ultimo aggiornamento:
September 28, 2021

Che cosa sono le malattie rare?

News
PRESS AREA

Cosa sono le malattie rare?


Le malattie rare sono patologie che colpiscono un numero molto piccolo di persone.

In tutte le specialità della medicina - neurologia, cardiologia, reumatologia, oncologia, ecc. – sono tante le malattie a bassa o bassissima prevalenza. Nonostante la loro eterogeneità, questa categoria di patologie presenta aspetti comuni legati proprio alla loro rarità, come vedremo in seguito.

Spesso le malattie rare sono molto gravi, per lo più croniche e ad andamento progressivo: la maggior parte di esse sono presenti già alla nascita o si manifestano nella prima infanzia, ma sono numerose anche quelle che esordiscono in età adulta.

Quando una malattia è considerata rara?

Sebbene sia arbitrario dare una definizione precisa di rarità, in Europa si considera rara una malattia con una prevalenza di 1 su 2000.

Quante sono le malattie rare?


Le malattie che rispondono al criterio di prevalenza di 1 su 2000 sono probabilmente migliaia.

Con il diffondersi delle conoscenze e delle nuove tecniche di indagine nel campo della genetica, sono state individuate e descritte tante nuove condizioni o varianti rare di malattie ritenute “comuni”. Per questo motivo in Italia a partire dai primi anni 2000, è stata introdotta una legislazione a tutela dei pazienti con malattie rare. Nel corso dello sviluppo della normativa è stato necessario individuare le condizioni alle quali garantire le tutele appropriate. È stato costituito quindi un elenco che include circa 900 malattie. Sebbene questo numero sembri discostarsi dai numeri che si leggono da anni sulle malattie rare, l’elenco italiano include probabilmente la quasi totalità delle condizioni rare e invalidanti che vengono osservate. In ogni caso la legislazione prevede aggiornamenti periodici che consentono di includere malattie nuove che rispondano ai criteri di rarità definiti.

In Italia si dedica parecchia attenzione alle malattie rare: sono stati infatti costituiti veri e propri registri nazionali e regionali, che servono a raccogliere i dati dei pazienti a cui sono estesi i provvedimenti di tutela. Questi registri sono importantissimi perché possono fornire dati attendibili, e non solo stime, sulla prevalenza delle diverse malattie.

Da anni leggiamo che nel mondo si conterebbero oltre 300 milioni di malati rari, di cui circa 30 milioni in Europa. Nel nostro Paese, secondo Orphanet Italia, portale dedicato alle malattie rare, le persone affette da queste patologie sarebbero circa 2 milioni, ma si tratta appunto di stime.

Abbiamo però a disposizione i dati del Registro della Regione Lombardia, una regione che conta più di 10 milioni di abitanti, in cui la sensibilità della sanità e la cultura scientifica intorno alle malattie rare è diffusa e di lunga durata. Ebbene, in quasi 20 anni dalla introduzione della legislazione a tutela dei pazienti, in Lombardia sono stati registrati 91.679 casi di malattia rara, distribuiti su 396 malattie rare o gruppi. Nonostante i limiti metodologici di questo strumento di rilevazione dei dati, che non discuteremo qui, possiamo calcolare che attualmente la prevalenza complessiva delle malattie rare in Lombardia è di 807 su 100.000 persone. Estrapolando il dato a livello nazionale, di nuovo con tutte le cautele del caso nell’esprimere delle stime, si può collocare il numero complessivo dei pazienti con malattie rare in Italia tra 500 e 600 mila persone.

Qual è l'origine di una malattia rara?


Ciò che accomuna queste malattie totalmente diverse tra di loro è la rarità, quindi parlare di “un’unica causa delle malattie rare” non è possibile. Possiamo però affermare che esiste un altro aspetto che ci consente di accomunare la grande maggioranza delle malattie rare: la loro origine genetica. Si stima a grandi linee che oltre il 70% delle patologie rare sia determinato da una mutazione genetica.

Moltissime altre condizioni sono acquisite e il meccanismo genetico che porta alla comparsa della malattia (in gergo patogenetico) è conosciuto: ad esempio sono rare molte malattie autoimmuni.

Per altre ancora, infine, la causa è ad oggi ancora sconosciuta e spesso non ne conosciamo nemmeno dati di incidenza e prevalenza.

Cosa hanno in comune le malattie rare?

Per molti anni le malattie rare hanno avuto in comune una caratteristica importante: la difficoltà ad essere riconosciute. La limitata conoscenza dei sintomi e dei segni specifici di molte malattie rare da parte dei medici di famiglia, così come di molti specialisti, ha determinato la difficoltà di raggiungere presto una diagnosi.

Sebbene sia sempre possibile, oggi il rischio del cosiddetto “ritardo diagnostico”, per cui un paziente rimane a lungo senza una diagnosi, è significativamente diminuito, grazie a:

  • una maggiore attenzione dei medici alle forme insolite di malattia;
  • all’ impressionante sviluppo delle conoscenze e tecniche di indagine, specie nella genetica;
  • alla diffusione e alla fruibilità pressoché universale degli strumenti di informazione scientifica;
  • all’opera instancabile di sensibilizzazione da parte di associazioni di cittadini e di pazienti.

Tuttavia, oltre alle difficoltà prima citate, l’ostacolo più importante in cui ancora oggi si imbattono i pazienti è la mancanza di cure specifiche e definitive. Le malattie rare, infatti, sono in gran parte determinate da difetti genetici che non ancora possono essere riparati. Per ora è possibile solo porre rimedio, quando si può, alle alterazioni indotte da tali difetti. In molti casi ci si riesce: ad esempio, alcune malattie metaboliche come la malattia di Gaucher o la malattia di Fabry, entrambe causate da un difetto genetico che determina il malfunzionamento di un enzima. La conseguenza è un accumulo di molecole in alcune organelli cellulari chiamati lisosomi che altera il funzionamento della cellula (e quindi degli organi). Entrambe le malattie oggi sono trattate con la somministrazione dell’enzima prodotto in laboratorio, che sostituisce quello difettoso. In questo modo non si eradica la malattia ma si riducono significativamente i segni e i sintomi, e si riesce ad attenuare o ad arrestare la progressione del danno agli organi.


Sono molti altri gli esempi di come la ricerca negli ultimi anni ha trovato soluzioni ad altre patologie rare, ma sono anche tante le altre per le quali non si intravedono cure efficaci.

Fortunatamente in Europa e nel mondo, sono state decise misure per favorire lo sviluppo di medicine orfane, che, senza specifici incentivi, generalmente l’industria farmaceutica non avrebbe interesse a mettere a punto. Il motivo è che queste sarebbero destinate ad un limitato numero di pazienti, con un ritorno economico, quindi, inferiore agli investimenti necessari per svilupparle.
 Questi farmaci purtroppo sono molto costosi e per questo motivo in molti paesi non sono nemmeno disponibili: ciò determina una disparità nell’accesso alle cure, che oggi non è proprio accettabile.

I pazienti affetti da malattie rare, e le loro famiglie, devono poi affrontare le difficoltà determinate dalla cronicità e dalla disabilità che caratterizzano moltissime di queste condizioni. Nei sistemi sanitari europei, incluso quello italiano, farmaci costosi e cure ospedaliere sono forniti gratuitamente, ma molti costi (pensiamo alla assistenza individuale, ai trasporti, a molti ausili) possono gravare pesantemente su persone e famiglie che, a causa della malattia, non possono lavorare.

Cosa può fare la scienza per i malati rari?


Quanto affermato fino a qui indica chiaramente che la ricerca scientifica è l’unica speranza possibile per le malattie rare.

L’ostacolo principale alla loro prevenzione, diagnosi e trattamento è rappresentato infatti dalla mancanza di conoscenze, che per molte patologie rare sono insufficienti o nulle. Solo incentivando la ricerca di base e clinica si può quindi sperare di ottenere trattamenti e cure sempre più efficaci per le patologie rare.

Cosa fa l’Istituto Mario Negri per le malattie rare?


L’ Istituto ha concentrato la sua attenzione sulle malattie rare sin dal 1992, in assoluto anticipo sulle iniziative in corso nel nostro Paese, attivando il Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare presso la sede di Ranica (BG).

L’obiettivo era creare una struttura esclusivamente dedicata alla realizzazione di progetti di ricerca, un luogo in cui riunire le diverse competenze di medici e ricercatori mossi dall’intento comune di aiutare i pazienti affetti da malattie rare.


Il percorso ha avuto inizio con la creazione di un Servizio di informazione rivolto ai pazienti, ai loro familiari e agli operatori sanitari e con la costituzione di un archivio-dati sulle malattie rare. Sono state poi rafforzate competenze diagnostiche di livello avanzato in alcune aree, giungendo alla identificazione di nuovi geni malattia, al chiarimento di meccanismi patogenetici e allo studio di potenziali trattamenti.

Particolare impulso è stato dato all’organizzazione dei Registri di patologia, utili non solo per raccogliere dati epidemiologici, ma anche per rispondere a quesiti complessi grazie alla disponibilità di dati clinici e campioni biologici. Le prime raccolte di campioni biologici da parte dell’Istituto sono state organizzate agli inizi degli anni ’90. Negli anni successivi, queste collezioni di campioni biologici si sono trasformate in vere e proprie Biobanche, collegate ai Registri di patologia e agli studi clinici, adeguandosi ai livelli di qualità e di sicurezza nel trattamento dei dati sensibili richiesti dalle normative e dalle linee guida. Attualmente le diverse Biobanche sono strutturate in un Centro di Risorse Biologiche (CRB) certificato.

In presenza di coorti adeguate di pazienti con malattie rare, vengono realizzati studi clinici per testare l’efficacia di nuovi approcci terapeutici, sia direttamente – cioè coinvolgendo pazienti accolti nella sede di Ranica - sia svolgendo un ruolo di coordinamento per studi multicentrici nazionali e internazionali.

Dal 2001 il Centro Daccò è sede del Coordinamento della Rete regionale per le malattie rare della Lombardia e opera in collaborazione con il Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità.

Di quali malattie rare si occupa l’Istituto Mario Negri?


Il Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare “Aldo e Cele Daccò” si occupa di patologie rare molto eterogenee: la grande maggioranza di origine genetica, ma anche di patologie renali croniche, delle complicanze del diabete e delle strategie per migliorare l'esito dei trapianti d'organo.
Tra le malattie rare attualmente studiate presso il Centro ci sono:

  • Microangiopatie trombotiche come Sindrome emolitico uremica (SEU) e Porpora trombotica trombocitopenica (PTT);
  • Glomerulonefriti membranoproliferative (GNMP);
  • Sindromi nefrosiche steroido-resistenti (SNSR);
  • Malattie cistiche ereditarie;
  • Forme sindromiche con coinvolgimento del tratto urinario.

L’impegno del Centro è di identificare le cause genetiche delle malattie rare e caratterizzarne le conseguenze a livello molecolare e cellulare con l’obiettivo di ampliare la comprensione dei meccanismi patogenetici, migliorare la diagnosi e individuare terapie mirate.

La sede di Milano dell’Istituto, invece, si occupa di malattie rare come:

L’impegno dei ricercatori di Milano è quello di identificare i meccanismi molecolari di tali malattie rare così da riuscire a sviluppare nuovi trattamenti più efficaci e mirati.

Un fondamentale sostegno alle attività di ricerche sulle malattie rare deriva dal decennale supporto della Fondazione ARMR (Aiuti alla Ricerca sulle Malattie Rare) che dal 1993 è a fianco del Mario Negri con la raccolta di fondi destinati a istituire borse di studio annuali da assegnare a Ricercatori, sia italiani che stranieri, che collaborano a progetti di Ricerca da effettuare nel Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare “Aldo e Cele Daccò” e/o il Centro Anna Maria Astori.

Erica Daina - Laboratorio Documentazione e Ricerca sulle malattie rare - Dipartimento di Malattie Rare

Arrigo Schieppati - Laboratorio Coordinamento Rapporti Internazionali per le malattie rare - Dipartimento di Malattie Rare

Laura Generali - Ufficio Comunicazione Bergamo

Editing Raffaella Gatta - Content Manager

Tag relativi all’articolo

Pagina Inglese