci che compromettono la funzione cognitiva può avere una ridotta percezione della sete e dei segnali spia. Confusione, disorientamento, mancanza di equilibrio, estrema spossatezza e sonnolenza, crampi persistenti, tremori, accelerazione del battito cardiaco, riduzione della minzione, sete persistente e svenimenti non vanno mai sottovalutati.

Pillola per la pressione alta: a quali segnali prestare attenzione?

Tornando alla domanda iniziale - se e come modificare la terapia per l’ipertensione in estate? - è importante fare attenzione ad eventuali segnali come vertigini al cambio di posizione o una perdita di peso drastica in un solo giorno, indice di disidratazione, misurare regolarmente la pressione arteriosa a casa e riferire al medico eventuali valori troppo bassi.

Riferimenti:

Aifa
Univadis - MedScape
Centers for Disease Control and Prevention

Tiziana Moriconi, giornalista scientifica - Ufficio Comunicazione

con la consulenza di Luca Pasina, Laboratorio di Farmacologia Clinica e Appropriatezza Prescrittiva

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